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(Non ho) l’età giusta per costruire un profilo su un social network

Qual è l’età giusta per costruirsi un profilo su un social network? Facebook stabilisce che siano i 13 anni e che sotto questo limite i profili vengano cancellati. Peccato che i comportamenti sociali di giovani e adolescenti non tengano sempre conto di questa regola – che forse anche qualche adulto non conosce – e che basti fingere di accettarla, magari mentendo sull’età, e il gioco è fatto.

Se n’è accorta anche la commissione europea, che si è mostrata preoccupata dal fatto che siano molti i bambini sotto i 13 anni ad avere un profilo su Facebook, come ci racconta lo studio Eu Kids Online. Ma se si tratta di un comportamento sociale diffuso in Europa vale la pena capire un po’ meglio e in profondità le cose, perché il vero punto, allora, non è tanto – e solo – definire forme di sanzione, ma trovare misure che ci possano garantire una migliore gestione di una cultura giovanile che si è diffusa.

Il dato da cui partire è che quasi tutti i giovani italiani online dai 9 ai 16 anni (94%) usano Facebook come unico social network, contro una media europea del 57%, dato che dipende dal fatto che in alcuni paesi esistono altri social network più usati – anche se la maggior parte dei giovani si sta spostando su Facebook. Se scorporiamo il dato va però aggiunto che è il 74% degli adolescenti italiani tra i 13 e i 16 anni ad usarlo – la media europea è del 77% – mentre i più giovani (9-12 anni) rappresentano il 34%, valore leggermente più basso della media europea che è del 38%.

È interessante notare che i giovani europei mentono meno sulla propria età in quei social network che non pongono un limite per accedere, rendendo quindi più semplice il monitoraggio rispetto a quelli che, come Facebook, un limite lo impongono.

Ovviamente, trattandosi di minori, anche il comportamento dei genitori fa la differenza. I genitori italiani, per il 41%, sostengono di non consentire ai propri bambini di avere un profilo (contro una media europea del 32%); il 18% (contro il 20% europeo) sostiene che i loro figli possono usare Facebook solo sotto la loro supervisione; il 41% invece lascia liberi i propri figli non ponendo alcuna restrizione (contro la media europea del 48%). C’è quindi una buona dose di attenzione da parte dei genitori italiani che contiene l’uso, da parte dei più piccoli, senza giusto controllo. Le regole date dai genitori – sostiene la ricerca – vengono rispettate: sono bassissime le percentuali di figli che hanno un profilo se i genitori glielo vietano, ad esempio. Come sempre sembra quindi essere produttivo parlare con i propri figli stabilendo motivazioni (“Perché vuoi entrare su Facebook, per fare cosa?”) e regole.

Eppure qualcosa di più si può fare. Trattandosi di un fenomeno culturale destinato a durare ed espandersi e che coinvolge in modo allargato le comunicazioni tra i minori e tra questi e categorie diverse di adulti, la chiarezza circa le conseguenze del fenomeno – proprio a partire dai gestori stessi del social network – può aiutare a delineare meglio il campo in cui ci si muove. Bisogna stabilire, infatti, un equilibrio tra tutela della privacy e costruzione di consapevolezza circa la condivisione di contenuti, tra possibilità di comunicare con i propri amici in modo protetto e possibilità di allontanare sconosciuti.

Spesso il problema è solo tecnico, ha a che fare con la capacità e consapevolezza di aggiustare le regole di privacy o con la necessità che alcune regole di segnalazione e restrizione siano più facili e immediate.

La sintesi che la ricerca propone ai gestori di siti di social networking ha a che fare proprio con questi punti.

I diversi servizi proposti, ad esempio, dovrebbero essere adeguati all’età, con misure atte a garantire che gli utenti minorenni vengano rifiutati e/o cancellati dal servizio. Le disposizioni di privacy dovrebbero assicurare che i profili dei minori siano impostati su “privato” di default, invece di essere aperti, e che gli utenti possano controllare con semplicità chi può accedere al loro profilo completo ed essere in grado di visualizzare le proprie impostazioni di privacy in ogni momento. I SNS dovrebbero incoraggiare e consentire agli utenti di gestire in modo semplice e personalizzato le informazioni che condividono in modo da avere sempre ben chiaro chi può vedere che cosa del loro profilo. Infine questi siti dovrebbero avere un meccanismo semplice per i bambini che consenta di segnalare un contenuto non appropriato o un comportamento scorretto da parte di altri utenti.

In fondo si tratta di ambienti che dovrebbero essere progettati con una chiara segnaletica che aiuti tutti a capire meglio come viverli.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 27/04/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • Gemini90
    di Gemini90 | 27/04/2011 15:20

    Più che l’età giusta, serve la testa giusta per gestire un profilo su un social network.

    Cosa molto più rara da riscontrare nelle persone :-)

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