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Lo zaino a razzo

Avete mai sognato di volare? Di fare dei bellissimi giri per valli e fiumi, come il vostro avatar (ha tutte le fortune, lui) su Second Life? È più facile di quanto crediate. Davvero. Basta prendere un vecchio zaino, dell’azoto, dell’acqua ossigenata (potete chiamarla perossido d’idrogeno se volete fare bella figura) e due razzi. Ficcate azoto e acqua ossigenata nello zaino, montate i razzi uno a destra e uno a sinistra, e via che si va, potete volare verso l’ufficio, domani, evitando il traffico. Se l’idea vi entusiasma, siete anche voi degli appassionati di Jetpack.

Il Jetpack è una di quelle tecnologie che sembrano destinate a rimanere per sempre a cavallo tra sogno, fantascienza e realtà. Il primo a usarlo fu un personaggio dei fumetti, Buck Rogers, alla fine dei lontani anni Venti. Bisognerà però aspettare il 1961 perchè ne venisse costruito uno vero: a provarci fu, come al solito, uno scienziato visionario quanto basta. Il suo nome era Wendell Moore, e lavorava per una compagnia americana, la Bell Aerosystems Company. Chiamò l’invenzione, con meno fantasia di quella usata per produrla, Bell Rocket Belt, ‘Cintura-razzo Bell’, e fu tanto coraggioso da condurre da solo gli esperimenti che servivano (rompendosi un ginocchio, ma senza altri danni). La cintura-razzo Bell era esattamente quello che dicevamo all’inizio: un grosso zaino con dentro azoto e acqua ossigenata. Una cintura prodigiosa, che poteva far volare singoli esseri umani, e farli volare a tutta velocità, facendogli sentire l’ebbrezza dell’aria. Il problema era che l’ebbrezza durava più o meno mezzo minuto, dopodichè il carburante finiva, il volo anche e il pilota stesso, se non stava attento, non se la passava tanto bene. Atterrare era un problema: quel primo jetpack poteva far volare soltanto al di sotto della soglia oltre la quale si possono usare i paracadute. Quindi, se il pilota non iniziava l’atterraggio praticamente subito dopo la partenza, era un pilota morto. Che aveva volato per qualche secondo – non un grande affare, viene da dire.

Moore continuò a lavorare alla sua invenzione, e riuscì a ricevere un finanziamento militare di tre milioni di dollari (pochini, per un progetto del genere) in cambio della promessa di un jetpack meno imbarazzante, i cui voli durassero quasi mezz’ora. Purtroppo un infarto lo colpì prima che il suo piano andasse in porto – e nessun altro ebbe il fegato, o la fantasia, di riprenderlo seriamente in mano.

Anche se i militari non si sono mostrati troppo interessati ai Jetpack, molte piccole compagnie e scienziati privati hanno provato a svilupparne uno funzionante e, soprattutto, che non rischiasse di ammazzare il pilota. L’ultimo è stato quello di Glenn Martin, uno scienziato della Nuova Zelanda, che l’estate scorsa ha presentato un modello che va a benzina e per ora vola poco, ma presto (così promette lui) potrà spingersi fino a fare giretti di una cinquantina di chilometri. Ed è in vendita sul suo sito web – quindi, chi volesse rischiare la vita per sollevarsi da terra, può farlo spendendo solo qualche decina di migliaia di dollari.

Ok, bisogna ammetterlo, il Jetpack al momento non è una tecnologia sicurissima. Ma di sicuro ha fascino… il sogno del volo, finalmente realizzato, l’uomo che supera i suoi stessi limiti. E ora scusate, che devo montare due razzi sullo zaino del liceo. Chi mi da una mano?

Commenti (2)
Questo articolo è stato pubblicato domenica 19/10/08 alle ore 11:02 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • Lostinamoment
    di Lostinamoment | 19/10/2008 12:23

    Ci vuole già tutto che io metta piede su dei Boeing 747 figuriamoci con lo zainetto volante,decisamente non fa per me!

  • Viktor65
    di Viktor65 | 19/10/2008 22:02

    Non sono un fisico, ma immagino che si tratta di applicazioni non ancora ben sperimentate per vincere la gravità in modo “statico” e “dosato”, senza un moto che sfrutti la pressione atmosferica sotto delle superfici ad esempio..
    insomma, la posta in gioco tra l’energia che servirebbe e il supporto (massa-peso) per erogarla (tipo un uono con lo zaino per intenderci), è ancora sbilanciato come rapporto..”Due razzi in uno zaino” mi suonano, oggi come oggi, come qualcosa di incontrollabile e che puoi gestire solo in una traiettoria..mah.
    Se qualcosa di attuale e funzionale è stato effettivamente prodotto oltre oceano, non è certo per il momento fruibile per la massa..eheh..
    Poi credo fermamente che non sarà l’energia sprigionata in quel modo a proporsi..ma degli studi più seri sui campi gravitazionali/magnetici..non ti pare?
    Il fascino del Jetpack..rimane..;)
    Per aiutarti ad allestire lo zaino suggerisco un motore da 200cc compatto per un’elica verticale che ti ronza sopra la testa (metti le cuffie..eh?)..di sicuro per il momento avresti più controllo e autonomia..Ah!: un’elichina anche dietro se no non avanzi più..;)
    Insomma, alla fine si para il discorso sull’elicottero.
    Ciao Francesco.

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