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Vecchi, nuovi film

Eccovi una storia. C’è una bambina di otto anni con un nome strano, Coraline, che trova noiosa la sua vita. Appena trasferita con i genitori in una nuova casa, non ha molto da fare: ha dei vicini strani, certo, e un gatto, ma c’è poco che catturi la sua fantasia. Finchè non scopre un’altra casa, contenuta dentro la sua. Una in cui ci sono un’altra madre e un altro padre. Affettuosi. Divertenti. E terribili.

Coraline è un libro per ragazzi scritto da Neil Gaiman, lo stesso che aveva fatto Stardust e sceneggiato Beowulf. L’etichetta ‘per ragazzi’ non vi inganni: non c’è niente di rassicurante in questa breve storia. Anzi, è una delle letture più inquietanti, nere e bizzarre che possiate fare. Vale per tutte le buone fiabe, no?

Tra poco da Coraline verrà tratto un film. Non un film con attori in carne ed ossa, nè un cartone animato, nè uno con grafica al computer, ma un film in stop motion – una strana tecnologia che è vecchia quanto il cinema e non passa mai di moda.

Di che si tratta? In sostanza, di usare modellini. Prima dell’arrivo dei computer, nell’epoca gloriosa di film come King Kong o Gli Argonauti, c’era un solo modo davvero efficace per mettere mostri sullo schermo: costruire dei modellini, muoverli un poco alla volta e fotografarli in sequenza. Poi le immagini, montate l’una dopo l’altra, avrebbero creato l’illusione di movimento. In fondo tutto il cinema funziona allo stesso modo: immagini ferme che sembrano muoversi quando vengono proiettate velocemente.

Anche se il computer ha reso obsoleta la stop motion, non ne ha diminuito il fascino. Gli effetti che può creare sono molto diversi da quelli della grafica computerizzata – più caldi, più pieni. La produzione di Coraline aveva pensato in un primo tempo di mescolare stop motion e grafica al computer – ma il risultato era goffo, e alla fine hanno deciso di dedicarsi alla sola stop motion.

Il regista del film è Henry Selick, lo stesso che aveva girato Nightmare before Christmas – altro film interamente in stop motion. Ed è un artista che ama le sfide, perchè a questa tecnologia vecchio stile, per Coraline ne ha aggiunta un altra: il 3-D. Per vedere un film in ‘tre dimensioni’ è necessario indossare degli occhiali speciali: una volta messi, sembra che i personaggi e le scene ti piombino addosso. Il 3-D non è mai stato un gran successo commerciale, ed è sempre rimasto limitato a parchi di divertimenti, sale particolari e pochissimi film distribuiti nei cinema normali.

C’è già stata una versione 3-D di Nightmare before Christmas. Con Coraline Selick è andato oltre – il film è stato pensato e girato da subito in 3-D. A una tecnologia tutta basata sugli oggetti, sulle cose, come lo è la stop-motion, Selick ne ha aggiunto un’altra impalpabile, illusoria, come il 3-D. Il risultato? Lo vedremo agli inizi del 2009, ma tutto fa pensare per il meglio.

E voi, che ne pensate, di questi ‘effetti speciali’ vecchia scuola? Trovate che abbiano ancora un senso, o in epoca di computer, dobbiamo lasciarceli alle spalle? Occhio all’altra madre, e pronti con le vostre idee…

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 09/12/08 alle ore 16:00 e classificato in Lifestyle » Film, Musica & (e)Books . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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