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Gli adolescenti nei social network e la privacy nascosta in bella vista

Se leggiamo quanto viene scritto in giro sembra che i ragazzi non si preoccupino della loro privacy online mettendo in pubblico tutta la loro vita su Facebook o Twitter. Ad esempio un sociologo come Zigmunt Bauman ha scritto su un quotidiano italiano a larga tiratura come la Repubblica:

“I teenager equipaggiati di confessionali elettronici portatili non sono che apprendisti in formazione e formati all´arte di vivere in una società-confessionale, una società notoria per aver cancellato il confine che un tempo separava pubblico e privato, per aver fatto dell´esposizione pubblica del privato una virtù pubblica e un dovere, e per aver spazzato via dalla comunicazione pubblica qualsiasi cosa resista a lasciarsi ridurre a confidenze private, insieme a coloro che si rifiutano di farle”

È un punto di vista teorico molto interessante perché critica l’eccessiva spettacolarizzazione delle nostre vite ed il fatto che ciò che è sempre stato relegato nel privato (emozioni, sentimenti, confidenze…) tende ad essere trattato pubblicamente. Ma è semplicemente così o è, ancora una volta, il risultato di un modo che abbiamo di guardare un po’ la superficie dei contenuti che i nostri figli producono in Rete?

Intanto vale la pena ricordare che i giovani non sono così disattenti rispetto alla loro privacy.

“La maggioranza degli adolescenti gestisce attivamente il proprio profilo online per tenere lontano da sguardi indesiderati di estranei, genitori e altri adulti le informazioni che ritengono più sensibili. Mentre molti adolescenti postano il loro nome e la loro foto sui propri profili, raramente postano informazioni su profili pubblici che ritengono aiutino gli estranei ad individuare il loro nome, cognome, numero di telefono di casa o il numero di cellulare” (dalla ricerca Pew Internet Teens, Privacy and Online Social Networks).

Prendiamo Twitter, un social network in cui i giovani che hanno un profilo scrivono soprattutto contenuti apparentemente intimi su ciò che provano, cosa stanno facendo, ecc. Come possiamo leggere anche nelle riflessioni di danah boyd, una seria ricercatrice che ha lavorato molto su social network e minori, dobbiamo ricordarci che per il fatto che un contenuto sia teoricamente accessibile non significa che sarà visto e neanche che un contenuto che racconta un particolare stato d’animo sarà comprensibile ad un audience esterna:

“quello che postano non avrà senso per un estraneo. Accesso ai contenuti non significa accesso all’interpretazione. Gli adolescenti postano con regolarità in-jokes e utilizzano i testi delle canzoni o riferimenti criptici per parlare ad un’audience più ristretta di quella che può accedere ai loro tweet. Alcuni tweet sono chiaramente difficili da decodificare, rendendo il lettore consapevole del fatto che un messaggio viene nascosto; altri possono essere intesi come “steganografia sociale” in cui il messaggio è nascosto in “bella vista”. Mentre i loro compagni di classe, i genitori o potenziali datori di lavoro possono essere in grado di vedere questi tweet, non necessariamente sono in grado di comprenderli”.

Il privato non è quindi scomparso, né la linea che lo distingue da ciò che è pubblico si è dissolta e la preoccupazione dei giovani di mantenere “riservati” certi contenuti (ad esempio rispetto agli adulti) è ben presente. È cambiato però il luogo in cui gestire il rapporto tra pubblico e privato e i modi di salvaguardare la privacy da parte dei ragazzi passa oggi dalla loro capacità di saperla trattare negli spazi pubblici mediati. Di questo, come adulti, dovremmo occuparci.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 11/04/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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