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Eliza e gli altri

Eliza è una psicoterapista. Segue una scuola di orientamento rogeriano – che consiste, in pratica, nel dimostrare la massima empatia possibile nei confronti del paziente. Eliza ha avuto il suo periodo di fama negli anni Sessanta, ma è ancora possibile chiederle un parere su Internet. Niente di strano? Una cosa sì: Eliza non esiste.

O meglio, esiste, ma non è una persona, è un software. Eliza fu creata, è il caso di dirlo, nel 1966 da Joseph Weizenbaum, il solito geniale professore del MIT. Era pensata per essere una bonaria presa in giro della psicoterapia e al tempo stesso un esperimento informatico. Esperimento che ebbe più successo di quanto il suo autore prevedesse.

L’interazione con Eliza dipende da un mix di fortuna e atteggiamento. Se la si tratta ‘seriamente’ e si ha la fortuna di porre le domande giuste, una chiacchierata con lei può sembrare assolutamente realistica. Tanto che c’è stata gente convinta, almeno per un po’, di avere a che fare con una persona reale.

E se questo vi sembra inquietante, sentite il resto. Eliza era solo un prototipo: dopo di lei sono arrivati  ben altri ‘chatterbot’ – programmi capaci di rispondere agli esseri umani. Prendiamo Parry, per esempio, creato dallo psicoanalista Kenneth Colby. Parry è un maschio bianco protestante di 28 anni. Vive da solo, fa il commesso, scommette sulle corse di cavalli ed è paranoide. Oltre che, ovviamente, del tutto inventato.

Durante un esperimento, otto psicoanalisti hanno parlato via computer con Parry e con altre persone (reali, stavolta), alcune delle quali sane, altre davvero paranoidi. Gli otto analisti hanno distinto tra paranoidi e sani, ma non hanno capito che Parry era un software. Com’è prevedibile, di tanto in tanto Parry ed Eliza si sono incontrati.

Gli informatici parlano di ‘effetto Eliza’ per indicare una caratteristica tipica degli esseri umani: quella di attribuire a una macchina più intelligenza di quanta ne abbia. Nè Eliza nè Parry sono ‘intelligenze artificiali’ in senso stretto – non sono in grado di pensiero autonomo, sono soltanto capaci di simularlo bene, in un campo ristrettissimo. Chiedete a Eliza di ‘insegnarvi a volare’ e l’illusione crolla subito.

Nel 2008 ci si è avvicinati a un limite estremo con Elbot, che ha partecipato a un concorso per chatterbot che si tiene annualmente. Elbot ha convinto 3 giudici su 12 di essere un umano vero e proprio – e senza i tic paranoidi che rendevano più facile la ‘vita’ a Parry. Se ci fosse cascato anche un quarto giudice, Elbot avrebbe superato il ‘test di Turing’, un test che serve a capire se una macchina è capace o no di pensiero.

Insomma, occhio, quando chattate la prossima volta, che magari dall’altra parte c’è un software…

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 18/02/09 alle ore 13:28 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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