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Di Facebook e delle (mie) nostalgie

Era il 1996 e vivevo a Londra. Ero incinta di Marta e abbastanza spaventata. Non è che non volessi avere dei bambini, anzi. Solo non sono mai stata una di quelle earth mother, termine con cui gli inglesi definiscono quelle mamme che si sentono pregne di vita, e speciali per questo, dal momento in cui il test di gravidanza sancisce lo stato. Ero incinta, ero felice, ma ero piena di dubbi sulle mie capacità di interpretare il ruolo, fisicamente e psicologicamente.

Ero anche molto sola.

Ci sono delle solitudini, quando straniera vivi in una cultura straniera, che niente può colmare. Credo valga per molte cose, ma il pancione che cresce forse le sublima tutte: per quanto fossi accompagnata da un marito amorevole e attento, la maternità evocava in me tradizioni ancestrali, chiamava la mia mamma a rapporto, anelava a linguaggi riconoscibili e mi riempiva di diffidenza verso un contesto che sentivo vagamente alieno.

Oggi sorrido al ricordo. Non potevo far altro che lasciarmi andare con fiducia (con coraggio, pensavo allora) alle cure che mi offriva il sistema sanitario inglese e aprirmi a quella cultura così un po’ diversa. “Chi lo dice che sia peggio?”, mi incoraggiavo. E infatti non era peggio, era solo un po’ diverso, ma mi è calzata a pennello e sono stata trattata come una regina.

Adesso lo so. Allora ero timorosa. E con quello spirito ho approcciato il corso pre-parto dell’ospedale del nostro quartiere.

Lì ho incontrato Sarah, quella che credo si dica una “amica di pancia”. Molte donne hanno la fortuna di trovarne una. Quell’amicizia speciale che nasce con una mamma che incontri in ospedale. Tutte col pancione pieno degli stessi dubbi, forse perché la maternità rende più sensibili, si riconosce in fretta che anche il cervello è sintono e come calamite ci si cerca.

Io ho partorito Marta e lei Celie. Insieme abbiamo passato il primo sabato sera con le bambine neonate. Ancora adesso trattengo a stento le risate, ricordando me e lei che allattavamo sul divano alle dieci e i nostri mariti che facevano la spola dal salotto al lavandino della cucina, svuotando i piatti fondi del servizio buono nel quale si raccoglieva copioso il latte in eccesso.

È Sarah che mi ha salvata quella volta al corso di massaggio per neonati. C’erano 10 bambini sparpagliati a ventaglio su un morbido tappeto e 10 mamme adoranti che facevano da corolla, con 20 mani unte di olio di mandorla, pronte. Marta urlava come una matta invece che apprezzare l’atmosfera zen e diverse occhiate di disapprovazione si adagiavano discrete (ma non troppo) su di me. L’assurdità del tutto aveva fatto affiorare lacrime di incompetenza nei miei occhi e Sarah cos’ha fatto? Mi ha guardato e mi ha detto “via, rivestiamole e andiamocene”. Dieci minuti dopo eravamo in un pub con una pinta di birra davanti, Celie e Marta sdraiate sul tavolo di legno nel giardino. Erano le 11 del mattino.

Con Sarah ho raffreddato biberon di latte, surriscaldato dal micronde, dentro un laghetto del parco giochi. Ho parlato di politica, ho condiviso l’odio momentaneo (ma non per questo meno colpevole) per mia figlia neonata e incomprensibile e i suoi sensi di colpa (di Sarah) quando è tornata al lavoro lasciando Celie alla childminder. Con Sarah e suo marito, io e Philip abbiamo fatto vacanze, bevuto troppo, discusso accesi, riso tanto.

Marta e Celie crescevano insieme, passo passo loro, passo passo noi, passo passo noi incrociati a loro, bimbe adorabili e preziose.

Poi un giorno qualcosa è successo. Da qualche parte si è slabbrato un filo e d’un tratto il silenzio. La fine di un’amicizia.

Per tanto tempo ho cercato di capire dove. Ho cercato di trovare la “cosa”, l’offesa, la ragione o il responsabile, convinta che così facendo avrei potuto riparare. Poi mi sono rassegnata. Non c’era colpevole e, cosa ben più difficile da digerire, non c’era più voglia di ascoltare l’altro. L’interruzione di un dialogo, nella crudezza più impensabile. La vita può essere anche così.

Sono passati dieci anni e in questi dieci anni di tanto in tanto ho digitato su Google i loro nomi. Lo so che è ridicolo, ma cercavo informazioni, la certezza che stessero bene.

Soprattutto, se Sarah è stata la mia amica “di pancia” non c’è dubbio che Celie fosse “mia figlia di pancia”: L’ho vista a un giorno di vita, e piangere con le gengive scoperte. Le ho fatto da baby-sitter la prima sera che i suoi genitori sono usciti da soli a cena dopo il parto, le ho cambiato il pannolino innumerevoli volte, l’ho abbracciata quando ha gattonato per la prima volta, le ho comprato la prima collanina di perle di legno colorate.

Di tanto in tanto, in questi anni mi sono domandata se stesse bene, cosa fosse diventata.

Ora Celie ha 14 anni e, come Marta, è su Facebook. Marta, che ha visto le nostre foto di famiglia, di loro insieme quando erano piccole e che conosce le storie che ho raccontato qui, le ha chiesto l’amicizia. Celie ha accettato.

Ho chiesto a Marta di poter guardare il suo profilo. È una bellissima ragazzina, che passa il tempo su FB come tutte le ragazzine, sorridente, allegra, impertinente. Sta bene. A volte, in balia di umori buii, ho pensato che magari potesse essere morta e io non lo avrei mai saputo.

Invece c’è.

In alcune foto ci sono anche altri due bambini, ma non si capisce se siano fratellini o cugini o figli di amici. Mi piacerebbe saperlo, mi piacerebbe ricostruire la storia persa.

Tra gli amici di Celie c’è anche lei, Sarah. E anche il papà.
“Mamma, chiedi loro l’amicizia”, mi dice Marta.
“No, amore, non si può”.

Ci sono vicende nella vita che non si possono cambiare solo perché c’è Facebook che ti mette a portata di mano il contatto. Forse però Marta e Celie un giorno si parleranno, si troveranno bene e diventeranno amiche. O forse no.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 09/09/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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