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Leggi il diario di tuo figlio?

Come accade a volte per coincidenze strane, mi sono trovata nel giro di pochi giorni a discutere dello stesso argomento con due persone diverse.

La prima, un’amica di famiglia, mi ha parlato dei suoi timori nel vedere la figlia “smanettare” a ritmo incalzante col telefonino, quotidianamente, in un botta e risposta di sms con vari, tanti, amici. La figlia, tredicenne, rispondeva alle domande delicate della madre (e genuinamente interessate) con vaghi gesti della mano a dire “niente, non t’impicciare”, gesti che sortivano esattamente il risultato opposto. Perché è innegabile che ci sia qualcosa a noi incomprensibile in questo nuovo modo di comunicare dei nostri figli ed è facile che il non capire scivoli inevitabilmente nel preoccuparsi.

Non riuscendo a contenere il dubbio, di soppiatto, la sera, è scattata la molla del controllo del cellulare.

Pochi giorni più tardi, in un lungo viaggio in treno, un cliente-collega – esauriti tutti gli argomenti di conversazione professionali – mi racconta di suo figlio quindicenne e delle sue marachelle scolastiche. Il figlio prova ed esplora in varie direzioni, come tutti gli adolescenti, facendo venire i capelli bianchi al padre. E – come tutti gli adolescenti – dopo i compiti e lo sport si attacca a Facebook e lascia i genitori fuori dalla porta (non condivide con loro l’amicizia).

Il padre, preoccupato, segretamente si intrufola nella sua bacheca per vedere cosa bolle in pentola.

Entrambe queste persone sono uscite dal blitz di spionaggio con un sorriso sulle labbra dichiarando che le loro paure erano infondate, che non hanno trovato niente di niente per cui dovessero preoccuparsi.

A tutti e due ho posto la stessa domanda “Tu leggeresti mai il diario di tuo figlio?”.

Ma certo che no. Nessuno di noi leggerebbe mai il diario dei figli, perché ricordiamo troppo bene la rabbia che provavamo alle intrusioni dei nostri genitori, perché oggi siamo genitori moderni, che leggono e sono informati, che vanno a riunioni serali organizzate dalla scuola sul tema dell’adolescenza, perché non li consideriamo più nostre proprietà come si faceva invece un tempo, perché diamo valore allo spazio personale e crediamo nel diritto alla privacy e alla condivisione con i loro pari, anche se ci esclude.

Prendi un genitore qualunque e chiedigli se leggerebbe mai il diario di sua figlia e lo vedrai indignarsi.
Fino a che… Fino a che non arriva un episodio che si intuisce ma che i figli non raccontano, un atteggiamento che lascia senza spiegazione e il dubbio comincia a far immaginare mille possibili scenari, tutti molto catastrofici.

A quel punto scatta l’indebita intromissione nella sfera di intimità della persona, contro la sua volontà e, ancor peggio, contro la sua fiducia.

I meccanismi che nel passato hanno fatto scivolare di soppiatto i genitori nelle camerette dei figli, mentre dormivano o erano a scuola, alla ricerca del libretto rivelatore, sono esattamnente gli stessi che ci spingono a controllare i cellulari o i social network.

La tecnologia non c’entra. Non c’entra niente la nostra eventuale poca conoscenza del mezzo (“vado a vedere cosa fa, chissà cosa fa lì, in quel luogo a me così oscuro”).

La realtà è che oscura è a noi la loro età e i meccanismi che l’accompagnano. Sfuggiranno sempre i ragionamenti dei figli adolescenti ai loro genitori, perché mancheranno sempre di logica condivisa, essendo essi soprattutto un’insieme di convinzioni spesso costruite appositamente (diciamolo pure, anche forzate) per staccarsi dal nostro modo e dal nostro mondo.

Sbirciare un diario o un telefonino o Facebook è un monologo con noi stessi e, anche se lo si fa giustificandosi con un “sono preoccupata per lui, voglio capirlo meglio”, la realtà è che è un atto di egoismo attraverso il quale il genitore si arroga il diritto di trovare soluzioni a problemi che il figlio non ha neanche esposto. Mentre – lo sanno anche i bambini – non spetta ai genitori dare soluzioni, altrimenti il figlio non sarà mai in grado di assumersi le proprie responsabilità o di fare scelte autonome.

Non è per niente facile fare i genitori non invadenti, ma ci consoli il fatto che la rete, Facebook e le chat non c’entrano niente in questo processo (così almeno avremo tutti un pensiero in meno di cui preoccuparci).

E ci consoli anche, molto, leggere questa mamma e il suo intelligente e ironico cambio di prospettiva.

 

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 13/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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