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Vivere nella scarsità di risorse (informatiche)

Negli anni Settanta si trovava un computer solo a casa di un tecnologo. Negli anni Ottanta – a parte i microcomputer come lo Spectrum Sinclair o il Commodore 64 – tutti avevano un computer in ufficio e quasi nessuno a casa.

Negli anni Novanta è entrato un computer in (quasi) tutte le case. Gli anni Duemila sono stati quelli nei quali più o meno il rapporto è diventato di un computer per ogni persona. E in questi anni stiamo arrivando a più computer pro capite.

Questa progressione, per quanto approssimata, è abbastanza vicina alla realtà dei grandi numeri. Il che non toglie tuttavia che esistano numerose famiglie dove – con piena cognizione di causa e validissimi motivi – c’è un solo computer per tutti o comunque si è lontani da uno schermo, o una tastiera, a testa.

Come condividere efficacemente le risorse in una situazione di scarsità di mezzi, specie con l’arrivo della bella stagione dove aumenta il tempo libero dalla scuola e dal lavoro?

Si tratta di una fantastica occasione per dare la giusta importanza al ruolo genitoriale e ridare smalto a due antiche istituzioni che oggi sembrano essersi perdute: l’autorità genitoriale e le regole.

E infatti il primo, irrinunciabile e indiscutibile caposaldo di una condivisione di computer, è proprio questo: l’amministratore non è il più bravo tecnicamente, ma una autorità riconosciuta. Ed è anche l’unico ad avere privilegi di amministrazione, salvo concederli, dietro precisi accordi, a un pari grado.

Tradotto: l’amministratore lo fa papà (o mamma). Oppure possono esserlo papà e mamma. Chi sia tecnicamente il più svelto o il più bravo non conta. Il fenomeno potrà eseguire i propri prodigi solo su permesso e in presenza di un amministratore.

Alla fine, condividere tra tanti un unico computer diventa un bel lavoro di squadra. Nel suo piccolo, aiuta anche a riunire la famiglia e a dare a ciascuno il giusto ruolo e il giusto rispetto.

C’è una seconda regola d’oro della condivisione: esistono regole e sono tanto inappellabili, quanto rigorose. Una volta concordati (imporli è controproducente, concordarli responsabilizza) gli spazi di utilizzo, i tempi, i divieti, i permessi e le regole, non esistono eccezioni. Tra le regole potrà eventualmente esserci un accordo che consente scambi di turno o una procedura cui attenersi se si libera inaspettatamente uno spazio di uso. In ogni caso, in generale, non ci sono strappi alla regola. Se il tempo per usare il computer è un’ora, è un’ora, non un’ora e dieci. Se è obbligatorio avere fatto prima i compiti, resta obbligatorio (e i compiti vanno fatti seriamente, non pro forma).

Se sembra un sistema troppo rigido, non resta che provarlo per un paio di settimane. Porterà ottimi risultati non solo informatici. Un incoraggiamento a chi legge queste righe e si ritrova a essere non amministratore e soggetto alle regole: sono regole che danno doveri ma anche diritti. Se è previsto che il mercoledì si possa giocare per un’ora dopo avere fatto (bene) i compiti, e l’amministratore si inventa una motivazione estemporanea per togliervi quell’ora, ha torto e si tratterà di farglielo notare con tatto, gentilezza e rispetto, magari negoziando – questo è possibile anche con regole rigide – uno spazio supplementare di recupero per un altro giorno.

Tornerò in argomento. Se ci sono domande, arriveranno le risposte!

goedelfan è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 26/05/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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