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Comunque vada (non) sarà un successo

Avete presente il concetto di “ultime parole famose”? La lista di frasi fatidiche pronunciate da personaggi noti e rimaste nella storia per essersi rivelate clamorosamente sbagliate è potenzialmente infinita. Basta girare un po’ sulla rete per trovarne in tutti i settori: sport, storia, scienza, spettacolo, tecnologia.

“Non potranno mai avere successo: usano la chitarra elettrica e tutte le band che la usano non hanno successo.” (Direttore Artistico della Decca Records, dopo un provino ai Beatles)

“Una unità di calcolo sull’ENIAC è dotata di 18.000 valvole e pesa 30 tonnellate, ma può darsi che in futuro i computer abbiano soltanto 1000 tubi e pesino soltanto una tonnellata e mezza.” (dalla rivista Popular Mechanics, 1949)

“Questo cosiddetto “telefono” ha troppi difetti per poterlo considerare seriamente come mezzo di comunicazione. Il dispositivo è intrinsecamente privo di valore, per quel che ci riguarda.” (comunicazione interna della Western Union, 1876)

“Prevedo che Internet Explorer non raggiungerà mai la predominanza del mercato di cui hanno goduto i browser testuali Mosaic e Netscape dal 91 al 96.” (Jacob Nielsen da Web Usability, marzo 2000)

E potremmo andare avanti per ore. Profezie catastrofiche risultate assurde o successi annunciati ma mai compiutisi. Negli ultimi decenni, nel mondo della tecnologia, questi casi si sono ripetuti senza sosta.

Innumerevoli aziende hanno lanciato sul mercato “novità strabilianti” destinate – a loro dire – a cambiare il corso della storia, e che si sono invece duramente scontrate con una realtà ben diversa.  Prodotti ritirati prima del lancio o immessi sul mercato contro ogni logica razionale e incompresi dal pubblico. O magari semplicemente innovazioni sfortunate perché si sono ritrovate , per così dire, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Cause diverse ma risultato identico: il totale e incontrovertibile flop.

É accaduto, per esempio – e spesso – nel mercato dell’homevideo e della riproduzione musicale.
Il Betamax di Sony, (un sistema di videoregistrazione magnetica destinato al mercato domestico) e il Video2000 di Philips (standard di videoregistrazione basato su un dispositivo piezoelettrico) furono pesantemente sconfitti, negli anni 80, dal VHS di JVC. Per non parlare del Laserdisc, il primo standard di videoregistrazione ottica, nato negli anni 70, progressivamente e inesorabilmente uscito di scena con l’arrivo del più versatile ed economico DVD.
E nel comparto musicale la Digital Compact Cassette (Philips) e il minidisc (Sony) furono costretti ad arrendersi al Compact Disc senza avere il tempo di affermarsi come standard di registrazione audio.  Una serie di sfortunati eventi, possiamo dirlo, che malgrado l’assoluta validità tecnologica di tutti gli standard citati, fece sì che alcuni si eclissassero – spesso per errate scelte di marketing – e altri avessero un successo esplosivo.

Di esempi ce ne sono tantissimi, ma terminiamo la lista con uno su tutti: la realtà virtuale. Eh già, perché in quella tutti ci avevamo un po’ creduto e sperato. E qualcuno, come Gunpei Yokoi,  (uno dei più importanti programmatori della Nintendo), ci provò – anche lui,  purtroppo, fallendo – con il Virtual Boy. Un casco progettato ad hoc prometteva di rendere possibile immergersi in una realtà simulata e indistinguibile da quella vera.  Il risultato fu disastroso sia dal punto di vista tecnico che da quello commerciale e la nota azienda salutò il suo collaboratore troppo ottimista.

Così dopo questo elenco di colossali fallimenti e false profezie la nostra fiducia nel mondo della tecnologia potrebbe vacillare… Ma un po’ di clemenza è d’obbligo. In fondo dove saremmo oggi senza tutti questi sognatori colpevoli di aver guardato troppo oltre?

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato sabato 20/11/10 alle ore 18:00 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • SHADOW6270
    di SHADOW6270 | 20/11/2010 21:53

    “Questo cosiddetto “telefono” ha troppi difetti per poterlo considerare seriamente come mezzo di comunicazione. Il dispositivo è intrinsecamente privo di valore, per quel che ci riguarda.” (comunicazione interna della Western Union, 1876)

    Secondo me avevano ragione riferendosi al futuro e a vodafone per il (dis)servizio e lo scontanto fornito ai propri Clienti.

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