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Esistono ancora i programmatori?

Ognuno di noi conosce un web master, o comunque una persona che sa di informatica sufficientemente per disilluderci appena tra noi e un pc generico si crea un rapporto di esclusiva. E poi è arrivato il web 2.0, e i programmatori sono progressivamente scomparsi. Dove sono finiti? Alcuni, come nel caso di Luca Schibuola (direttore della neonata About User), hanno deciso di dedicarsi all’usabilità dei siti che fino a qualche anno prima progettavano.

Commenti (20)
Questo articolo è stato pubblicato venerdì 30/05/08 alle ore 18:34 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • Lukather
    di Lukather | 30/05/2008 20:42

    Mah non sono molto d’accordo, io lavoro come web designer in una web agency e i programmatori CI sono e servono (chi programma in .NET o php? Chi sa utilizzare i framwork javascript e AJAX se non i programmatori?)
    Comunque video interessante :)

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 30/05/2008 23:14

    Mi sembra evidente che è cambiato l’approccio. Nel video lo stesso Schibuola adopera termini come “efficienza” ed “efficacia” o “misurare il grado di soffisfazione”, in un approccio di tipo prettamente economico. Possiamo considerare esaurito il periodo dell’esplorazione, l’era dei “pionieri” del web e delle piccole enormi scoperte sulle potenzialità della rete, che sono ormai un dato scontato persino per l’utente più inesperto.
    Ogni pagina web ha un valore commerciale, espresso in termini di visite ma non solo. Internet è un prodotto che si vende agli utenti (anche quando questi non spendono nulla, anche non rendendosene conto, ogni loro spostamento provoca movimenti di capitali – si pensi ai banner). I programmatori continuano a fare il loro lavoro, e non potrebbe essere diversamente. I più versatili, scaltri o semplicemente intraprendenti scelgono di puntare più in alto.

  • WebMasterpiece
    di WebMasterpiece | 31/05/2008 00:10

    Lukather hai pienamente ragione !!!

  • Lukather
    di Lukather | 31/05/2008 00:12

    Ma quando tu dici che puntano più in alto cosa intendi? Nel caso di Schibuola è passato da Web Master ad imprenditore aprendo la società AboutUser. Ha cambiato mestiere, con tutto quello che ne consegue, ma non è dato per certo che sia andato “più in alto”

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 31/05/2008 00:22

    Più in alto secondo un criterio meramente economico. Si è ambientato nella logica dell’impresa. Poi ovviamente ogni professione ha la sua dignità.

  • Lukather
    di Lukather | 31/05/2008 00:25

    Immaginavo stessi parlando del lato economico, beh spero per lui che vada bene :)

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 31/05/2008 00:38

    Non mi riferisco solo al guadagno personale. Dico che in un’ottica sempre più economica acquisire una “forma mentis” adatta può essere un vantaggio.

  • NeoGen
    di NeoGen | 31/05/2008 10:35

    ragazzi io sto studiando ingegneria informatica.. c’è da dire che è un pò inquietante questa cosa, ma credo che un programmatore è sempre la base di tutto.. certo si cerca sempre un salto di qualità, passare a fare una cosa che piace di più che può essere più utile ma credo che un programmatore è sempre l’anima di tutto.. sbaglio?!

  • Napolux
    di Napolux | 31/05/2008 11:17

    Anche secondo me i programmatori esistono ancora. Si sono solo evoluti, seguendo l’evoluzione delle tecnologie.
    ;)

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 31/05/2008 13:13

    Posto una citazione da un’intervista a Federico Faggin del 2/10/97, trovata qui (ho tolto il link perché mi marchiava come spam).

    Domanda
    Nel futuro, questa integrazione e nello stesso tempo anche miniaturizzazione, a che punto arriverà?

    Risposta
    Oggi riusciamo a integrare un microprocessore, come un Pentium 2, attorno ai dieci milioni di componenti, dieci milioni di transistori. Abbiamo dei chip che arriveranno, fra circa cinquant’anni, a diecimila miliardi di transistori. A quel punto non si può più parlare di chip, perché saranno tanti strati attivi, che formeranno un cubetto collegato sui lati esterni: parliamo di qualcosa che ha dello straordinario! Oggi siamo a metà strada, in scala esponenziale. La fine della tecnologia arriverà quando le dimensioni saranno ridotte ad un punto tale che raggiungeremo la natura atomica della materia.

    Domanda
    E se volessimo fare un paragone con il funzionamento del cervello umano, rispetto ai neuroni delle sinapsi, la capacità dei calcolatori quanto si avvicinerà, ipoteticamente?

