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Cambiare linguaggio sul cyberbullismo

Il cyberbullismo è uno dei rischi nella vita online dei nostri figli. Le ricerche ci dicono che, considerato che il 19% dei ragazzi è stato vittima di atti di bullismo online o offline, e l’11% ha compiuto atti di bullismo a danni di un coetaneo nell’ultimo anno, se ne può dedurre che il bullismo sembra essere un fenomeno più diffuso offline che online (fonte EU Kids Online).

Si tratta però di capire bene di quale fenomeno stiamo parlando. Il rischio, se no, è di mettere fuori fuoco i modi che abbiamo di riconoscere un ragazzo che ne è vittima o che se ne rende responsabile e, soprattutto, come possiamo intervenire da adulti.

Scrivono al proposito Danah Boyd e Alice Marwick sul The New York Times:

Nella fretta di trovare una soluzione, gli adulti non riconoscono come le loro conversazioni sul bullismo siano spesso disallineate rispetto alle narrazioni giovanili. Gli adulti devono iniziare a prestare attenzione al linguaggio dei giovani, se vogliono interventi antibullismo che abbiano successo.

Le due ricercatrici spiegano come spesso sia difficile che i ragazzi identifichino chiaramente come bullismo certi atti online perpetrarti contro di loro da parte di altri. Preferiscono chiamare “drama” una serie di azioni che vanno dalla presa in giro alle schermaglie fra amici al diffondersi di gossip…

È un meccanismo di difesa per non sentirsi vittime. Per non riconoscere di essere soggetti a una forma di violenza. E, visto dall’altro punto di vista, un modo per non sentirsi carnefici. Perché spesso non si percepisce di stare compiendo un gesto di violenza verso un altro. Allora lo si sminuisce. È solo “drama”.

Liquidare un conflitto che ferisce veramente i loro sentimenti definendolo “drama”, permette agli adolescenti di dimostrare che non si prendono più di tanto cura di queste preoccupazioni insignificanti. Possono salvare la faccia e allo stesso tempo sentirsi superiori a quelli che li tormentano liquidandoli come persone alla disperata ricerca di attenzione. Oppure, se sono gli istigatori, la parola “drama” lascia che gli adolescenti si sentano di stare partecipando a qualcosa di innocuo o addirittura divertente, piuttosto che dover ammettere che hanno ferito i sentimenti di qualcuno.

Per questo costruire una narrazione sul cyberbullismo fatta di oppressi e oppressori forse non è la strategia migliore. Occorre entrare meglio e più a fondo nelle dinamiche di relazione online tra i ragazzi e capire i modi attraverso i quali il pettegolezzo digitale, i litigi sui profili Facebook, etc. siano forme costitutive del loro stare in Rete.

Parallelamente dobbiamo capire come fornire sostegno emotivo quando qualche ragazzo si sente “assediato” online e non riesce più a gestire le cose nella routine del vivere digitale. Quando non riesce più a dirsi “sono semplicemente degli stupidi che vogliono attenzione”, “lo fanno per farsi notare”, quando non riesce a uscirne semplicemente bloccando il bullo o denunciandolo per contenuti. O quando non trova nella sua rete di pari un appoggio, come ad esempio quando gli amici lo supportano sul suo profilo controbattendo a chi ha scritto qualche contenuto malevolo. O quando la famiglia, anche ascoltando, non riesce a capire che per lui è stato passato il confine del “drama” e non ha le risorse emotive per affrontare la cosa.

Penso al recente suicidio di Jamey Rodemeyer, ragazzo di 14 anni che si sentiva perseguitato online per essere gay e che aveva denunciato la cosa, arrivando anche a fare un video rivolto agli altri adolescenti prima di togliersi la vita.

Perché, ricordiamocelo, quasi tutti i ragazzi che sono vittime di bullismo online chiedono aiuto alla propria rete sociale, genitori e amici innanzitutto. Ascoltarli e aiutarli a costruire una sfera emotiva che gli consenta di gestire la complessità della vita online, come di quella offline, a partire dai linguaggi e dalle pratiche che la contraddistinguono – dal loro punto di vista interno – allo stare sul web, è l’unico modo che come adulti abbiamo per stare loro vicino.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 28/09/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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