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Un tanto al chilo. Quel “generalizzare” sugli adolescenti che spaventa noi adulti

Come ben noto a chiunque si occupi di informazione una notizia è una notizia quando riporta un fatto straordinario, poco frequente, non comune. Non tutti però ci occupiamo di informazione e a volte possiamo pensare che quello che leggiamo sui giornali sia uno spaccato rappresentativo della società valido per tutti i suoi componenti.

Capita molto spesso quando leggiamo della tecnologia e dei suoi effetti sulle nostre vite, soprattutto degli effetti sulle vite dei nostri figli. È un po’ il caso del reportage pubblicato da un quotidiano nazionale in questi giorni.

Leggendo l’articolo che accompagna il video è difficile non spaventarsi e non perdere la calma, in particolare per un paio di affermazioni, queste:

“I ragazzi di oggi sono pronti a tutto per un video da mostrare agli amici”
Scusa, giornalista, quali ragazzi, con precisione? Tutti i ragazzi? Solo le ragazze di 13 anni? Ma tutte le ragazze di 13 anni? Tutti quelli di 16 anni hanno un repertorio di video come questo dentro il telefonino? Chi esattamente è pronto a tutto?

“Tutto normale, va di moda”
Tutto normale in che senso? Va di moda in che senso? Perché è sotto gli occhi di tutti noi che vanno di moda le magliette di Abercrombie e le sciarpine lunghe intorno al collo e i jeans stretti alle gambe e le canotte colorate una sopra l’altra. Quanto mostra questo video non “va di moda”.  La moda è una tendenza che orizzontalmente coinvolge una collettività. Se fosse come dice questo giornalista, tutte le nostre figlie mostrerebbero i seni a un telefonino dicendo ai loro compagni dovremmo essere pagate, tu hai i soldi?. E ben sappiamo che non è così.

Non è normale per i ragazzi di cui ho scritto qui né per i 17 animatori, della stessa età degli adolescenti del video, che, mentre scrivo, volontari stanno badando ai miei figli e a un’altra settantina di bambinetti scalmanati in montagna.

E poi, ho un’altra cosa da dire a chi fa reportage con questo tipo di taglio. Smettetela, vi prego, smettetela di spostare il baricentro dello scandalo tutto sui ragazzi.

A quell’età, a 13 anni, i ragazzi sono ancora il frutto di quello che noi come genitori o semplicemente come adulti insegnamo loro, unito agli input di una società decisamente confusa, sballottati in un cocktail che noi mamme e papà ogni sacrosanto giorno cerchiamo di tenere sotto controllo.

È vero che la prostituzione minorile – perché mi sembra chiaro che di prostituzione si tratti – mostrata in questo reportage sia un fatto collettivo. Ma non, come cerca di spingerci a pensare questo giornalista, perché diffuso tra tutti gli adolescenti, bensì perché è un fenomeno così abominevole che ci riguarda tutti, ci deve coinvolgere tutti.

Deve costringerci a riflettere su noi adulti, sul nostro ruolo e se stiamo facendo bene il nostro lavoro educativo. L’adulto in gioco qui non è solo il genitore ma tutta la comunità matura, anche l’uomo della strada o il panetteriere che vende loro la focaccina la mattina mentre vanno a scuola, o il politico.

Questa prostituzione minorile non ha niente a che fare con la tecnologia o con la nuova mentalità di condivisione di se stessi in rete che hanno i digital native. È piuttosto il risultato di una malnutrizione della mente, di un minuscolo rispetto per il proprio corpo, di una baldanza irresponsabile nei confronti del sesso di alcuni ragazzi ai quali non abbiamo saputo trasmettere il valore di sé.

Il videotelefonino è solo uno strumento, che in questo caso trasmette un malessere. Gli adulti devono smetterla di nascondersi dietro alla tecnologia come dietro al proverbiale dito.

L’informazione pubblica dovrebbe prendersi la responsabilità di approfondire un tema così delicato come la pornografia mobile, sviscerandone gli aspetti sociali e psicologici. Attribuendo le responsabilità in giusta misura, dove veramente stanno. Dovrebbe spiegarci il perché, incoraggiarci a capire e darci gli strumenti per imparare e essere un esempio migliore per i nostri ragazzi.

Invece di continuare a spaventarci mettendoci nella direzione sbagliata. E voi cosa ne pensate?

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 26/07/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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