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Insmm, ki scrv ksì smbr 1 analfbta (?)

- c 6 gg agli allenamenti, k t dv dire 1 cs?
- cs è succexo? o.o”
- tra tra, nn t preoccupare, tt bn, sl k è succexa 1 cs k nn t immagini neanke! XD
- k cs?
- t dico dp se c 6
- ovvio k c sn -.-”
- ahah all a dp tvukdbxseo

Ecco qui. Ho chiesto a mia figlia di aiutarmi a scrivere l’apertura a questo post.

Volevo parlare del nuovo linguaggio che accompagna i ragazzi… Il linguaggio delle faccine e delle emoticons e della sincope che ritma la loro veloce comunicazione, ma non ne avevo gli strumenti.

Io non conosco questa lingua.

E’ nata con gli sms, che concedono poco spazio, ma si è velocemente diffusa in chat (e ci sta), nelle mail (e ci sta un po’ stretta) fino a raggiungere le verifiche di italiano a scuola (con giusto orrore di insegnanti, genitori e la società tutta).

C’è chi urla allo scandalo, chi allo squallore, chi dice “di questo passo dove andremo a finire”.

L’abbreviazione esiste dai tempi dei tempi. Lo facevano i latini e i greci, e gli amanuensi della scuole scrittorie lo hanno trasformato in una vera arte, quasi inventando un nuovo modo di scrivere. Senza saper stenografare, fino a qualche anno fa, nessuna segretaria avrebbe mai avuto una carriera. Ed è innegabile che prendere appunti a scuola sapendo bene come concentrare le parole, aiuta a tenere il passo con quanto dice l’insegnante e poi a casa ti ritrovi la lezione bell’e fatta.

Non è una questione di maltrattamento della nostra lingua, è cosa che dipende sempre dai contesti.

Ogni giorno moduliamo il nostro linguaggio in funzione del contesto: decidiamo se dare del tu o del lei al nostro interlocutore o la quantità di slang che ci concediamo in una conversazione.

Lo facciamo noi e, quasi senza accorgercene, lo insegnamo ai nostri figli.

Tutte le mamme (e i papà) sanno, per esempio, quando giunge il momento che i propri figli comincino a salutare con “buongiorno” gli adulti, invece che con il “ciao” concesso ai bambini piccoli. E si impegnano fino a quando la regola non è assimilata e la progenie bene educata.

Lo stesso vale per i Ke e i c6.

Semplicemente le leggi sono:

1. niente abbreviazioni nei testi scritti a scuola (salvo appunti), nelle lettere agli amici, in nessun pezzo di carta o foglio word dove si stia esercitando – per piacere e per dovere – l’arte di scrivere, quell’arte dove le parole vanno cercate, assaporate, scelte e scritte lettera per lettera

2. ok alle abbreviazioni negli sms e in chat, su Facebook e qualsiasi altra diavoleria tecnologica dove essere veloci e al passo con i coetanei

3. Niente abbreviazioni, neanche in chat o sms se si sa che l’interlocutore non conosce il linguaggio (per esempio, scrivere un sms sincopato ai nonni è davvero poco delicato)

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 29/04/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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