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Un Italo Spostato

C’è uno scrittore italiano che ha parlato di catastrofi cosmiche, uomini che vivono sugli alberi e gentiluomini tagliati a metà. E ha scritto libri usando i Tarocchi, ha reinventato la fantascienza, ha raccontato fiabe e poi storie che iniziano senza finire. Uno scrittore stralunato, un vero Spostato di quelli che piacciono a noi, a metà tra il passato e il futuro, tra innovazione e tradizione. Il suo nome? Italo Calvino. E no, questo non è un noioso post scolastico.

Qualche nota biografica: Calvino nacque nel 1923 a Cuba da genitori italiani, tutti e due botanici. Poco tempo dopo la famiglia si trasferì in Liguria, a San Remo. Si, quel San Remo, lo stesso del festival e dei fiori – posto appropriato, per una famiglia di botanici. La sua formazione fu molto varia: prima studiò agraria, poi si unì alla Resistenza, infine si laureò in lettere e iniziò a lavorare per Einaudi, a Torino. Morì nel 1985, ormai diventato lo scrittore italiano più tradotto all’estero e uno dei più famosi di tutti i tempi.

La sua fantasia e il suo gusto per l’innovazione lo resero uno scrittore molto particolare, tra i pochi capaci di piacere sia al pubblico che alla critica. Prendete Le cosmicomiche, uno dei suoi libri più famosi – e il più ‘scientifico’ in assoluto. È una raccolta di storie il cui protagonista ha un nome impronunciabile, Qfwfq, ed è un essere (umano? forse) vecchio quanto l’universo. Qfwq ha una spiccata tendenza al monologo, e ogni capitolo delle cosmicomiche è una sua lunga divagazione che parte da un tema scientifico o quasi – per esempio, il Big Bang, o il concetto di anno-luce. Qfwq non è un divulgatore, ma un delirante intrattenitore, e i racconti sono assurdi, ridicoli e divertenti, a metà tra fantascienza, commedia e puro gusto della chiacchiera. In altri racconti ‘cosmicomici’ contenuti nella raccolta Ti con zero, Calvino passa a storie basate sull’amore e i paradossi – definendo, tra le altre cose, il processo della mitosi come essere ‘innamorato da morire’, suscitando ancora oggi l’entusiasmo dei lettori sui social network.

E se l’aspetto scientifico non vi basta, c’è quello magico e psicologico, che trova la sua massima espressione in Il castello dei destini incrociati, un libro interamente basato sui Tarocchi. Calvino l’ha scritto usando le carte come ispirazione: mescolava il mazzo ed estraeva i Tarocchi, e poi lasciava che fossero loro a ‘raccontargli’ storie di eroi, dame e imprese disperate. I personaggi del libro si raccontano queste storie l’un l’altro, usando i Tarocchi a loro volta. Il castello è pubblicato in un formato particolare: accanto a ogni storia, sono riprodotti i Tarocchi che l’hanno generata e su cui il racconto si basa. Complesso? Si, molto, ma le storie che ne risultano sono semplici e godibilissime.

Ma Calvino non si lanciava solo in sperimentazioni – amava anche ricordare il passato. Fu lui a raccogliere duecento Fiabe Italiane, un po’ come avevano fatto i Fratelli Grimm in Germania, comparando varie versioni, e raccontando il risultato in una forma pensata per divertire i grandi e piacere anche (ma non soprattutto) ai bambini. Come al lab sappiamo bene, non c’è progresso, senza ricordo.

Voi avete mai letto qualcosa di Calvino? E vi incuriosiscono, Qfwq e compagnia? Avanti, labbers, raccontate…

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 05/01/09 alle ore 12:00 e classificato in Lifestyle » Film, Musica & (e)Books . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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