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Alla fine

Mentre eravamo intenti a vivere come meglio riuscivamo, ci è successa una rivoluzione intorno. Siamo diventati tutti personalità amplificate, abbiamo raddoppiato, triplicato, decuplicato il numero di “amici”, abbiamo iniziato a comunicare con più persone, a condividere le nostre idee, i nostri fatti personali, le foto del matrimonio di nostro cugino, le ricette della nonna, le lamentele sul posto di lavoro, le idee politiche, le convinzioni religiose. Abbiamo cominciato a innamorarci a distanza, a scegliere le anime gemelle dalle parole che ci raccontavano e dalle foto che selezionavano per noi. Abbiamo fatto innumerevoli gaffe, errori da principianti, abbiamo sottovalutato le nostre parole e abbiamo sopravvalutato le nostre reazioni.

Abbiamo trasformato il nostro modo di comunicare da adulti, abbiamo scelto di cambiare e siamo cambiati insieme alla tecnologia.

Poi sono nate le nuove generazioni e sono stati bambini che non guardavano solo la Tv, ma giocavano con i videogame, parlavano con i telefoni cellulari, cercavano le risposte ai dubbi con google, si davano appuntamento con gli sms.

Mentre noi faticavamo a capire come gestire la nostra nuova socialità, i nuovi noi ci sono nati dentro e non si sono mai chiesti come si facesse prima, com’era una volta.

Gli adolescenti cresciuti dentro la rivoluzione crescono già amplificati, vivono le metamorfosi dell’età sbirciando quelle di tutto il resto del mondo, fanno fatica, come facevamo noi, a comunicare con gli altri, solo che lo fanno su Facebook, usando le stesse parole nostre, ma con più persone e meno Smemoranda, più foto e link e meno musicassette.

L’adolescenza non è cambiata, resta sempre l’età della scoperta del sesso, del desiderio di diventare adulti, della voglia di provare e sbagliare e poi provare ancora. Gli adolescenti non sono cambiati, hanno paura, hanno voglia di scoprire il mondo, hanno fretta, tantissima fretta, hanno curiosità, hanno desideri, hanno pulsioni. A disposizione non hanno solo le camerette, i corridoi dei licei, le salette dei bar, le discoteche mezze vuote. A disposizione adesso hanno il mondo e la tecnologia, che non li salveranno dal disagio, non li aiuteranno a diventare migliori o peggiori, non li renderanno più furbi, più belli o più intelligenti.

Un adolescente sui social network non diventa più esibizionista, più a rischio, più protetto o più abbandonato: resta un adolescente, un cucciolo di uomo non ancora cresciuto nell’età più faticosa e molesta. Soprattutto molesta. E se posta le sue foto discinte e se racconta che beve troppo e se prova droghe e se si sente solo e se si innamora e soffre e se vuole fare la rockstar e se non studia e perde tempo e se non ha voglia di assumersi responsabilità potrete anche vietargli internet. Lui non cambierà. Resterà un adolescente rompiscatole, anche offline.

Lasciamo che almeno si confronti con il resto del mondo. E se sbaglia troppo puniamolo. Sopravviverà, sia al web che all’età infausta.

Alla fine, siamo sopravvissuti anche noi.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 23/06/11 alle ore 11:05 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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