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All’arrembaggio: pirateria e pirati

C’è chi pirata canzoni. C’è chi pirata libri. C’è chi pirata film. E poi ci sono quelli davvero ambiziosi, che piratano intere aziende. È quanto ha scoperto la NEC trea il 2004 e il 2006, in un episodio già entrato nella Storia.

Tutto cominciò con un’indagine di routine: l’azienda aveva scoperto che in Cina qualcuno metteva in vendita prodotti falsi con il suo brand. Un problema serio, certo, ma tutt’altro che nuovo. Nuovi però furono gli sviluppi. Di indagine in indagine la NEC scoprì che esisteva una sua gemella malvagia – o quantomeno pirata. Un’altra azienda, grossa, con stabilimenti di produzione e perfino di controllo di qualità, che firmava prodotti con il marchio NEC.

Quest’azienda era talmente grande e strutturata da assumere personale su base regolare – personale che in alcuni casi era convinto di lavorare per la vera NEC. Ingegneri, informatici, economisti: non mancava niente, e la NEC pirata aveva organizzato un efficiente mercato di esportazione di prodotti. Di più, investiva nello sviluppo di propri prodotti, esattamente come un’azienda legale.

Il caso della NEC è particolarmente clamoroso, ma è un buon indicatore della situazione che si vive oggi nel campo dei diritti intellettuali: un gran caos. Caos che non è nato oggi, ma che oggi è particolarmente vivo. A tracciarne la storia, partendo proprio dall’episodio della NEC, è Adrian Johns, professore all’Università di Chicago, nel suo libro Piracy: the intellectual property wars from Gutenberg to Gates.

La storia è una di quelle davvero affascinanti. Johns fa risalire la nascita della pirateria alla nascita del libro, o meglio, delle gilde di stampatori inglesi. Furono loro le prime istituzioni a cercare di evitare che i libri fossero ‘piratati’ – e cioè, che i libri prodotti da uno stampatore venissero prodotti anche da altri.

Erano tempi più selvaggi di quelli che viviamo oggi. Un autore non poteva avere garanzia che il suo libro non venisse stampato da più tipografie senza che lui vedesse alcun provente. E nessuno poteva avere la garanzia che un libro fosse stampato senza modifiche, senza aggiunte né parti mancanti. Soprattutto, un libraio non poteva essere certo che i libri che metteva in vendita non fossero prodotti e venduti anche dai concorrenti. Fu per questo che i librai iniziarono a organizzarsi.

Furono loro, nella seconda metà del Seicento, a iniziare a parlare di ‘pirateria’. I librai, non gli autori: all’inizio il termine si riferiva più al prodotto fisico che alle idee che conteneva. Il problema non era tanto che i pirati si appropriassero delle parole scritte da un autore, quanto che si appropriassero del profitto di un libraio.

Sono passati secoli e molte cose sono cambiate – altre no. E le discussioni su cosa sia pirateria e cosa no, su come bloccarla, o su come trasformarla in una forza positiva, infuriano. Forse una risposta definitiva non c’è, o forse sì. Di sicuro soltanto in un mondo complesso come quello di oggi può accadere l’episodio della NEC.

Che ne pensate?

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato domenica 16/05/10 alle ore 12:00 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • weizmann84
    di weizmann84 | 16/05/2010 21:04

    i cinesi sono i migliori anche nel copiare XD

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