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Video e sesso a scuola: sono questi i nostri figli?

[Nota per il lettore: questa è una risposta alla domanda che lavale3 ci ha fatto nel suo ultimo post: sono cose troppo importanti per non tornarci su...]

Andrea, di 16 anni, gira video con il telefonino a scuola con compagne che simulano sesso orale o mostrano il seno per rispondere a una sfida. È merce di scambio con gli amici. “Ce l’ho, ce l’ho… mi manca…”.

Marina, di 16 ann,i si spoglia su Skype. Ha trovato un annuncio su Facebook: “Ragazze in vendita cercasi. Lavori sul web senza impegno”. Sono soldi facili. Anzi: ricariche telefoniche.

Questo è lo spaccato di un’inchiesta de il Corriere della Sera dal titolo eloquente: “Il mercato dei video hard delle compagne di classe. Spogliarelli e sesso in aula: i ragazzini si riprendono con i telefonini, si scambiano i video e li vendono in rete”.

Sono così i nostri figli?

Oppure prendiamo alcuni video segnalati in Rete con protagonista la scuola e la sessualità e che diventano un vero e proprio “genere”, quello di video scherzosi sul tema “erotismo in classe”, come testimoniano una manciata di vecchi post nel blog Scuola zoo in cui vediamo videoriprese dal primo banco delle mutandine della professoressa: “In particolare se la prof viene a scuola in gonna e indossa il perizoma….beh deve stare attenta, è colpa sua che provoca, non si lamenti se finisce in un video sexy di ScuolaZoo!”; oppure uno spogliarello nel bagno dei disabili “ogni scuola per legge deve avere un bagno riservato agli studenti disabili… ma non sempre se ne fa un utilizzo consono… Anzi spesso e volentieri questi diventano il palcoscenico ideale per un video sexy, per un video di spogliarello a suon di musica e tette…”.

Sono questi i nostri figli?

Minimizzare la cosa sarebbe stupido, non ci serve. D’altra parte esaltarla a modello della nostra società e dei nostri figli è ugualmente stupido, sarebbe solo cattiva informazione. Ragionare sul fenomeno invece è utile per capirne la portata e inquadrarlo o meno come pratica diffusa. Spesso, infatti, partiamo da pochi casi e tendiamo a generalizzare, come se tutti i ragazzi in tutte le scuole si comportassero così.

Basterebbero invece i dati sul sexting, in fondo è di questo che stiamo parlando, per inquadrare più precisamente il fenomeno. Dati che raccontano di una realtà fatta di una minoranza di comportamenti potenzialmente devianti e a rischio. Scopriremmo così che in Italia negli ultimi 12 mesi, il 3% dei ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 16 anni ha ricevuto da coetanei “messaggi o immagini a sfondo sessuale” e il 2% in ha riferito di aver inviato o pubblicato online messaggi di questo tipo. Non sono tutti così i nostri ragazzi. Abbiamo anche già spiegato come dietro al sexting ci sia spesso la costruzione di una “moneta relazionale” che non significa, come per Andrea, merce di scambio. Il servizio del Corriere mostra Andrea con i suoi video, nessuno ha approfondito le sue motivazioni, non per giustificarlo, ma per capire meglio e a fondo.

Ma anche se si tratta di una minoranza di ragazzi non per questo possiamo ignorare la cosa.

Certo una considerazione che dobbiamo fare è che non è il web a produrre il fenomeno, né lo sono i cellulari con la loro diffusione o le webcam integrate al PC. Ricordo che durante le scuole superiori qualcuno, da qualche primo banco, aveva fatto una foto di quello che si vedeva sotto la cattedra quando una professoressa era seduta. O in gita qualche foto potenzialmente osé, in chiave scherzosa, era di rito. Il mezzo era la macchina fotografica e nelle foto spesso non si vedeva granché: tutto pettegolezzo e immaginazione. Una burla di cui bearsi con amici e conoscenti, una di quelle cose da raccontare agli amici tornando dalla gita. Comportamenti che comunque, in prospettiva, restano gesti maleducati, volgari, spiacevoli, anche se nelle intenzioni da sedicenni avevano la funzione di una boutade. La differenza è che quelle foto le avevano viste in pochi e oggi sono solo un ricordo sbiadito, non se ne parlava sui mezzi di informazione, e il fatto che venissero fatte non era ritenuto un comportamento generalizzato.

Invece le proprietà di permanenza e replicabilità dei contenuti che diffondiamo in Rete, la facilità nel ricercarli e il fatto che il pubblico cui possono arrivare supera le nostre aspettative fa la differenza. Oggi, con la “testa” che hai oggi, fai cose per gioco, con la malizia e leggerezza dei tuoi sedici anni, senza dare troppo peso e legittimando comportamenti che solo qualche anno dopo ti sembreranno stupidi… e lo fai online, in pubblico. Domani le cose che hai detto, le foto che hai pubblicato, i video che hai caricato e condiviso, saranno, in qualche modo, ancora lì e nel frattempo potrebbero averli visti più persone rispetto alla stretta cerchia di compagni per cui li hai caricati. È questa una consapevolezza che dobbiamo insegnare ad avere ai nostri figli.

Il resto, ciò da cui siamo partiti, è un’inchiesta giornalistica un po’ “a tesi” che mostra un fenomeno di devianza giovanile all’epoca del web e dei videofonini, al limite tra cialtroneria e denuncia. Troppo poco per farlo diventare un modo di guardare ai ragazzi di oggi con orrore.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 28/07/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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