Web & Social » Novità dal Web

Scaricare fa male (all’industria musicale)

La condivisione e il download gratuito di musica da internet è una pratica molto diffusa tra tutti gli internauti. Molte delle persone che caricano e scaricano brani musicali, anche in maniera massiccia, non sono però perfettamente coscienti del fatto di compiere un’azione potenzialmente illegale, e che sicuramente nuoce alla salute del mercato musicale. Il caso Pirate Bay insegna.

Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana dà i numeri sull’entità del fenomeno in Italia e ci spiega le conseguenze, sia per i ‘pirati del web’, che per le case discografiche.

Commenti (4)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 30/04/09 alle ore 12:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • zioberni
    di zioberni | 30/04/2009 20:25

    Ma vai ma **……….. Le compagnie telefoniche promettono servizi che non danno tipo adsl a7 mega e tutto va bene . Mentre scaricare gratis è dannoso per l’industria musicale? Viviamo in un paese dove solo i potenti possono delinquere?Prendiamoci anche noi poveracci la nostra rivincita!
    Comunque se non ne senti il bisognio puoi sempre prendere una purga…. ciao

  • svincio
    di svincio | 01/05/2009 00:44

    Non sono completamente d’accordo con questo articolo.
    Innanzitutto credo che, così come nel filmato, si debba dire: “è illegale condividere o scaricare gratuitamente qualunque contenuto per il quale esiste una tutela del copyright e non si è stati autorizzati dal titolare dei diritti”. Esistono molti contenuti non protetti da copyright per i quali non è illegale diffonderli tramite condivisione ed altri, protetti da altre forme di tutela dei diritti, per i quali viene incentivato l’utilizzo della condivisione. Di conseguenza affermare a priori che “scaricare fa male” non credo sia il modo corretto di approcciarsi al problema della pirateria.
    Credo sia arrivato il momento che gli articoli che trattano di questo fenomeno sociale puntino di più sull’evoluzione che l’industria musicale dovrebbe mettere in atto per adattarsi alle nuove forme di fruizione.

  • digrox
    di digrox | 01/05/2009 12:22

    Condivido assolutamente ciò che è stato scritto da Svincio e Zioberni: in primo luogo il peer2peer offre moltissimi documenti NON protetti da copyright e di conseguenza le operazioni di abbassamento della banda operate dai gestori risultano gravemente discriminanti per gli utenti (si parte sempre dal concetto che gli utenti sono dei “pirati” – vedi anche la tassa iniqua pagata sui supporti di memorizzazioni dati, come dire:”tu compri un DVD vergine e quindi vuoi masterizzarti un film”… ridicolo!). In secondo luogo sarebbe ora che le Major, invece che investire enormi quantità di danaro per la lotta al download e a inutili sistemi di sicurezza che poi qualcuno raggira puntualmente, prendessero atto delle nuove teconlogie di comunicazione e, invece di combatterle, se ne servissero per nuove forme di mercato. Il DRM non è la risposta corretta perché impedisce un uso privato libero di ciò che si è acquistato via internet. Ricordiamoci che l’utente medio non è così smanettone come si pensa e se acquista un brano su internet e poi non riesce a riprodurlo col proprio player mp3 la volta successiva manda tutti a quel paese e lo scarica col peer2peer.
    Infine, Zioberni con giusti toni accessi, pone la questione sul protezionismo spinto nei confronti delle grandi industrie che promettono mare e monti e danno solo prese in giro e nessuno fa niente mentre le “autorità” sono sempre pronte a bastanore e bacchettare gli utenti che pagano canoni trovandosi con disservizi perpetui che rendono, alla fine, inutilizzabili non solo i software peer2peer, ma anche quelli di comunicazione VoIP come Skype e molti altri che sarebbe troppo lungo elencare.
    La purga (in tripla dose) andrebbe somministrata a molti testoni delle cosìdette alte sfere (economiche e politiche).
    Ciao

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