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Tutti al MIT

C’è una sigla che, per gli appassionati di tecnologia, ha quasi un sapore magico. Una sigla che rimanda a mondi futuri e sogni, a ricerche bizzarre e allo sviluppo di Internet: è MIT, e sta per ‘Massachussets Institute of Technology’. Un’università che si trova a Cambridge, Massachussets, vicino a un altro famosissimo centro universitario americano, Harvard. La sua mission è esplicita: ‘far avanzare la conoscenza e educare gli studenti nella scienza, nelle tecnologie e nelle altre aree di studio che meglio servono la Nazione e il Mondo nel XXI secolo’. Come dire, puntano alto.

Il MIT fu fondato nel 1861 e fece appena in tempo a diventare un’istituzione ufficiale prima dello scoppio della Guerra Civile americana. I primi anni furono quindi turbolenti, ma l’espansione fu da subito rapida. Il MIT si è concentrato fin dagli albori su scienza e tecnologia (materie come la giurisprudenza non esistono, tra le sue mura). A distinguerlo da università simili è sempre stato il suo approccio, decisamente particolare.

Anche se i luoghi comuni vorrebbero ingegneri, informatici e tecnocrati vari come delle persone noiose e fissate, di solito non è così, e gli studenti del MIT lo dimostrano. L’approccio dell’istituto alla ricerca è sempre stato scanzonato, a volte goliardico, e la vita studentesca molto attiva: non è raro incontrare nel campus giocatori di ruolo dal vivo, o gente che organizza complesse cacce al tesoro basate su intelligenza e calcoli astrusi. D’altronde, come nel lab sappiamo bene, tecnologia e creatività vanno di pari passo: i migliori scienziati devono anche essere un poco artisti, e viceversa.

Ecco perchè nel corso degli anni il focus del MIT si è allargato a discipline diverse, come la linguistica, la psicologia, la sociologia, realizzando una sorta di paradiso per ricercatori in cui ‘umanisti’ e ‘ingegneri’, invece di guardarsi in cagnesco, lavorano braccio a braccio. Un ambiente simile permette la nascita di nuovi campi di ricerca. Negli ultimi anni, per esempio, il MIT ha prodotto vari libri sui game studies, che parlano in tutta serietà di Vampiri: la Masquerade o del design di Prince of Persia.

L’approccio del MIT, finora, si è mostrato vincente. Dopotutto quante università possono vantare tra i propri alunni e membri 71 premi Nobel? È un approccio che ricorda (meglio, anticipa) quello del web 2.0: tanta creatività, tanto dialogo, tanto confronto. Molti dei più importanti libri su Internet vengono dal MIT – tra tutti, Essere Digitali di Nicholas Negroponte e Vita sullo Schermo di Sherry Turkle.

Ma tutto questo non costa poco: nove mesi al MIT si pagano con 37.750 dollari, e anche se ci sono molte possibilità di finanziamento, non è certo una cifra da niente. Inoltre di tanto in tanto si scatenano controversie sinistre – la più famosa nacque nel 2000, a causa della morte di Elizabeth Shin. La studentessa morì per un incendio che si era scatenato nel suo dormitorio, e all’inizio si pensò che fosse un suicidio. Dal 1990 al MIT ce n’erano stati dodici, un tasso decisamente alto. La morte di Shin, alla fine, fu giudicata un drammatico incidente, ma l’ombra scura rimase. Forse gli alti standard del MIT mettono troppo peso sulle spalle degli studenti? O si è trattato di un caso sfortunato?

Comunque stiano le cose, tra luci e ombre, il MIT continua a indicare, oggi, la strada che prenderà la tecnologia domani. Vi piacerebbe essere lì, o tutto sommato preferite tracciarla per conto vostro?

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 25/08/08 alle ore 09:00 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • lucatortuga
    di lucatortuga | 25/08/2008 12:37

    Sono stato in visita al MIT lo scorso Giugno. L’atmosfera che si respira è veramente incredibile e per chi aspira ad un posto da ricercatore con la R maiuscola, questa istituzione è sicuramente uno dei campus più ambiti al mondo. Certo il discorso economico non è per niente irrilevante.
    Per chi si trovasse a passare da Boston, e voglia avere un’idea di ciò che si fa lì, suggerisco di andare al Museo del MIT dove, oltre ad avere una quasi esaustiva panoramica degli studi svolti, in una delle sale sono raccolte tutte piccole invenzioni artistiche molto simpatiche ed affascinanti che dimostrano lo spirito positivo e anche goliardico di questi ricercatori.

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