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Jonny Magic

Ai nerd ricchi, ormai, ci abbiamo fatto l’abitudine. Se fino a quindici anni fa giocare a Dungeons & Dragons era un suicidio sociale, oggi è un investimento a lungo termine. Da Joss Whedon, il creatore di Buffy, a Bill Gates, il creatore di… beh, lo sapete, gli ultimi anni sono stati davvero quelli della rivincita dei nerd. Molti sono diventati ricchi mettendo a frutto la loro intelligenza in altri campi. Alcuni sono diventati ricchi coltivando la passione.

Uno solo è magico: Jon Finkel, detto non a caso Jonny Magic.

Magic: the gathering è un gioco di carte creato da Richard Garfield, un matematico americano. Diversamente dai giochi classici come il poker, Magic è basato su un numero di carte illimitato (ne escono ogni anno di nuove), accomunate da un tema fantasy. Nato come un passatempo tra un gioco più “serio” e l’altro, Magic ha rapidamente conquistato un mercato mondiale. Si è trasformato in una sorta di sport, con federazioni e campionati. E campioni.

Jon Finkel è stato il più grande. La sua infanzia e la prima adolescenza furono un incubo da commedia nera: grasso, goffo, segregato nell’ambiente provinciale del New Jersey, Finkel sembrava esaurire la sua utilità nel ruolo di bersaglio per bulli – uno da picchiare, deridere, escludere.

Tutto cambiò quando scoprì Magic. Il primo contatto avvenne durante una permanenza in Inghilterra – e fu amore reciproco. Jon era già un appassionato di fantasy e aveva delle capacità logiche prodigiose. Magic metteva insieme le due cose, unendone altre: la possibilità di farsi degli amici, per esempio, e il gusto della sfida.

Era metà anni Novanta. Magic stava diventando una moda, ma l’azienda produttrice, la Wizards of the Coast, voleva trasformarlo in qualcosa di più duraturo. Fu per questo che organizzò un sistema di tornei che, dalla fumetteria sotto casa, portavano a partite nazionali, e poi mondiali. Un nuovo tipo di star system stava nascendo.

Finkel ne fu il primo protagonista. Giocando e vincendo, iniziò a guadagnare un mucchio di soldi – e a riassestare la sua vita. Dimagrì, imparò a vestire e a gestire i contatti sociali, a superare le crisi che inevitabilmente arrivavano. Il timido Finkel diventò Jonny Magic, un professionista delle carte con fan in tutto il mondo, una leggenda vivente che i più abili sognavano di sfidare. E non aveva neppure vent’anni.

Quando si fu stufato di Magic, passò, assieme a un gruppo di amici, al poker e agli altri giochi classici. Fu questo che portò lui e i cosiddetti card shark kids all’attenzione di un pubblico diversissimo: quello delle vecchie volpi di Las Vegas e dei casinò, degli esperti di Blackjack e delle guardie di sicurezza.

Finkel e soci guadagnarono milioni di dollari giocando a carte, vincendo tornei e sbancando casinò – quello che era un pugno di nerd diventò un gruppo di giovanissimi viveur, simili a Danny Ocean e i suoi amici. Abituati a un sistema di gioco con migliaia di carte, per loro era relativamente facile calcolare le variabili su mazzi che di carte ne contavano solo poche decine – ed erano abituati fin da preadolescenti alla competizione, a stare attenti agli imbrogli, a gestire le sconfitte. E per Jonny Magic la consacrazione definitiva arrivò quando David Kushner, un giornalista che lavora per il Rolling Stone, Wired e il New York Times, gli dedicò un libro.

Morale della favola: la prossima volta che la tua ragazza ti dice di smetterla di perdere tempo con GTAIV, fagli presente che lo fai per lavoro, per diventare miliardario.

Scherzi a parte: secondo voi quello di Jonny Magic è un caso unico, o seguire i propri obiettivi, le proprie passioni, può davvero portare a qualcosa di concreto? Nerd e non-nerd di tutto il mondo, unitevi e rispondete!

Commenti (6)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 05/06/08 alle ore 16:06 e classificato in Mobile & Tech » Apps & Games . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • WebMasterpiece
    di WebMasterpiece | 05/06/2008 16:12

    bella storia

  • marmottachesbotta
    di marmottachesbotta | 05/06/2008 17:28

    Caspita e pensare che per il momento le mie carte di Magic the Gathering sono nel cassetto…come diceva una pubblicità: ne devo fare di strada ancora con le mie scarpette!!

  • carloice
    di carloice | 07/06/2008 11:04

    yeahhhh ^_^

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 09/06/2008 21:25

    Bella storia. Certo non citiamo il fatto che 1 nerd su un milione finisce così, gli altri si suicidano grazie alla depressione cronica cui li porta la loro sociopatia.

  • francescodimitri
    di francescodimitri | 11/06/2008 10:39

    Mino, ma un nerd ti ha rubato la donna?

    Scherzi a parte, quelli che ho conosciuto io erano tutti molto lontani dallo stereotipo “depresso-e-sociopatico”. E’ sempre stato il mio sogno essere un nerd, ma me ne manca la dedizione.

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 11/06/2008 16:17

    Non sono affatto contrario agli aspetti “buoni” dei nerd. Intelligenza superiore, interesse per la tecnologia, spiccato intuito. Ma pensare che un soggetto possa fare la propria fortuna attraverso le carte di Magic e poi il poker non è gratificante per chi passa la vita a studiare e poi lavorare. In fondo lui giocava.
    E non si può pensare che ci saranno molti altri casi simili. Quindi sì, questo tipo di nerd in media continua ad essere sociopatico e depresso. Lo stereotipo è una degenerazione, ma ha sempre un fondamento.

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