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Star Trek 101

Teletrasportami, Scott! Abituatevi a questo grido: tra poco tornerà di moda. Molti lo avranno riconosciuto. Viene da Star Trek, la serie che, iniziata nel 1966, ha dato vita a un mondo che va ancora avanti tra Tv, fumetti, giochi, cinema, libri. Un mondo che a maggio conoscerà un nuovo inizio, con un film diretto da J. J. Abrams, la mente creativa dietro il successo di Lost. E come può un labber arrivare impreparato a uno degli appuntamenti cinematografici più techie dell’anno?

Star Trek fu ideato negli anni Sessanta da Gene Roddenberry. Narra la leggenda che Roddenberry, all’epoca un poliziotto di Los Angeles, abbia fatto irruzione in un bar con uno script della sua idea, per consegnarlo a un agente (un agente cinematografico, non uno di polizia!) come se fosse una multa. La faccia tosta funzionò, perché il suo progetto divenne una serie.

A non funzionare fu la serie. Sorpresi? Star Trek fu, all’inizio, tutto fuorchè un successo. Sospeso dopo la terza stagione, sembrava dovesse finire nel limbo delle idee cotte a metà. Così non fu. Di replica in replica, la sua fama crebbe. Sempre più spettatori si appassionavano alle avventure del capitano Kirk, del vulcaniano dalle orecchie a punta Spock, e di tutti gli altri. Star Trek diventò un culto e fu ripreso, stavolta con enorme successo. Il resto è storia.

Star Trek è diventato una specie di icona per la cultura nerd mondiale. I trekkie, i fan più sfegatati, sono in grado di citarne interi dialoghi a memoria. Alcuni parlano perfino Klingon, la lingua di una delle razze aliene presenti nella serie: esistono vocabolari Klingon, grammatiche Klingon, e traduzioni in Klingon di opere famose.

Questo tipo di seguito è stato un’arma a doppio taglio per il franchise di Star Trek: se gli ha garantito una vasta base di fan, ha anche reso un po’ più difficile avvicinarsi al suo universo. Una persona con poco senso dell’umorismo, in effetti, potrebbe sentirsi in imbarazzo, in compagnia di adulti che amano indossare orecchie a punta di plastica. Anche da qui, probabilmente, viene la scelta di J. J. Abrams come regista: con la fama che Lost gli ha fatto guadagnare, potrebbe mostrare che Star Trek non è fatto solo di tute colorate e pianeti strani.

Perché, si, c’è anche altro. Il mondo di Star Trek è per certi versi utopico: il problema della fame è stato risolto, l’umanità ha raggiunto uno stato di pace e prosperità. Almeno finchè qualche alieno non ci si mette in mezzo – ma non tutti gli alieni sono cattivi. E le armi sono meno importanti, per i vari protagonisti della serie, di dialogo e ragionamento.

È un mondo che oggi appare lontano. Tra inquinamento, catastrofi naturali e conflitti, sembra a volte che gli esseri umani non riusciranno mai a guardare di nuovo in alto, a raggiungere le stelle. Ma non è così. Unendoci e confidando in noi stessi, possiamo fare grandi cose. E in questo la tecnologia, usata con giudizio, è uno strumento preziosissimo. Ecco l’idea di fondo di Star Trek, un’idea che risale agli anni Sessanta, ma che sembra non essere invecchiata di un giorno.

Aspettando il teletrasporto…

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Questo articolo è stato pubblicato domenica 26/04/09 alle ore 12:09 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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