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Possono i cellulari aiutare gli insegnanti a gestire il comportamento in classe?

Il rapporto tra genitori e insegnanti è una sfera alla quale mi avvicino sempre con grande cautela.

Basta trascorrere dieci minuti all’uscita di scuola con gli altri genitori, aspettando che suoni la campanella, per confondermi le idee e mettermi in discussione.

C’è la mamma che odia quella maestra perché urla troppo, c’è il papà che vorrebbe il prof. di latino più severo, c’è sempre (non manca proprio mai) il genitore di un figlio “vittima” e “incompreso”. C’è chi commenta con un “sono ragazzi, bisogna lasciarli fare, sperimentare…” .

Le opinioni dei genitori sono sempre così disparate che alla fine ho deciso di non ascoltarle e, ancor di più, di tenere il mio personale pensiero il più silente possibile, onde evitare lo scatenarsi di ulteriori ipotesi educative alternative a quella somministrata a scuola ai miei figli e ai loro compagni.

Sarebbe mia personale opinione che:

1. come in molte altre occasioni nella vita di una mamma, quando affidi i tuoi figli a qualcun altro, prima ti assicuri che abbia tutte le caratteristiche adatte a te e ai tuoi ragazzi, poi fai un atto di fede, nel senso che ti fidi, nel senso che, appunto, ti affidi;

2. fare l’insegnante non è il mio mestiere e quindi non metto becco nelle scelte degli insegnanti: sono loro quelli con l’esperienza, io mi intendo di marketing. C’è chi sa fare bene il proprio mestiere e chi no, ma questa è una cosa che accade in molte altre circostanze di vita, non solo nella scuola, e va messa in conto senza fare tante storie.

Fatti salvi casi veramente seri (la nota su un diario, per intenderci, non è un caso serio), la responsabilità della classe e di come gestirla non è sfera che competa a noi genitori.

Detto ciò, c’è una cosa assai fastidiosa che ha accompagnato i miei – ad oggi 21 – anni scolastici, vissuti da mamma: non c’è stata una, dico una, riunione di classe a cui abbia partecipato finora nella quale le maestre (e poi i professori) non si siano lamentati “sono ragazzi svegli e intelligenti, ma troppo vivaci ed è impossibile tenerli”.

Ora, possibile che con le innumerevoli combinazioni di bambini e adolescenti che in tutto questo tempo mi sono sfilate sotto il naso nelle classi dei miei figli non ce ne sia stata neanche una gestibile? Sono tutti così tragicamente maleducati i nostri figli? Quanto pesa sul comportamento di un gruppo di ragazzi seduti per ore nei banchi l’abilità dell’insegnante di saperli interessare, coinvolgere, appassionare?

Ma non sono un insegnante. Posso solo constatare che il comportamento in classe è uno dei problemi più ricorrenti nelle nostre scuole.

Deve essere proprio così, se perfino a questo sta pensando la tecnologia.

Class Dojo è una start-up di due giovani ex insegnanti inglesi che hanno creato un’applicazione con la quale gestire i comportamenti in classe e contemporaneamente motivare gli studenti, in tempo reale.

Funziona con una lavagna interattiva, un computer o perfino uno smartphone, sul quale, con un click, si possono assegnare un “+” o un “-” al comportamento di ciascuno studente, rigorosamente riconoscibile attraverso un personalissimo avatar.

Se questo ci fa sorridere, è però accolto positivamente dalla pedagogia. Studi dimostrano che meno è il tempo che trascorre tra un comportamento (positivo o negativo) e il feedback dell’insegnante, più l’insegnamento è di stimolo, sia esso un commento negativo o un elogio.

Ma non è finita qui. L’applicazione permette di memorizzare cronologia e frequenza dei buoni e cattivi comportamenti e di rendere visibile, in tempo reale, l’andamento generale del singolo studente o dell’intero gruppo. Il risultato auspicato è quello di stimolare e sviluppare un atteggiamento costruttivo nei ragazzi e di diminuire il disturbo in classe. Lascio agli insegnanti commentare la validità e applicabilità di questa idea.

A me intriga la componente di gioco (gamification è un concetto che sta sempre più facendo riflettere, di questi tempi) e il fatto che non ci sia dubbio che un insegnante che usa la tecnologia dimostra di volersi avvicinare ai ragazzi.

Basterà a disciplinarli però?

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 20/09/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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