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Spicchi di saggezza: Rossella Calabrò

Ho avuto il piacere, in questi ultimi giorni, di tessere una relazione (rigorosamente digitale) con Rossella Calabrò, fondatrice del Club delle Matrigne Italiano,copywriter, blogger e scrittrice (l’ultima sua opera, Di matrigna ce n’è una sola – Sonzogno, è proprio rivolta agli adolescenti).

Rossella è matrigna di due ragazze di 15 e 25 anni. Descrivendomi la più giovane come “avviluppata al telecomando come un pitone o avvinghiata al pc di papi (non al mio, che è off limits per chiunque) e armata di cellulare, ovunque si trovi”, ho pensato di invitarla a InFamiglia e rubarle qualche spicchio di saggezza sul rapporto genitori e tecnologia.

Mi ha subito spiazzata, dicendomi di se stessa “sono talmente pacifica, per quanto riguarda internet, e anzi lo amo così perdutamente, che non ho obiezioni”.

E nessuna paura? C’è qualche cosa che ti spaventa o ti preoccupa a proposito della tua figliastra che dialoga online?

Be’, certo, ma mi spaventano di più le serate in discoteca o i giri in motorino, magari col casco slacciato.

Quanto tempo-svago (non tempo-lavoro) passi sul pc ogni giorno, più o meno, s’intende? (la domanda include letture su cose che ti interessano e interazioni con i tuoi amici su Facebook/social network/chat/blog eccetera)

Il mio tempo-svago coincide abbastanza col mio tempo-lavoro, perché, fortunata mortale, per lavoro scrivo, ed è una passione. Se esco dall’ambito lavoro (in cui metto anche social network, blog, email etc.) è per curiosare su alcuni temi che mi interessano, a cui dedico tipo un’oretta al giorno. Ma in realtà rientrerebbero nel tempo-lavoro, perché poi magari, di quegli argomenti, scrivo per lavoro.

Quanto tempo-svago concedi ai tuoi figli sul pc ogni giorno? E’ più o meno lo stesso tempo che concedi a te stessa o meno? Se meno, perchè?

I miei sono figliastri li vedo part-time, a weekend alternati più una sera a settimana. E quindi non sto ad ammorbarli per quelle poche ore passate insieme. Anche perché mi ricordo com’ero io da adolescente, e mi ricordo quanto mi stessero strette le censure dei miei genitori, tipo i limiti alle mie chiacchierate al telefono con le amiche. Tant’è che avevo trovato un trucco: siccome mia madre, quando tornava a casa, toccava il telefono per sentire se la cornetta era calda, io, appena sentivo l’ascensore, staccavo il telefono, lo mettevo nel freezer e poi lo rimettevo a posto. Così quando lo toccava era freddo e io innocente. Insomma, credo che stare ore a chattare sia una cosa fisiologica, a quindici anni, e ritengo sia molto, molto peggio impedirlo. Ma forse è facile essere progressiste con i figli degli altri, non so. Fatto sta però che io – a furia di restrizioni – sono scappata di casa a 18 anni e non sono mai più tornata. Forse un po’ meno restrizioni sarebbero state utili a tutti.

Le relazioni “virtuali” non sono vere e sincere perchè non vedi gli occhi, i gesti e le espressioni di chi parla, e quindi non puoi fidarti. Questa è un’osservazione che affiora spesso nelle conversazioni tra madri e figli (e non solo) quando si parla di conversazioni online. Tu cosa pensi?

Penso che siano le relazioni di questo momento storico, e dobbiamo adattarci a gestire anche questo tipo di comunicazione. Senza essere prevenuti, e senza pensare che come comunicavamo noi era giusto e come comunicano i ragazzi sbagliato. Altrimenti, secondo me, siamo vecchi e abbiamo finito di crescere e imparare.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 02/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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