    Risposta
    Il cervello è incredibilmente complesso. Parliamo di qualcosa come 1, seguito da quindici zeri di processori elementari, cioè dieci alla quindici di elementi di calcolo di memoria: sono le sinapsi dei neuroni. Ci sono circa dieci alla undici neuroni, ogni neurone ha qualcosa che si aggira sulle diecimila sinapsi. Tipicamente le sinapsi fanno le cuvettes di un’operazione, intorno a circa dieci operazioni per secondo. Quindi, parliamo di un oggetto che fa circa dieci alla sedici operazioni per secondo. Abbiamo qualcosa di straordinario in testa, e non sappiamo ancora come realizzare una cosa del genere. Però la tecnologia, quando nel cubetto abbiamo qualcosa come diecimila miliardi di transistori, comincia già ad avvicinarsi alla capacità di un cervello umano. Quando parliamo di un cervello umano, esso equivale forse a migliaia di questi cubetti. Ecco: non sono più milioni o miliardi di circuiti di chips ma milioni di questi nuovi chips fra cinquant’anni.

    Pensiamo davvero che quando i computer arriveranno a gestire milioni di miliardi di operazioni al secondo (come il nostro cervello), e saranno dotati di tecnologie di apprendimento automatico, serviranno ancora i programmatori? =)

  • Speedo3
    di Speedo3 | 31/05/2008 15:09

    Concordo con quanto è già stato scritto… è normale e giusta un’evoluzione della “specie”…

  • Napolux
    di Napolux | 01/06/2008 12:00

    Essì, se no si rimane al palo in questo settore. ;)

  • ledemic
    di ledemic | 02/06/2008 15:43

    Oggi il problema non sta nella quantità di contenuti e siti internet. L’attenzione dovrebbe spostarsi sulla qualità e sulla selezione. E’ su questo punto che dovrebbero concentrarsi i programmatori. Siti più belli, più usabili, senza esagerare con Flash e Javascript. Inoltre dovrebbero mettere in evidenza i concetti principale senza far perdere l’utente in inutili ricerche. Il web è immediatezza e se una pagina ci mette 30 secondi a caricarsi o per trovare un contenuto si impiega più di 15 minuti, il sito non è ben fatto.

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 02/06/2008 21:08

    Credo che sia fisiologico l’utilizzo di flash e javascript. Le connessioni sono sempre più veloci, i computer sempre più potenti. Non vedo perché un programmatore dovrebbe limitarsi all’essenziale. Non sta al programmatore rendere il contenuto accessibile a tutti (al massimo deve fare attenzione alla compatibilità con tutti i tipi di browser). Per il resto i gestori di servizio devono garantire delle connessioni al passo con i tempi.

  • lucatortuga
    di lucatortuga | 02/06/2008 21:22

    Dal mio punto di vista è chiaro che l’usabilità di un sito o la sua esteriorità è realizzabile solo attraverso un uso attento e professionale degli strumenti di programmazione, quindi il programmatore era e rimane alla base del prodotto software, che non è solo quello web ma permea tutto ciò che è elettronico e tecnologico. Poi è anche fisiologico che ci siano dei programmatori che decidono di diventare imprenditori e quindi di dedicarsi maggiormente a cercare cosa sia più gradevole e soddisfacente per il cliente e soprattutto più remunerativo per loro. Credo che difficilmente la figura del programmatore possa sparire, almeno fino a quando un programmatore non riuscirà a scrivere un codice in grado di creare altri codici cioè una A.I. ma qui entriamo nel campo (per ora) della fantascienza ;-)

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 02/06/2008 22:11

    Mica tanto fantascienza, a dire il vero. Abbiamo antivirus che eliminano automaticamente (spesso in background) virus, malware e quant’altro di dannoso possa nuocere ai sistemi; abbiamo sistemi operativi in grado di correggere automaticamente gli errori, terminare i processi che causano instabilità, eseguire controlli di integrità sui dischi. Siamo veramente molto vicini all’automazione completa.

  • lucatortuga
    di lucatortuga | 03/06/2008 12:27

    Si il livello di automazione di processi sia software che hardware è già molto alto, però per quanto riguarda la capacità intellettiva di una macchina, tale da creare codice, siamo lontani ancora anni luce. Ed onestamente meglio così ;-)

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 03/06/2008 12:55

    Eppure produciamo macchine solo grazie all’ausilio di nuove macchine. Nessuno sarebbe in grado di costruire un’automobile a mano. O un Personal Computer. Potremmo citare un sacco di film e romanzi di fantascienza catastrofisti sulle conseguenze dell’automazione completa :P , ma si arriverà anche a quella ed è giusto così.

  • lucatortuga
    di lucatortuga | 03/06/2008 20:10

    hai ragione nel dire che volenti o no arriveremo a vedere mondi simili a quelli di A.I.(Spielberg?).

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 04/06/2008 14:22

    Ma pensiamo alla microchirurgia, alla nanotecnologia, alle possibilità di guarire esseri umani grazie a bracci meccanici automatizzati, raggi laser o bisturi elettrici. Di fronte a tutto questo la piccolezza dell’uomo che pretendere di avere il controllo di tutto viene meno. Soprattutto, non correremo alcun rischio finché ci saranno delle basi. Finché qualcuno comincerà a studiare partendo dal codice binario. Allora forse i programmatori saranno i “guardiani” della nostra tecnologia.

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