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Pulitzer 2.0

Vi piacerebbe vincere un Pulitzer? Da oggi è un po’ più probabile – beh, almeno per chi è Americano. Come vi abbiamo già raccontato, il più prestigioso premio giornalistico al mondo si è, finalmente, aperto alle notizie online: la carta stampata ha perso un altro pezzetto di monopolio. Per Internet sembra una rivoluzione, una delle tante nella sua storia. Anche se in realtà pochi sanno, di preciso, che cos’è un Pulitzer – per esempio, quanti sanno la persona che gli dà il nome viene dall’Ungheria e non dall’America? E poi ci sono le voci critiche, che dicono che questa è una rivoluzione mancata. Come al solito, in Internet niente è ovvio, e bisogna pensare con la propria testa.

Innanzitutto: il premio prende il nome da Joseph Pulitzer, un magnate ottocentesco della carta stampata. Nato in Ungheria da padre ebreo e madre cattolica, arrivò negli Stati Uniti per partecipare alla Guerra Civile, e lì decise di rimanere. Fece carriera rapidamente e, nel 1883, comprò il giornale che l’avrebbe reso famoso, il New York World. Sotto la sua guida il World, che era da parecchio tempo in perdita, risalì la china, grazie a una politica editoriale aggressiva quanto disinvolta, che privilegiava storie colorite e drammatiche.

Tra i tanti meriti del giornale, il più importante forse fu la pubblicazione di Yellow Kid. Di che si tratta? Del primo fumetto moderno, secondo gli storici. Richard Felton Outcault, questo il nome dell’autore, creò i presupposti di quella forma d’arte che poi, con Superman, l’Uomo Ragno, Corto Maltese e tanti altri, sarebbe diventata la meravigliosa fabbrica di storie che tutti conosciamo.

Alla sua morte, Pulitzer lasciò un fondo in eredità alla Columbia University, permettendo l’apertura di una scuola di giornalismo. Nel 1917 fu assegnato il primo premio Pulitzer – e da allora, ogni anno, il rito si ripete.

Il premio è molto ambito non tanto per motivi economici (oggi un vincitore intasca diecimila dollari, non pochi, ma neanche moltissimi), quanto per il prestigio che gli viene riconosciuto. Non ci sono criteri prestabiliti per l’assegnazione – solo una divisione in 21 categorie, dal giornalismo investigativo alla fiction. Un comitato di esperti giudica gli articoli e i libri migliori dell’anno in ciascuna categoria, basandosi su ‘fiuto’ ed esperienza. Da quest’anno, anche chi scrive per il web potrà sperare di vincere.

E qui arriva la novità – ma anche i problemi. I candidati del web, infatti, potranno provenire soltanto da siti ufficiali di ‘newspapers or news organizations’ – in altre parole, di agenzie e testate giornalistiche. Che significa? Che nessun blogger indipendente, per quanto bene possa scrivere, per quanto obiettivo possa essere, ha speranze di vittoria. C’è una bella domanda da porsi, qui.

Premiando il giornalismo online, il Pulitzer riconosce il web, ma ignorando il fatto che oggi tante notizie viaggiano in modo indipendente, non riconosce il web 2.0. Perchè mai un ragazzo che ha un blog in una zona di guerra, e racconta cosa sta succedendo, dovrebbe avere meno importanza di un giornalista professionista che fa la stessa cosa?

E questo porta a domande più ampie. I blog sono paragonabili ai giornali tradizionali o no? Possono essere altrettanto importanti? Labber, siamo sicuri che molti di voi un blog ce l’hanno, e di sicuro vi piace commentare, intervenire, farvi sentire.

Allora diteci – vi delude, continuare a non poter avere un bel Pulitzer sul camino?

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 24/12/08 alle ore 19:18 e classificato in Lifestyle » Film, Musica & (e)Books . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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