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Tre dimensioni per tutti

Sull’Enterprise, l’astronave di Star Trek, la vita è dura. Strani mondi da esplorare, vite aliene con cui fare i conti, problemi tra l’equipaggio: lo stress è tanto e non sempre un buon libro basta a scaricarlo. Quel che ci vuole è un ponte ologrammi.

Il ponte ologrammi, o holodeck, in Star Trek è una forma di cinema interattivo e tridimensionale: come nel film di Woody Allen, La Rosa Purpurea del Cairo, i personaggi delle storie escono dallo schermo e chiacchierano con gli spettatori. Meglio ancora: non c’è schermo. Sul ponte ologrammi è possibile muoversi in scenari che sembrano infiniti e ‘vivere’ in prima persona grandi storie d’amore e guerra. E tutto quel che c’è in mezzo.

Fantascienza? Quasi. Gli ologrammi esistono davvero, e si usano ogni giorno. Funzionano in modo relativamente semplice. Per ottenerne uno, il procedimento più comune consiste nell‘irradiare con raggi laser un qualsiasi oggetto. L’oggetto interrompe i raggi, e l’interferenza che ne risulta viene registrata. Poi si riproducono le informazioni legate a quell’interferenza. Fatto! Ecco spuntare l’immagine tridimensionale dell’oggetto.

Anche se in realtà gli ologrammi, oggi, non si usano tanto per fare foto alla Harry Potter. Si usano soprattutto per fini molto più banali, e cioè per creare marchi impossibili da contraffare (i bollini dei CD, per esempio). Le tecnologie che abbiamo sono ancora lontane dal ponte ologrammi – i cui personaggi reagiscono in tempo reale e sono indistinguibili dalle persone, al punto che ogni tanto qualcuno ‘impazzisce’ e minaccia l’equipaggio. Ci stiamo muovendo verso tecnologie simili, ma al momento il rischio di essere minacciati dal bollino di un CD è piuttosto basso.

Le applicazioni più immediate sono altre. Bollini a parte, ci sono quelle creative: alcuni artisti producono e vendono ologrammi, che possono, come un quadro o un soprammobile, abbellire una casa.

Meglio ancora, possiamo usare gli ologrammi per organizzare teleconferenze in cui tutti i partecipanti, fisicamente lontani, sembrino presenti nella stessa stanza. Anche questo l’abbiamo visto in mille film di fantascienza. Non solo in quelli, però. La Musion, una società inglese, ha di recente impressionato i giornalisti con una conferenza stampa ologrammatica in cui era difficile distinguere chi fosse ‘davvero’ presente in sala e chi no. In effetti il video promozionale, con personaggi ‘raddoppiati’ che parlano con il loro stesso ologramma, è impressionante.

Il problema di questa tecnologia è quello di sempre: i soldi. Per ora, i costi sono proibitivi. Ma la Musion promette che entro qualche anno crolleranno, e per poche migliaia di euro sarà possibile portarsi a casa un proiettore olografico. Con risultati perfino inquietanti. Il giornalista del Guardian Victor Keegan parla della possibilità di lasciare, dopo la morte, copie ologrammatiche di se stessi. Saranno molto più di foto 3D: grazie a software di Intelligenza Artificiale queste copie saranno in grado di conversare con i nostri discendenti. E il ponte ologrammi si avvicina…

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 13/04/09 alle ore 12:23 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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