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Relazioni in rete con gli occhi di un papà: Sergio Maistrello

Nel 1998 Sergio Maistrello discuteva la sua tesi di laurea sull’evoluzione e le implicazioni dell’informazione giornalistica sul World Wide Web e da allora ha sperimentato, conversato, scritto libri e condiviso la rete. Dal 2003 è autore di un blog che lui mi ha descritto così: “è semplicemente il mio blog personale, dove appunto idee, sensazioni, esperienze e cose che mi capitano, tra vita e lavoro”.

Per mia (e nostra) fortuna, è anche papà di due bambini, Giorgio (4 anni abbondanti) e Gea (uno appena compiuto) e così, in questa intervista che mi ha concesso, troviamo un prezioso racconto, miscela di competenza professionale e sentimento genitoriale.

I tuoi figli sono ancora piccoli per FB e per la chat, che sono stati finora oggetto delle mie interviste ad altri genitori. Ciononostante, usano già il computer insieme a te? E se sì, per fare cosa?
Lo usa Giorgio, ma in modo ancora poco consapevole. Lui ha scoperto da pochissimo la tv, finora i cartoni animati per lui erano una cosa che si sceglieva insieme su YouTube, che cominciava quando volevamo noi e che non era interrotta dalla pubbicità. A volte il computer ci serve per ripescare foto o video di quando era piccolino. Per lui è un grande archivio, insomma, ma non ha ancora preso l’iniziativa in prima persona. Gea invece è ancora troppo piccola per interessarsi allo schermo del pc.

C’è un gioco online che già fai con i tuoi figli e che ci consiglieresti?
Se intendi un gioco legato al pc no, anche perché io non sono mai stato un grande videogiocatore. Ci sono invece delle applicazioni per iPhone molto interessanti e adatte alla creatività dei bambini piccoli. Quella che usiamo spesso per far passare quarti d’ora difficili quando siamo fuori casa è DoodleBuddy.

E c’è un gioco che non vedi l’ora di poter fare con i tuoi figli?
Un gioco molto analogico e senza tempo, a cui Giorgio si sta già appassionando: le costruzioni Lego, caposaldo della mia infanza.

Secondo la tua bio, avevi solo 22 anni quando hai scoperto la rivoluzione digitale e da allora l’hai raccontata in tanti modi e in molti contesti. Potresti raccontarla ai genitori di adolescenti, preoccupati della perdita di contatto con i loro figli e del troppo tempo che questi passano su internet o sui videogiochi?

È il nostro spazio sociale che si estende e viene aiutato da un prodigioso sistema operativo per le relazioni. Non è tecnologia, schermo, distanza, isolamento, ma al contrario presenza, calore, socialità, opportunità, incontro. Internet è uno strumento potentissimo che è necessario conoscere, a prescindere, prima di poterlo giudicare. L’errore più grande che possono fare le generazioni mia e precedenti è valutare quello che sta succedendo con gli occhi e le misure dei mezzi di comunicazione di massa, facendo perdere alle successive un’opportunità epocale (che comunque finiranno per prendersi da soli).

Credi che limiterai/disciplinerai il tempo che i tuoi figli vorranno passare su un dispositivo (pc, nintendo, cellulare), quando saranno più grandi?

Immagino che sui tempi sia inevitabile intervenire, almeno da piccoli. Spero invece di riuscire a lavorare sulla responsabilità personale quanto basta per non dover limitare in alcun modo quello che vedono o fanno e il modo in cui decidono di fare. Sono filosoficamente contrario al parental control.

Le relazioni “virtuali” non sono vere e sincere perché non vedi gli occhi, i gesti e le espressioni di chi parla, e quindi non puoi fidarti. Questa è un’osservazione che affiora spesso nelle conversazioni tra genitori e figli (e non solo) quando si parla di conversazioni online. Tu cosa pensi?

Le relazioni “virtuali” sono relazioni: parto dal presupposto che costruire relazioni è meglio che non costruirle. Nella mia esperienza, la relazione mediata dalla rete è solo un innesco, non una caratteristica definitiva: queste persone, quelle che davvero portano valore alla tua vita, finisci per incontrarle, annusarle, finisci per condividere esperienze. Io grazie alla Rete ho conosciuto persone che oggi sono tra i miei affetti più cari o tra i miei collaboratori più fidati, e sono rapporti che non hanno proprio nulla di virtuale.

Nella tua vita di papà c’è un episodio o un’esperienza che credi ti abbia rivelato o insegnato qualcosa che potrebbe essere utile ad altri genitori alle prese con figli che navigano in rete?
No, non ancora. Ti posso dire però che nella mia vita di papà ho incrociato le esperienze di decine e decine di altri papà e di altre mamme che gratuitamente e discretamente hanno condiviso il loro vissuto in rete. Ho imparato molto, mi sono fatto molte domande, ho confrontato le mie idee con una comunità vastissima di persone nelle mie stesse condizioni. Ecco, credo che chi si pone problemi sui figli che navigano in rete potrebbe cominciare a trovare risposte, paradossalmente, proprio in rete.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 20/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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