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Riti e miti di una Befana senza tempo

C’era una volta la Befana. C’è ancora, per fortuna, anche se il suo prestigio si è un po’ appannato in favore di Babbo Natale. È un peccato, perché se le leggende su Babbo Natale sono diffuse in tutto il mondo, quelle sulla Befana sono tipicamente italiane. E hanno ancora qualcosa da dirci.

I doni della Befana erano per tradizione più semplici di quelli che oggi porta Babbo Natale: niente Playstation, ma dolci, arance, e piccoli giocattoli o oggetti utili. L’immaginario contemporaneo di Babbo Natale si è diffuso grazie alle pubblicità della Coca-Cola, che hanno reso immortale il suo vestito rosso e bianco (inventato, appunto, dal marketing dell’azienda americana). La Befana è vestita in modo meno ricercato: scarpe rotte e stracci, è un’anziana donna del popolo, e non un florido capo-industria con una flotta di aiutanti ai suoi ordini.

Ci sono molte leggende su come la Befana avrebbe cominciato i suoi giri notturni. Secondo una delle più diffuse era una vecchietta alla cui porta bussarono i Re Magi, mentre stavano andando a rendere onore a Gesù bambino. Lei li ospitò, ma quando loro le chiesero di seguirli, rifiutò, perché era troppo impegnata con i lavori di casa. Poi decise che tutto sommato valeva la pena fare un salto in quella famosa grotta, ma non riuscì mai a trovarla. E da allora porta doni a tutti i bambini buoni, nella notte dell’Epifania, punendo quelli cattivi con del carbone.

Di leggende sulla befana ce ne sono molte, e tutte hanno, ovviamente, toni cristiani. Ma è probabile che le origini della cara vecchietta siano più antiche del cristianesimo, e affondino le radici nelle tradizioni pagane italiane. Non sarebbe una cosa nuova: molte di queste tradizioni sono sopravvissute nei millenni, trasformandosi, adattandosi alla religione cristiana, ma mantenendo tratti inconfondibili.

Alcuni antropologi hanno ipotizzato che la Befana sia una sorta di ‘antenato’ archetipico, che portando regali ai bambini rinforza tutta la famiglia. Il fatto che di solito le venga lasciata una piccola offerta di cibo e vino (o acqua, o latte), conferma questa teoria: offerte del genere erano riservate un tempo a spiriti e dèi. E la Befana passa dai comignoli, come fanno, in molte tradizioni, proprio gli spiriti.

E poi c’è l’iconografia di per sé, che è, ovviamente, quella della strega: brutta, anziana, vestita di stracci, vola a cavalcioni di una scopa di saggina. Ma se di solito le streghe del folklore sono malvage, e addirittura in combutta con il Diavolo, la Befana è una dolce vecchina che ama il suo lavoro. È un importante rovesciamento di un tema classico, che ci lascia pensare che i nostri antenati fossero molto più smaliziati e ironici di quanto a volte crediamo.

Oggi i tempi sono cambiati. Il carbone è diventato di zucchero, perché nessun bambino è più considerato davvero cattivo. Le offerte agli spiriti sono diventate un pasto notturno per mamma e papà. E la Befana? Lei è diventata un simbolo per gli Italiani all’estero più ancora che per quelli in Italia: è talmente tipica del nostro Paese, che le comunità di emigrati l’hanno esportata, e la festeggiano come possono. Pare che anche le streghe si aprano ai mercati stranieri…

E voi, conoscete storie, leggende delle vostre terre, sulla vecchia Befana?

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 06/01/11 alle ore 10:36 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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