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Facebook e la selva oscura

Quando mia figlia si è voluta iscrivere a Facebook le ho detto un secco no.

In primo luogo, come madre, rifuggo prevenuta qualsiasi desiderio dettato dal “ce l’hanno tutte le mie amiche”, tipo la felpa di Abercrombie, per intenderci. Dal punto di vista educativo, ho scoperto che funziona bene, in questi contesti, domandarle di rimando “ma a cosa ti serve veramente, a TE?”. E da lì ragionare a catena per arrivare a scremare quello che ha significato nella vita, e quello che no. Perché, diciamocelo, tenere un filo più o meno dritto che indichi ai nostri figli una strada di senso, non è che sia proprio facile oggi. Un po’ per i tanti, troppi, nuovi (e a noi a volte ignoti) stimoli che li bombardano, un po’ perchè noi stessi siamo una generazione di genitori insicuri e bombardati, con un filo un po’ sghimbescio.

In secondo luogo Facebook voleva dire Rete, e Rete voleva dire buio. Internet è il buio per la maggior parte di noi padri e madri che a 14 anni si trovavano in piazzetta con la compagnia e che passavano ore al telefono con l’amichetta del cuore. Non c’è luce che illumini volti riconoscibili, non c’è aria che trasmetta sfumature di voce. Internet è cosa da grandi sgamati, che hanno esperienza e non li frega nessuno.

E che la mia bambina si avventurasse in quella selva oscura, era fuori discussione.

Però. Sono stata incastrata da due pensieri.
Nell’ordine:

1. io ero già in rete con un mio blog personale da sei anni, e lei lo sapeva benissimo. Mi aveva già sentito parlare dei miei amici del blog e, anzi, per dirla tutta, ne aveva già anche conosciuti alcuni di persona. Elemento, questo assai scomodo a una madre che voleva sostenere la teoria della “selva oscura”.

2. mi sono venute in mente le urla di mio padre per la bolletta del telefono, quando io mi chiudevo in camera con la prolunga. Mi è tornato in mente quanto dalle viscere sentissi “non capisce proprio niente di me, quell’uomo”. Lui, che a 14 anni il telefono non esisteva, lo vedeva solo come uno strumento, io invece come un legame.

Così mi sono pentita.

Dopo qualche settimana ho organizzato un incontro con Marta (mia figlia) e una mia cara amica che smanetta da sempre su internet e ne conosce tutti i pertugi, perché le spiegasse bene come divertirsi in rete senza cacciarsi nei guai.

A ben pensarci, credo di aver reagito alla richiesta di Marta né più né meno di come reagirò quando mi chiederà di andare in discoteca per la prima volta.

PS: Si, è ovvio che nei prossimi post racconterò tutti i trucchi che Marta ha imparato dalla mia amica ;-)

Commenti (5)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 24/03/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • Uroburo
    di Uroburo | 24/03/2011 16:30

    Trovo corretta la sua scelta finale di educare all’utilizzo, metterla in guardia.
    In tutta coscienza non mi sembra il caso di negare ad un figlio qualcosa di così ampiamente diffuso da far parte quasi di uno stile di vita (anche se personalmente non sono particolarmente entusiasta nel fare una simile affermazione nonostante l’enorme gamma di servizi disponibili).
    Certamente cercherei di tutelarli nel miglior modo possibile, agendo come utente nel segnalare le normali violazioni e poi magari come genitore può pensare di condividere inizialmente il contatto con sua figlia o comunque esercitare in un certo senso una forma di monitoraggio delle attività e le amicizie tenendola fra i suoi contatti e regolandone l’utilizzo concedendole un determinato intervallo di tempo.
    E’ importante cercare di mantenere sempre vivo il dialogo perché non s’avventuri da sola e la fiducia verso di lei la porti a tenerla al corrente di eventuali “stranezze”.
    Il fatto che le chieda il permesso di creare un account mi lascia pensare che ci tenga alla sua approvazione e che sia disposta a discuterne razionalmente.

    Questa rimane l’opinione di un ventiduenne. Sono curioso di leggere il resto.

  • pittix
    di pittix | 24/03/2011 18:18

    io personalmente sono stato educato da mio padre, poichè mia madre tuttora sa solo accendere un computer oltre a aprire il cd-rom quando pulisce a fondo la mia camera (motivo semplice: ci sono pulsanti fisici e fissi XD ), a essere sempre prudente! io chattavo anche con “sconosciuti”, però dentro di me avevo sempre un timore che qualcuno scoprisse: se i miei genitori cosa facevo, se mi riferivo ai nick chi fossi o dove fossi (mio padre mi ha subito parlato di adescamento on-line e dei rischi a parlare con uno sconosciuto). Nonostante il timore io volevo farlo per passare tempo, e ora che sono comunque un teenager rimango sempre dell’idea che meno si sa di me nella rete, meglio è! però è anche vero che andando su internet la privacy è praticamente annullata perchè, anche senza accorgercene, diamo informazioni utili a chi potrebbe voler far del male. Io penso di essere stato educato bene all’uso della rete, anche se è difficile dirlo visto che sono ancora un po’ giovane!

