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Charles Darwin e le stelle

Charles Darwin potrebbe portarci su Marte. Non è la trama di un B-movie ma quello che secondo autorevoli scienziati potrebbe davvero succedere. Tutto cominciò con il famoso viaggio di Darwin a bordo della Beagle, durante il quale furono piantati i semi delle sue teorie scientifiche.

Verso la fine del viaggio Darwin fece tappa su un’isoletta dell’Atlantico Meridionale chiamata Ascension. Più che un’isola era un cumulo di roccia lavica, formata dopo violente eruzioni vulcaniche: c’erano, in pratica, pietre, cenere e poco più. E a Darwin venne un’idea. Forse era possibile trasformare quell’isola. Forse era possibile renderla un posto migliore.

La storia che seguì è stata di recente portata alla luce dalla BBC, riprendendo gli studi del professor David Catling, che sta cercando di ricostruirla nei dettagli. In pratica l’idea di Darwin fu quella di rivoluzionare l’isola importando piante che lì non crescevano. Grazie a queste piante la poca pioggia che cadeva non sarebbe subito evaporata, come succedeva al tempo, e poco a poco il terreno sarebbe diventato fertile. Tutto quello che serviva erano gli alberi – molti alberi.

Che Darwin riuscì a procurare grazie all’intervento di Joseph Hooker, un botanico suo amico, il cui padre era il direttore dei Kew Gardens.

I Kew Gardens erano (e sono tutt’ora) tra i più importanti giardini botanici al mondo: contengono una enorme biodiversità, e gli esploratori inglesi, nel corso dei secoli, li hanno riempiti di piante provenienti da tutto il globo. Darwin e Hooker decisero che era il momento di, come dire, ricambiare il favore, e far partire dai Kew Gardens piante dirette ad Ascension. La Marina inglese accettò di collaborare e il piano ebbe inizio.

Fu un successo quasi immediato. Hooker e Darwin conoscevano il loro lavoro, e in capo a pochi decenni le specie importate iniziarono a prosperare sull’isola, il terreno iniziò a cambiare, e un cumulo di roccia fu ricoperto da foreste.

Di Ascension, a parte questo, si sa ancora molto poco. Lo scienziato John Moores la considera, tra le altre cose, una chiave necessaria a capire se possiamo o no terraformare (questa è l’espressione che indica il processo iniziato da Darwin) Marte. Un’idea, questa, molto amata dagli autori di fantascienza, uno tra tutti Ray Bradbury, che di recente ha superato gli ottanta anni di età.

Bradbury immaginava un futuro in cui generazioni di coloni avrebbero terraformato Marte, trasformandolo in un pianeta vivibile per gli esseri umani. Lui immaginava che la terraformazione non sarebbe passata senza problemi – uno fra tutti, violenti conflitti con le specie locali. Il processo in sé, tuttavia, non è molto diverso da quello pensato da Darwin.

Più in generale quello della ‘terraformazione’ di pianeti lontani è un vecchio sogno della fantascienza. Da sempre l’uomo è stato capace di rendere ospitali ambienti che non lo erano, e trasformare in ‘casa’ propria un ambiente naturale ostile è un istinto quasi ancestrale. E anche una necessità, se davvero vorremo, un domani, esplorare lo spazio profondo.

Charles Darwin si è rivelato ancora una volta un profondo visionario. Ci ha insegnato che nel nostro passato c’erano scimmie – e forse, nel nostro futuro, ci regalerà le stelle.

Commenti (2)
Questo articolo è stato pubblicato sabato 11/09/10 alle ore 12:00 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • falcoo
    di falcoo | 12/09/2010 17:37

    Uauu

    Postato tramite l’applicazione per iPhone del Vodafone Lab

  • caseras55
    di caseras55 | 18/09/2010 13:26

    Purtroppo l’uomo si e’ dimostrato anche capace di distruggere ciò che la natura ha creato avendo dei risultati tremendi

    Postato tramite l’applicazione per iPhone del Vodafone Lab

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