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Teletrasportami, Scotty!

Tutti gli articoli sul teletrasporto cominciano con Star Trek. È una tradizione– e noi del lab siamo innovativi, ma anche rispettosi. Quindi, Star Trek sia, e precisamente Scotty, che aveva il compito di teletrasportare a bordo dell’Enterprise gli esploratori spaziali. Le serie del telefilm si sono succedute, teletrasportatori sono andati e venuti, ma la logica resta la stessa: premi un bottone e in un istante un flusso luminoso ti porta da qui a lì. Niente più traffico nell’ora di punta, niente più scioperi all’aeroporto. Forse sarebbe il fallimento dei lettori portatili di mp3, ma insomma, è un piccolo prezzo.
Che un giorno potremmo pagare.
La parola teletrasporto (‘teleportation’ in Inglese) fu inventata da un bizzarro personaggio, Charles Fort. Passò buona parte della sua vita sepolto nelle biblioteche di Stati Uniti e Inghilterra, collezionando ritagli di giornali che parlassero di ‘fatti strani’: piogge di rane, luci nel cielo, bilocazioni e, appunto, ‘teletrasporti’ spontanei. All’inizio la parola non aveva la connotazione tecnologica di oggi – indicava un fenomento spontaneo, a volte del tutto casuale, altre avvenuto in ambito religioso.
Fu con Star Trek che il concetto entrò di forza nell’immaginario. E forse fu proprio Star Trek a far sognare agli scienziati di riuscire, un giorno, a teletrasportare davvero qualcuno, se non su un pianeta lontano, almeno in ufficio il lunedì mattina (ok, è meno romantico, ma siamo seri: quanti hanno bisogno di andare su pianeti lontani il  lunedi mattina?). Il più famoso caso di ‘teletrasporto scientifico’ avvenne casualmente durante il cosiddetto Philadelphia Experiment, negli anni Quaranta, durante il quale si cercava di rendere invisibile una nave da guerra che invece fu trasportata da un approdo all’altro. Qualcosa andò storto: alcuni membri dell’equipaggio diventarono schizofrenici, altri finirono fusi con la nave, altri ancora scomparvero nel nulla.
Stupefacente, vero? Peccato che questa storia, con ogni probabilità, sia solo un mito, nato negli anni Cinquanta. Se qualcuno di voi la ritiene vera si faccia avanti, che qui siamo aperti a tutto.
Ad ogni modo ci sono nel campo anche alcuni esperimenti reali. A darci speranza di evitare il traffico del lunedì è la fisica quantistica, una branca della fisica talmente complessa da aver fatto aggrottare le sopracciglia ad Einstein.  Il primo esperimento riuscito di teletrasporto quantistico avvenne nel 1993, quando un gruppo di scienziati riuscì a traportare un fotone (e cioè, in pratica, un pezzetto di luce) all’interno di una stanza. Charles Bennet, uno degli scienziati che ci lavorano, ha dichiarato che è più facile a farsi che a dirsi: non sono gli atomi a venire teletrasportati, ma l’informazione che contengono, che poi viene riscritta su altri atomi. E che ci vuole. Il concetto è più o meno quello della fotocopiatrice – con il particolare inquietante che l’originale viene distrutto. Certro, tra il copiare un po’ di luce e un intero essere umano ce ne passa, e io non sono del tutto sicuro di voler essere distrutto. Ma bisogna pur cominciare da qualche parte.
Il petrolio si sta esaurendo, il pianeta è inquinato. Che ne dite, il teletrasporto è la risposta? E voi che sognate di fare, potendo saltellare qua e là per il mondo?

Commenti (8)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 12/06/08 alle ore 08:14 e classificato in Lifestyle » Film, Musica & (e)Books . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • Romleo
    di Romleo | 12/06/2008 10:33

    Interessante, e mi piace molto come argomento come tutto quello che inizia con “-fanta”..ebbene si, anche la bibita anni 90. Mi chiedo subito una cosa però mi dichiaro subito debole nel farlo, cioè senza aver prima approfondito.

    Sono uno di quelli che ha sempre creduto che non possano esistere due cose uguali, come per il classico esempio dei fiocchi di neve ( qua potrei contraddirmi io stesso dicendomi che credere nell’assoluto è poco creativo).

    Pero’ volendo appunto supporre che due cose identiche non possano esistere, e che il teletrasporto si sta basando sul principio di creare una copia del teletraspostato, quale differenza avremmo una volta copiati rispetto all’originale?

    Il principio mi pare sia lo stesso su cui si è basato il bellissimo film di Kurt Neumann del 1958 “the fly” (tratto dalla breve storia di George Langelaan), in cui lo scienziato canadese Al Hedison si teletrasporta da una cabina ad un altra, ritrovandosi però mezzo uomo e mezza mosca, perchè nella cabina sorgente c’era per sbaglio una mosca insieme al protagonista.

    Io sogno di ritrovarmi con super poteri a sto punto, tipo l’uomo ragno!

