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Le mie vacanze con e senza tecnologia

Una settimana nella rilucente Puglia a prendere il sole e due nella piovosa Inghilterra a visitare i parenti e gli amici.

E’ solo poche ore prima di partire che i ragazzi, in un rigurgito di panico scolastico, si svegliano e si accorgono di non avere tutti i libri per i compiti delle vacanze. Io guardo le valige sul pavimento e mi viene un attacco claustrofobico: non c’è più tempo per andare a comprare e comunque siamo in pieno agosto, tutto è chiuso.
Siccome io stessa mi sto abituando poco alla volta alla tecnologia, ci metto qualche bel minuto a escogitare una soluzione, ma presto è cosa fatta scaricare Giovanni Verga sul Kindle e ordinare su Amazon il libricino di inglese, con consegna la settimana del 1° settembre, quando certo saremo rientrati a casa.
Fiuuù.

Tra tutti i weekend di agosto per attraversare l’Italia in lungo, siamo costretti a quello con il bollino nero pece e già alle 4.10 del mattino c’è coda al casello di Melegnano per entrare in autostrata. 15 ore di delizioso viaggio, la macchina carica, tre figli seduti dietro, Bologna-Pescara in prima e seconda marcia, solo a tratti un brivido in terza.
L’App infotraffic dell’i-Phone accompagna il nostro sconforto insieme a Isoradio, in uno swing di confronti che presto diventa un gioco tipo “trova le differenze” della Settimana Enigmistica, che ci fa molto ridere.
Ci salvano anche (dall’usare l’accendisigari acceso sulle lingue dei nostri figli perchè la smettano di chiedere “quanto manca?”) TRON visto su pc e gli innumerevoli giochi che ormai abitano i nostri i-phone. Nel mezzo è riuscito a fare anche capolino il gioco delle “associazione di parole”, nella versione sconcia, quella solo di parole che hanno a che fare con mostri, vermi, marciume, cacca (molta), odori.

La masseria sta nel bel mezzo della terra grassa e rossa della Puglia che, insieme agli ulivi, ai mandorli e all’accento di chi vive lì tutto l’anno, ci scioglie dentro tutti i nodi e ci illanguidisce in fretta, già dopo un solo giorno.
Il wireless nella masseria è gratuito (“negli alberghi costa un occhio, ma questo non è un albergo”, la spiegazione di Adriano, il proprietario) ed è una benedizione, perchè mi sono portata il pc, per far fronte all’abbrivio di email di lavoro che sempre c’è dopo aver settato la risposta automatica che avverte la parte di mondo che non si ferma mai che tu, scusate tanto e un’inchino, sei in vacanza.

Un SMS arriva e porta brutte notizie, di una disgrazia che da qui in poi accompagnerà malinconica il resto delle vacanze.

Le sere son fatte di cibo sano e grondante di piacere, di pizze cotte nel forno a legna dei nostri amici, cari amici, contadini che di mestiere producono il latte, quello che bevono i nostri figli.
Una sera in particolare, siamo stati alzati fino a tardi a programmare il sito web che diversificherà il loro business. Il prezzo del latte non è cambiato, ma il mangime per gli animali è rincarato assai e gli utili si sono assotigliati in maniera spaventosa. Non sanno niente di web i nostri amici, ma sanno molto di olio spremuto dalle loro olive e il sito web che creeremo insieme cercherà di venderlo, magari in Inghilterra dove lo pagano uno sproposito.
I ragazzi fotografano i campi, corrono a piedi nudi sulla terra rossa per catturare le immagini che descriveranno l’olio e lo renderanno irresistibile all’acquisto. Marta mi dice: “mamma, se tu avrai poco tempo, ti aiuto io a fare il sito, usiamo wordpress o blogspot e ci metto un attimo”.

In Inghilterra invece il pc non me lo porto. Confesso di aver esitato un po’. “E se poi succede che..? E mi serve?“. Le regole dispotiche sul bagaglio a mano delle compagnie aeree low cost  mi incoraggiano. In più, i ragazzi mi consegnano una quantità di libri e fumetti da leggere in viaggio da farmi credere che pensino ad una traversata atlantica piuttosto che un volo di due ore scarse. Devo scegliere tra il mio pc e questa dimostrazione di interesse per la lettura che certo non voglio scoraggiare. Il pc resta a casa, con un sospiro.

L’Inghilterra è fatta di pioggia e di temperature che spiegano perchè il “cambio degli armadi” sia un concetto oscuro agli inglesi.
E’ colline verdi e spiaggie mai asciutte per via delle maree, ma perfette per giocare a cricket e ridere come matti. Ci sono castelli imponenti dove scopri che già all’inizio del 900 c’erano personaggi eccentrici così innamorati della tecnologia da inventare per la loro dining room tovaglie elettriche, di fiandra lunga fino al pavimento, che bastava sfiorare a capotavola perchè quattro candele si accendessero automaticamente.
I ragazzi compilano con fervore il foglio con le domande create apposta per rendere la loro visita più coinvolgente e alla sera, in pigiama dopo la doccia, si insinuano sul computer della cuginetta, giusto un’occhiatina a FB.

Marta decide per una passeggiata a cavallo, di quelle che puoi fare solo nei piccoli paesi del Galles: suona il campanello di casa e me la trovo lì, nel front garden, in sella. Ridiamo sentendoci molto Jane Austen.
Una sera, vado a letto alle due, dopo un’accesissima discussione con i miei cognati su vita dei figli e tecnologia, cercando di convincerli che internet è intorno a noi ogni giorno, che l’abbiamo appena usato per prenotare l’aqua park per l’indomani, affidando alla rete perfino la nostra carta di credito, che non c’è da spaventarsi, ma da interessarsi e possibilmente appassionarsi, come dovremmo fare con ogni nuova cosa che coinvolge i nostri figli (anche se per la nostra generazione significa studiare e sperimentare un pochino).

Giacomo e Davide visitano lo stadio di Twickenham, tempio del loro amato rugby e tornano a casa con una foto dell’armadietto di Johnny Wilkinson, un regalo per me, che da tempo ho dichiarato la mia sfrenata passione per la sua bellezza (ha una quindicina di anni meno di me, quindi stiamo tutti al sicuro).

A Londra i musei hanno l’accesso wireless gratuito, così puoi approfondire quello che vedi, se ti va. Anche alcune aree della città ti permettono di collegarti, cosa che ci ha salvato in più occasioni dal perderci e ci ha permesso di verificare sull’App del sistema di trasporti la via più breve per raggiungere la nostra successiva destinazione. Il British Museum, che prima di farti accedere alla sala del Partenone, ti mostra un video in 3D che ricostruisce il tempio e spiega i restauri. Così poi, tutti e cinque, noi genitori e i ragazzi, guardando le sculture abbiamo le mascelle giù dalla commozione e ci sembra di essere lì, ai tempi.

“Mamma, non so se è una cosa brutta o bella, ma sono drogato di questo libro”, mi dice Giacomo ieri sera, tornati a casa dalle vacanze, sventagliandomi sotto gli occhi Percy Jackson e la battaglia del labirinto, che ha voluto a tutti i costi comprare per cominciare a leggere anche in inglese (siamo una famiglia mista, Philip parla loro in inglese, ma leggere è una faccenda diversa)
“E’ una cosa bella” dico io, e sorrido.
Davide mi salta alle spalle e chiede di poter giocare al Nintendo.
Io dico “no, è quasi pronta la cena”
E’ stata una bella vacanza.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 05/09/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • SuperMimmo
    di SuperMimmo | 05/09/2011 14:58

    Un pizzico di sana invidia per questa famiglia! ;-)

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