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La vita online vista dai nostri figli (2)

Non so se capiti a tutti i quarantenni e oltre, ma ci sono delle volte che leggo qualcosa o sento una discussione, e faccio fatica a comprendere il nesso. Non tanto il concetto in sè, ma le connessioni tutt’intorno a sostegno. Raggiungo il significato, ma non lo padroneggio. Rimane nell’aria, rimbalza nella testa, lontano: con l’istinto lo intuisco, ma non c’è presa. A tratti credo di stare per afferrarlo e invece scivolo indietro su una superficie liscia e inclinata.

Forse è solo che mi ammalerò di demenza senile fra vent’anni e questo è il primo sintomo, vago e scherzoso. Forse è solo che ci sono delle dimensioni talmente nuove e aliene a quello che ho conosciuto fin qua, che lo sforzo di capire si riduce a un’ingenua buona volontà; che la struttura del mio cervello e del mio essere ha un’impalcatura definita per decifrare un certo tipo di realtà e, se questa cambia, l’impalcatura è troppo corta.

Torno (come avevo promesso nel mio ultimo post) a questo articolo e alla ricerca di cui parla.

Lo studio parte dal presupposto che i bambini, i digital native di oggi, debbano avere un più ampio ruolo nella discussione sulle tecnologie e il loro significato nella nostra vita. Sono gli architetti del futuro e hanno una relazione intuitiva con la tecnologia che permette loro di coglierne tutte le potenzialità in prospettiva, in termini di integrazione con funzioni come l’apprendimento, il gioco, l’interazione con persone e cose e il problem solving.

Fin qui tutto bene. I giovani di oggi, che non hanno conosciuto un mondo senza internet, intuitivamente si muovono tra online e offline senza soluzione di continuità. Il mondo fisico e quello digitale non hanno barriere a dividerli e le attività reali sembrano non avere differenza da quelle basate su un pc.

Il che – bisogna fare attenzione – non significa che non sappiano distinguere tra una carezza alla mamma e toccare un avatar sullo schermo. Significa però una percezione dei device tecnologici come una naturale estensione di sè stessi, vale a dire come un elemento che naturalmente fa parte della loro vita, da sempre.

La tecnologia non è un intruso, c’è, semplicemente esiste nelle loro vite, è un dato di fatto. I digital native non hanno alcuna difficoltà a gestire diverse identità online (nei giochi e nei mondi virtuali): è un modo ovvio di relazionarsi con la tecnologia.

Così ovvio che si aspettano che le due vite, virtuale e reale, si valorizzino a vicenda, interagiscano per dare più opportunità di conoscenza, apprendimento, divertimento.

Il tutto sotto l’egida di una nuova filosofia sociale, bellissima a mio parere, quella dello sharing, dove più dai, più condividi, più ricevi in cambio, più ti arricchisci.

Fin qui tutto bene, anche se comincio un po’ a vacillare. Mi metto nei loro panni e mi dico che, certo, come potrebbe essere altrimenti se non hanno conosciuto altro? Non la possono sentire la mia nostalgia per la noia di non sapere cosa fare dopo i compiti, perché troppo piccola per uscire da sola; non la possono provare la frustrazione di non avere a portata di mano il fidanzatino durante le vacanze estive e di domandarsi, immaginarsi cosa fa; né la paura di perdere di vista un amico; né la fatica di cercare un libro o un’informazione, esercizio che ai miei occhi da matusalemme ancora profuma di crescita.

Eppure è evidente che questa nuova generazione abbia da dire parecchio, ci suggerisca appassionatamente di far sì che il mondo online si fonda, mescoli e armonizzi con l’offline: situazioni create nel mondo virtuale possono inspirare soluzioni costruttive nella vita materiale (intesa come “della materia”), come certi giochi che ti sensibilizzano sulle problematiche ambientali e ti spingono poi a supportare progetti green su più ampia scala, nella vita off-line.

Vacillo, eccome se vacillo. Mi sfugge la presa. Mi viene voglia di ancorarmi a quello che conosco e fermarmi a rimirarlo. Non fosse per quell’insegnamento che mi ha dato mio padre, classe 1931: se vuoi crescere, scegli di guardare avanti e non voltarti mai indietro.

Che fatica, però.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 16/09/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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