  • Romleo
    di Romleo | 12/06/2008 10:34

    Interessante, e mi piace molto come argomento come tutto quello che inizia con “-fanta”..ebbene si, anche la bibita anni 90. Mi chiedo subito una cosa però mi dichiaro subito debole nel farlo, cioè senza aver prima approfondito.

    Sono uno di quelli che ha sempre creduto che non possano esistere due cose uguali, come per il classico esempio dei fiocchi di neve ( qua potrei contraddirmi io stesso dicendomi che credere nell’assoluto è poco creativo).

    Pero’ volendo appunto supporre che due cose identiche non possano esistere, e che il teletrasporto si sta basando sul principio di creare una copia del teletraspostato, quale differenza avremmo una volta copiati rispetto all’originale?

    Il principio mi pare sia lo stesso su cui si è basato il bellissimo film di Kurt Neumann del 1958 “the fly” (tratto dalla breve storia di George Langelaan), in cui lo scienziato canadese Al Hedison si teletrasporta da una cabina ad un altra, ritrovandosi però mezzo uomo e mezza mosca, perchè nella cabina sorgente c’era per sbaglio una mosca insieme al protagonista.

    Io sogno di ritrovarmi con super poteri a sto punto, tipo l’uomo ragno!

  • Romleo
    di Romleo | 12/06/2008 10:36

    Interessante, e mi piace molto come argomento come tutto quello che inizia con “-fanta”..ebbene si, anche la bibita anni 90. Mi chiedo subito una cosa però mi dichiaro subito debole nel farlo, cioè senza aver prima approfondito.

    Sono uno di quelli che ha sempre creduto che non possano esistere due cose uguali, come per il classico esempio dei fiocchi di neve ( qua potrei contraddirmi io stesso dicendomi che credere nell’assoluto è poco creativo).

    Pero’ volendo appunto supporre che due cose identiche non possano esistere, e che il teletrasporto si sta basando sul principio di creare una copia del teletraspostato, quale differenza avremmo una volta copiati rispetto all’originale?

    Il principio mi pare sia lo stesso su cui si è basato il bellissimo film di Kurt Neumann del 1958 “the fly” (tratto dalla breve storia di George Langelaan), in cui lo scienziato canadese Al Hedison si teletrasporta da una cabina ad un altra, ritrovandosi però mezzo uomo e mezza mosca, perchè nella cabina sorgente c’era per sbaglio una mosca insieme al protagonista.

    Io sogno di ritrovarmi con super poteri a sto punto, tipo l’uomo ragno!

  • Romleo
    di Romleo | 12/06/2008 13:47

    Sono uno di quelli che ha sempre creduto che non possano esistere due cose uguali, come per il classico esempio dei fiocchi di neve ( qua potrei contraddirmi io stesso dicendomi che credere nell’assoluto è poco creativo).
    Pero’ volendo appunto supporre che due cose identiche non possano esistere, e che il teletrasporto si sta basando sul principio di creare una copia del teletraspostato, quale differenza avremmo una volta copiati rispetto all’originale?

    Il principio mi pare sia lo stesso su cui si è basato il bellissimo film di Kurt Neumann del 1958 “the fly” (tratto dalla breve storia di George Langelaan), in cui lo scienziato canadese Al Hedison si teletrasporta da una cabina ad un altra, ritrovandosi però mezzo uomo e mezza mosca, perchè nella cabina sorgente c’era per sbaglio una mosca insieme al protagonista.

    Io sogno di ritrovarmi con super poteri a sto punto, tipo l’uomo ragno!

  • lucatortuga
    di lucatortuga | 12/06/2008 14:07

    Dal mio punto di vista la differenza che c’è tra il creare una copia o trasportare effettivamente l’originale è notevole, e sono abbastanza preoccupato nell’immaginare che mentre mi teleportano in un posto, possa finire il “toner” ed il mio organismo approdare mezzo sbiadito all’arrivo :-) Comunque gli studi in materia so che proseguono intensamente sopratutto nelle università californiane.
    Infine visto che si sono citati film e libri suggerisco la lettura e poi la visione di “Timeline” di Michael Crichton (quello di Jurassic Park) per godere di una appassionante storia a base di teletrasporto e computer quantici.

    “Scotty beam me up” ….bzzzz…

    NEWS: INCREDIBILE è stata ritrovata una tartaruga con la testa di una mosca in parco romano la quale con vocaboli umani sostiene di essere un frequentatore del LAB Vodafone.

  • marmottachesbotta
    di marmottachesbotta | 12/06/2008 14:48

    Dal ’93 ad oggi hanno fatto passi avanti è vero, ma siamo ancora molto lontani: si parla di spostamenti infinitesimali di particelle a livello atomico. Per trasportare oggetti più complessi dovremo aspettare ancora un bel pò!!! Comunque gli esperimenti stanno continuando perché si pensa ad un’applicazione nei computer quantistici, per ora un giretto mi sembra improbabile!

  • minoilrosso
    di minoilrosso | 14/06/2008 11:34

    Fortunatamente l’umanità sarà terminata prima che tutto ciò accada.

  • WebMasterpiece
    di WebMasterpiece | 14/06/2008 11:57

    lo scopriremo solo vivendo…

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