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Fate attenzione a…

Le pubblicità diventano sempre più brevi. La qual cosa, di per sé, potrebbe non essere un male. Secondo i dati diffusi da un report dell’Associated Press, gli spot televisivi negli Stati Uniti sono passati da una lunghezza preferita di 60 secondi, a una di 30, a una di 15.

C’è chi dice che sia un sintomo di una trasformazione complessiva in corso: una riduzione del nostro attention span, cioè della quantità di tempo in cui riusciamo a stare attenti a qualcosa. In pratica oggi saremmo meno abituati di una volta a focalizzarci su singoli argomenti, preferendo una logica del ‘mordi-e-fuggi’. Il colpevole? Internet, soprattutto, nelle sue ormai molteplici declinazioni (su computer e smartphone, con blog, video, e così via). Nel 2008 uno studio della compagnia di assicurazioni Lloyd aveva giù misurato una diminuzione dell’attention span, soprattutto tra i giovani, e questi nuovi dati paiono confermarlo.

Prima che dalle pubblicità, il dibattito è stato riacceso da un libro recente, The Shallows, di Nicholas Carr. La tesi sostenuta da Carr è forte, anche se non nuova: Internet ci starebbe abituando a ragionare in modo superficiale. Piuttosto che andare a fondo delle informazioni, preferiamo surfarle rapidamente – è inutile imparare davvero la Storia, quando basta dare un’occhiata a wikipedia dal proprio iPhone per sapere al volo i nomi dei sette Re di Roma. Secondo Carr è addirittura il nostro cervello a cambiare: staremmo perdendo la fondamentale capacità di assorbire conoscenza, in favore della velocità nel cercarla e leggerla. Lavorare in multitasking ci permetterà anche di fare più cose, ma non di farle in modo riflessivo e significativo.

Preoccupante? Fino a un certo punto. Il libro di Carr non mette tutti d’accordo. Jonathan Jones, critico d’arte e blogger per il Guardian, ha sottolineato che il punto non è tanto Internet, ma cosa ci metti. E, ha aggiunto, considerate le dimensioni di Internet, in qualsiasi momento c’è qualcuno che ci sta mettendo qualcosa, da qualche parte. Inoltre, e non è certo Jones il primo a dirlo, i blog consentono uno scambio diretto, serrato, di opinioni e idee: un indiscutibile vantaggio rispetto alla carta stampata.

Più in generale, l’attention span in sé è una cosa difficile da valutare. La nostra mente funziona in modi spesso imprevedibili, e anche lei è capace di lavorare in background: è possibile che saltando di link in link si creino collegamenti nuovi, idee inaspettate, e che quella che sembra un’attività superficiale vada molto più in profondità.

Insomma: forse è presto per gridare al disastro, e i nostri cervelli sono al sicuro.

Un attimo.

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Questo articolo è stato pubblicato sabato 13/11/10 alle ore 13:03 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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