  • lavale3
    di lavale3 | 24/03/2011 20:43

    @ pittix: mi sembra che tuo padre ti abbia dato buoni consigli. Se ci pensi, poi, non è per niente diverso da quello che ti ha detto sulla gente per strada. Non ti ha forse anche detto di non parlare con gli sconosciuti che incontri, magari tornando da scuola? (il classico “non accettare caramelle eccetera, per intenderci).
    Quello che mi interesserebbe sapere da te, come madre, visto che sei “un po’ giovane” e quindi probabilmente hai un’età simile a mia figlia, è: perchè chattavi lo stesso con sconosciuti nonostante ti avessero spiegato i rischi?

    @ Uroburo: grazie, è molto incoraggiante quello che scrivi :) (ti prego….dammi del tu, se no mi sento una vetusta!!)

  • Uroburo
    di Uroburo | 24/03/2011 21:27

    @lavale3: Scusami XD… mi stavo un pò atteggiando, sperando di conferire un tono di maggiore serietà (cosa che non sempre m’appartiene) alla risposta U_U”’… chiedo venia.

    Per quanto riguarda il parlare con degli sconosciuti, non molto tempo addietro, mi sono ritrovato a discutere di “chat” e mi pare di aver toccato la questione.

    Riporto un estratto:

    “La grande occasione offerta dalla chat sta nella possibilità di poter entrare in contatto con degli sconosciuti in maniera sorprendentemente facile.
    Perché si senta il bisogno di farlo?
    A me sembra naturale così come lo è il desiderio di conoscere gente nuova per strada.

    Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero. (Oscar Wilde)

    Riusciamo ad essere molto più sinceri e rilassati se riusciamo a parlare con chi non ci conosce ancora, ma è un’osservazione che regge solo se ciò che cerchiamo sono conversazioni occasionali che non prevedono l’instaurazione di alcun legame.

    Se invece siamo alla ricerca di qualcosa di meno superficiale l’unica pecca è che non si tratti di un sistema totalmente affidabile, non perché sia sbagliata la chat, ma per il comportamento tenuto da chi la adopera…

    …Non possono però le parole sostituire una figura umana intera…
    Proprio per questo la chat può solo creare le premesse per un possibile incontro e una reale conoscenza.”

    Oggettivamente, riconosco di aver peccato di ottimismo e in ingenuità.
    Ho sottovalutato il pericolo per via del mio sesso e dell’età e mi rendo conto che la frase “A me sembra naturale così come lo è il desiderio di conoscere gente nuova per strada” non sia particolarmente condivisibile… però è facile ritrovarsi nel virtuale in “compagnia” di altre persone che sembrano condividere i nostri stessi interessi o avere qualcosa in comune (l’età già da sola per esempio è un fattore aggregante) e suscitano quindi una forma di interesse.

  • Devastato
    di Devastato | 25/03/2011 09:20

    Secondo me, invece, si è fatta un pò di confusione nell’esprimere la frase “Facebook voleva dire Rete, e Rete voleva dire buio”.
    Internet non implica facebook, ovvero la rete diventa buio solo nel caso in cui se ne fa un uso per cui ti vieni a trovare al buio!
    E’ ovvio che se ne fai un uso corretto (ricerche, mail e cose simili) le probabilità di “buio” sono quasi pari a zero!
    Nel caso in cui vai ad iscriverti a siti di chat, x non parlare “addirittura” di facebook (l’addirittura può avere 2 significati in questo caso: nel senso cattivo intendo un posto brutto dove si fa “amicizia” con chiunque e lì iniziano i problemi, nel senso buono intendo che se se ne fa un uso corretto può essere un buon metodo di comunicazione con amici e/o parenti con cui magari nn puoi mandarti sms o chiamarti a tel xchè magari stanno dall’altro lato del mondo anche se x fare ciò c’è sempre skype!!!) allora lì la probabilità che il “buio” inizi ad ottenebrare la luce della diritta via aumenta sempre + ma tale probabilità può aumentare/diminuire in base alla “coscienza” della persona stessa che ovviamente è funzione di vari fattori, quali età, esperienze, ma soprattutto dall’educazione data dai genitori.

    Concludendo il “libro” (nn volevo dilungarmi così troppo) vorrei dire che se si da la giusta “idea” di utilizzo di facebook il “buio” sarà sempre illuminato dai buoni insegnamenti dei genitori!

    Detto ciò io, nonostante ho appena passato il quarto di secolo, non ho facebook e sto benissimo lo stesso, ho tantissimi amici con cui esco, scambio sms e chiamate!

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