Lifestyle

La macchina della gioventù

George Van Tassel viveva con moglie e tre figlie in una grotta nel deserto della California.

Già questo basterebbe a renderlo un tipo interessante – ma se diamo uno sguardo al suo passato, l’interesse aumenta. Van Tassel era un pilota e meccanico che aveva lavorato, negli anni Trenta, per società come la Lockheed e la Douglas Aircraft, oltre che per lo stranoto miliardario Howard Hughes. La grotta in cui si trasferì negli anni Quaranta era stata scavata tempo prima nella Giant Rock, una enorme roccia nel deserto, alta quanto un palazzo di sette piani. Van Tassel aprì nei dintorni un piccolo campo d’atterraggio, la cui maggiore attrativa era un caffè che vendeva i manicaretti della moglie. Ma non è di Van Tassel che parliamo oggi. Parliamo della sua più grande invenzione: un edificio in grado addirittura di ringiovanire le persone. Costruito, neanche a dirlo, con progetti extraterrestri.

Il primo incontro di Van Tassel con gli alieni risale al 1951, quando il nostro visitò con il ‘corpo astrale’ (una sorta di corpo sottile a metà strada fra l’anima e il corpo fisico) un’astronave vicina alla Terra. L’anno successivo gli alieni, Venusiani per la precisione, gli fecero visita in carne ed ossa: fu, come dire, l’inizio di una bella amicizia. E dell’Integratron, che Van Tassel definiva con innegabile coraggio ‘una macchina del tempo, una macchina per ringiovanire, e un apparecchio anti-gravità’. Per quanto il design di base fosse extraterrestre, il pilota ammetteva di essersi ispirato anche a Nikola Tesla.

L’idea alla base, comunicata dagli extraterrestri, era che l’invecchiamento del corpo umano sia soprattutto questione di elettricità: col passare del tempo le cellule, un po’ come pile, si ‘scaricano’, e hanno bisogno di una bella botta di vita ogni tanto. A questo avrebbe pensato l’Integratron, un ‘generatore elettrostatico ad alto voltaggio’ che, costruito in un punto in cui l’energia naturale della Terra scorreva con forza, l’avrebbe concentrata e usata per ‘ricaricare’ gli esseri umani. Questo punto era dalle parti della Giant Rock, a circa due ore e mezza di distanza da Los Angeles. Il bello dell’Integratron era che si sarebbe potuto ‘sintonizzare’ sui bisogni di ciascuno, fornendo ad ogni visitatore esattamente la carica di cui aveva bisogno. D’altronde gli antecedenti storici non mancavano: nelle interviste e nei tour che fece per raccogliere fondi, Van Tassel dichiarò che l’Integratron non era altro che una versione moderna del Tabernacolo di Mosè, e che i princìpi di base erano quelli della Piramide di Giza. Una cosetta semplice.

Molte cose si possono dire di lui, ma è probabile che non fosse un truffatore. Non accumulò fondi per costruire l’Integratron in un lontano futuro: si mise subito al lavoro, tirando su in mezzo al deserto uno strano edificio a cupola, costruito in cemento e legno senza l’uso di chiodi, con un nucleo fatto di filo di rame. In attesa che i lavori si completassero, Van Tassel usava l’Integratron per ospitare convention ufologiche che attiravano migliaia di persone.
Peccato che i lavori non si completarono mai.

Poco dopo aver dichiarato di essere a un passo dalla fine, Van Tassel morì all’improvviso, nel 1978, per un attacco di cuore. Le teorie complottistiche fioccarono: forse l’ex-pilota era diventato pericoloso, e qualcuno che voleva insabbiare i suoi studi l’aveva costretto al silenzio – la sua morte era inaspettata, il tempismo perfetto. E in breve tempo scomparve anche il nucleo ‘tecnologico’ dell’Integratron, del quale rimase soltanto una gran cupola tra la sabbia. Per un po’ si pensò di convertirlo in discoteca – ma non se ne fece niente, e oggi continua ad ospitare convention ufologiche, conferenze New Age e stravaganti da tutto il mondo. Un monumento ai sogni tecnologici di una generazione, o all’umana follia?

Io voto per la prima risposta, ma l’asta è aperta.

Commenti (2)
Questo articolo è stato pubblicato sabato 16/08/08 alle ore 00:00 e classificato in Lifestyle . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

Lascia un tuo commento

  • marmottachesbotta
    di marmottachesbotta | 16/08/2008 13:52

    Questa storia non la conoscevo, sono sempre cose interessanti quelle postate da Francescodimitri!!! Mi chiedo: ma i figli non continuarono l’opera del padre? Sicuramente l’integraton può considerarsi un monumento ai sogni tecnologici di una generazione, anche se un pò dimenticato…magari prima o poi qualcuno adotterà l’idea e nascerà un nuovo monumento.

  • francescodimitri
    di francescodimitri | 17/08/2008 10:24

    Marmotta, grazie! Comunque, i piani per la costruzione li aveva solo lui…

    E secondo voi come sarebbe, un Integratron moderno?

News scelte per te
x

Ultimi commenti

Vodafone promo

venerdì 15 dicembre 2017 05:23

  • Archivi