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Insegnare a dir di no

Trent’anni fa entravo, grassottella, nello studio di un dietologo. Avevo preteso di andare da sola, perché a 14 anni sentivo il mondo sprizzarmi nelle vene e chi mai avrebbe potuto farmela sotto il naso? Andare da un dottore da sola era una delle bandierine che voracemente ambivo a piazzare sulle future vette della mia indipendenza.

Dopo un’accurata visita, l’affabile dottore – un bell’uomo che avrà avuto la mia età di oggi – mi coinvolse in una conversazione su come erano i miei genitori e fece alcuni commenti molto perspicaci e moderni.

Uscii dallo studio con un plico che conteneva le mie future settimane di pollo alla griglia e insalatine e con un invito per il sabato successivo nella piscina dell’esclusivo Sporting Club della mia città, io e lui. Ricordo che camminai verso casa felice e lusingata. Quell’uomo simpatico, che mi aveva saputo capire così bene in così poco tempo, voleva essere mio amico.

Volevo raccontarlo ai miei genitori, ma non lo feci, per paura che loro non mi lasciassero andare.

Più si avvicinava il sabato, però, più la mia inquietudine cresceva. C’era un fastidio sordo e lontano che rovinava l’attesa, a cui non sapevo dare un nome. Il pensiero che le intenzioni del dottore potessero essere inappropriate mi sfiorava la testa ma subito lo scartavo perché mi sembrava impossibile che un uomo tanto affabile e autorevole potesse avere intenzioni altre se non quella di diventare mio amico.

Finì bene grazie a una felicissima intuizione che affiorò nel mio rimuginare. Semplicemente chiesi a me stessa “tuo padre, che ha la stessa età di quel dottore, lo farebbe mai di invitare una ragazzina di 14 anni allo Sporting Club per una nuotata con lui?”

Guardando le cose da quella prospettiva mi fu chiaro all’istante che qualcosa non quadrava, che i papà di 40 anni non escono con le tue coetanee e che l’invito che avevo ricevuto non apparteneva al normale scorrere delle cose. Presi il telefono e con la receptionist dello studio disdissi l’appuntamento.

Mi sono chiesta spesso come sarebbero andate le cose altrimenti e oggi so di aver sfiorato un adescamento con tutti i crismi, ben bene impacchettato e pure con il fiocchetto.

Questo episodio è tornato alla mia mente nel leggere che Terre des Hommes per difendere i bambini dal grooming online ha vinto il Social Award di Pubblicità Progresso al 24 GranPrix Advertising Strategies di Pubblicità Italia.

Lo spot premiato si intitola “Navigare sicuri” e fa parte di un gruppo di cinque video che potete vedere qui e che potete far vedere ai vostri figli, perchè Mimì Fiore di Cactus e il suo porcospino sono proprio simpatici e parlano chiaramente e senza trasmettere inquietudine.

E’ insieme ad altri quattro video che ritraggono situazioni a noi più familiari, perché esistevano già prima dei computer, come l’uomo che ti offre la caramella o il bullo di scuola che ti costringe al silenzio.

L’adescamento esiste da sempre ed è forse la più grande paura che ci attanaglia. È incontrollabile, ancor più perché sappiamo che può succedere anche in ambienti che giudichiamo protetti (e se non lo è lo studio di un medico, cosa è sicuro per i nostri figli?). E perché sta solo nelle mani dei nostri figli l’esito, quando crescendo escono dal nostro campo visivo.

Eppure l’arma vera per tenerlo lontano l’abbiamo proprio noi genitori. È la stessa che applichiamo giorno per giorno su tutti i fronti dell’educazione e della loro crescita: l’incoraggiamento alla comprensione della vita e delle sue sfaccettature, la mano ferma che guida verso la coscienza di sé e la responsabilità.

Dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di fare dei nostri figli dei ragazzini che sappiano distinguere, sappiano farsi domande e sappiano scegliere cosa li fa sentire a proprio agio e rifuggere quello che no. E insegnare loro a fare tutto questo avendo fiducia nella vita. Insegnare ad attraversare la strada non deve far venire paura di essere travolti da un’auto. Spiegare che ci sono persone che potrebbero non avere belle intenzioni non significa che gli esseri umani sono tutti abietti.

Ci sono tanti luoghi in rete che parlano di adescamento online e danno molti consigli a noi genitori, anche qui a inFamiglia.

Ai miei figli io ripeto sempre solo due cose:

1. non parlare mai a sconosciuti (vale per strada, al citofono, e quindi anche online)
2. Nel dubbio, chiediti sempre se tua madre, tuo padre o qualsiasi altro adulto di cui ti fidi farebbe quanto ti viene chiesto di fare e semmai dì di no.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 16/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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