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La rete e l’esplorazione necessaria della vita: Giulio Pianese

Giulio Pianese, ovvero Zu, è un traduttore appassionato non solo di parole ma anche di musica. Soprattutto, è in rete dal 2003 con il suo blog personale Verba manent, quando ancora i blogger si contavano su poche dita e erano additati come un po’ matti. Al suo attivo ha anche due figli, una ragazzina di 15 anni e uno calciatore di 11, quindi è perfetto per questa mia piccola avventura di giornalista che intervista.

Sul rapporto tra ragazzi e rete Giulio mi ha detto di aver imparato a lasciar le briglie abbastanza sciolte, facendo sentire la sua presenza ma non in modo soffocante. Anche questo “navigare fatto di parole” – ha detto – fa parte dell’esplorazione necessaria, desiderata e desiderabile della vita, che apre i suoi orizzonti allo sguardo goloso di chi transita dalla fanciullezza all’adolescenza.

A lui, per par condicio dei sessi, ho fatto le stesse domande a cui lunedì scorso ha risposto Rossella.

Quanto tempo-svago (non tempo-lavoro) passi sul pc ogni giorno, più o meno, s’intende? (la domanda include letture su cose che ti interessano e interazioni con i tuoi amici su social network/chat/blog eccetera)

Il guaio è che troppo spesso lo svago s’intreccia al lavoro, o vi s’insinua: durante una ricerca terminologica, per esempio, basta che un sito tardi a caricarsi perché ne approfitti per sbirciare qualche altra pagina (Friendfeed, Facebook, blog) o addirittura per rispondere a messaggi, commenti, mail; se poi s’inciampa in qualche link interessante, mettersi a leggere un articolo, un intervento, un post è talvolta tentazione irresistibile, al punto che non saprei quantificare il tempo dedicato alle oziose scorribande. Diciamo che, lavorando con le parole, per me i momenti dedicati alla lettura e alla condivisione di contenuti sono in una certa misura contigui all’aggiornamento professionale. Tutto sta a regolare tale misura, puramente per ragioni di produttività.

Quanto tempo-svago concedi ai tuoi figli sul pc ogni giorno? È più o meno lo stesso tempo che concedi a te stesso o meno? Se meno, perché?

I miei figli non vivono con me, però quando passiamo il fine settimana insieme a un  certo punto arriva la domanda: “Posso andare su YouTube?” (oppure: “su Facebook?”).  Solo di rado la richiesta mette ali di portata superiore: “Posso usare il computer per andare in rete?” Quest’ultimo caso riguarda la necessità di svolgere qualche ricerca scolastica oppure quella di sanare delle curiosità (nozioni di genere vario e imprevedibile – benedetta wikipedia! – o informazioni, anche d’attualità). Riguardo al puro svago, in genere non c’è bisogno di limitarli troppo e se lo faccio è per esigenze contingenti (no, perché è ora di cena, perché dobbiamo uscire, perché devono finire i compiti o perché… il computer serve a me).

C’è qualche cosa che ti spaventa o ti preoccupa a proposito dei tuoi figli che dialogano online?

No, perché mi fa piacere che usino la rete e perché sono entrambi abbastanza assennati. La grande però tende a chattare (su Facebook) anche con sconosciuti (ma con amici in comune, mi dice) e questo, devo ammetterlo, non è un atteggiamento che mi lascia del tutto tranquillo, soprattutto sapendo della diffusa abitudine a creare profili falsi.

(N.d.r.  Questa è una paura comune a molti, direi quasi tutti, i genitori. Qui trovate qualche informazione interessante, mentre io lancio un appello ai miei colleghi, Giovanni e Lucio: ci rassicurate su questo argomento? Quanto è frequente la creazione di profili falsi? E, ben più importante, quanto è probabile che i nostri figli, chattando con i loro amici o visibili agli amici degli amici, possano incappare in uno di questi?)

Le relazioni “virtuali” non sono vere e sincere perchè non vedi gli occhi, i gesti e le espressioni di chi parla, e quindi non puoi fidarti. Questa è un’osservazione che affiora spesso nelle conversazioni tra madri e figli (e non solo) quando si parla di conversazioni online. Tu cosa ne pensi?

Se sono solo virtuali, è prudente che avvengano tra pari. Non gradirei che i miei figli chattassero con sconosciuti adulti. Diversa la questione se gli scambi comunicativi avvengono in spazi pubblici, quali forum, blog, bacheche, social network.

Al di là delle preoccupazioni genitoriali, comunque, la comunicazione in rete non può assommarsi in una categoria unica. Sarebbe come dire che tutti i libri si equivalgono, o che le conversazioni telefoniche sono tutte uguali. La conoscenza cosiddetta virtuale può essere prodromo di avvicinamenti molto consapevoli e promettenti: lo insegnano le reti relazionali createsi o rafforzatesi tra blogger che si leggevano reciprocamente, tra partecipanti a forum o mailing list, tra chi frequenta i social network con spirito di interscambio. Conversazione, sfoghi, ascolto, divertimento condiviso grazie all’emergere delle affinità e alla possibilità di conoscersi ancor prima di incontrarsi.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 09/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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