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Gli amici di Mazinga

C’è una nuova insegnante in giro per Tokyo. È simpatica, preparata, parla varie lingue, è brava a interrogare e conosce (letteralmente) a memoria i testi di studio. Si chiama Saya. Tutto normale? Quasi. Perché Saya è un robot.

Un robot con un passato: prima di darsi all’insegnamento, Saya è stata una receptionist. Ma anche i robot possono fare carriera, e Saya è passata a insegnare a ragazzi di dieci anni. “È già abbastanza brutto essere sgridati da un professore umano.”,  è stato uno dei tanti commenti di blogger in giro per la Rete, “Come sarà essere ripresi da un fermacarte?” Certo, per un fermacarte Saya è piuttosto dotata: può simulare diverse espressioni facciali, e rispondere in tempo reale alle domande. Al momento non è in grado di sostituire completamente un insegnante umano: secondo il suo ‘papà’, lo scienziato Hiroshi Kobayashi, il suo compito principale è quello di insegnare alle nuove generazioni l’amore per la tecnologia. Un giorno, forse, gli insegnanti robot saranno all’altezza di quelli umani. Intanto però noi persone in carne ed ossa abbiamo ancora qualche vantaggio.

Il caso di Saya mette allo scoperto luci e ombre dei robot, uno dei più vecchi sogni tecnologici dell’umanità. Già nel 1700 era in circolazione un automa meccanico, fatto a immagine e somiglianza di un Turco, in grado di giocare benissimo a scacchi. Peccato che ci fosse il trucco: sotto al tavolo di gioco era nascosta una persona, un giocatore reale ed abile.

Uno dei più famosi robot in circolazione oggi, ASIMO, ha un problema simile. ASIMO ha una forma umanoide, è in grado di camminare, correre, riconoscere persone e suoni, e fare molte altre cose. Ma viene manovrato da una persona, a distanza: come dire, una versione moderna del ‘Turco meccanico’. Un suo ‘collega’ coreano, chiamato HUBO,  ha la faccia di Einstein, e la muove in un modo inquietantemente realistico. Per fortuna il resto del corpo è quello di un robot: nessun rischio di confusione tra la macchina e lo scienziato. Anche perché la macchina, per il momento, non è in grado di avere quel pensiero creativo che fa grande uno scienziato.

“Per il momento”: sono queste le tre parole cruciali. La creazione di un robot in piena regola, di quelli che nei romanzi di fantascienza ogni tanto si ribellano e conquistano il mondo, richiede l’applicazione di una miriade di tecnologie diverse. Serve innanzitutto un’intelligenza artificiale – altrimenti, il robot è poco più che un costosissimo bambolotto. E poi sensori di movimento, di equilibrio, materiali leggeri e resistenti per l’ossatura, altri in grado di simulare la pelle… insomma, una sfida non facile.

Robot meno ambiziosi sono già usati. Di solito non hanno forma umanoide: somigliano alle macchine che sono. Si usano in missioni pericolose, che siano in zone di guerra o nelle prossimità di un vulcano, ma anche per fare pulizie e per falciare l’erba.

I robot suscitano paure, certo – quando gli insegnanti artificiali saranno bravi davvero, che fine faranno quelli naturali? Ma anche speranze: possono essere molto utili nella cura degli anziani e dei bambini, o nello svolgere compiti pericolosi, o duri.

Ma voi labber, che ne dite? Come lo vedete, un bel robot da giardino?

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Questo articolo è stato pubblicato domenica 17/05/09 alle ore 13:48 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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