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Social Media e Pubbliche Amministrazioni: il “new normal” nell’e-government allo IAB Forum

Allo IAB Forum abbiamo ascoltato il punto di vista di Andrea Di Maio, vice presidente e analista presso la Gartner Research, dove concentra il suo lavoro sul settore pubblico con particolare attenzione alle strategie di e-government, al Web 2.0, all’utilizzo dei software open-source e delle IT nella gestione dei processi di governo.

Oggi, durante il suo intervento al forum, ha messo in luce un aspetto molto interessante: l’utilizzo dei social media non solo come strumento di svago e di informazione, bensì come strumento di ascolto in un ambito delicato e ancora un po’ troppo tradizionalista, soprattutto in Italia, come quello delle Pubbliche Amministrazioni.

Ponendo l’accento sull’ e-government e sull’uso dei social media come strumento di collaborazione ha messo in luce la necessità di spostare il focus dai social media come obiettivi, ai social media come strumenti nelle mani delle singole persone che lavorano nelle aziende e nelle Pubbliche Ammministrazioni e che devono divenire agenti attivi.

Se la domanda principale fino a oggi è stata “Cosa i social media possono fare per la nostra organizzazione?”, un mondo che va in fretta come quello dei new digital media ha già bisogno di cambiare prospettiva e di porre l’attenzione e l’accento sulle persone, sugli impiegati e su ciò che essi – singoli individui che contribuiscono al funzionamento di un’azienda – possono fare con i social media per gli utenti.

I social network non servono così più soltanto per comunicare l’azienda, ma anche, e soprattutto, per ascoltare i consumatori. E questo è vero più che mai nell’ambito delle Pubbliche Amministrazioni, dove i bisogni degli utenti corrispondono spesso a necessità primarie. In quest’ottica i social media diventano uno degli strumenti utilizzati quotidianamente e in modo strutturale da chiunque lavori in azienda, un po’ come la mail o il telefono. Essi devono entrare a far parte in modo spontaneo della mentalità e della capacità di problem solving di ciascun impiegato a qualsiasi livello, devono coinvolgere tutti i membri di un’organizzazione.

Condividere esperienze e casistiche sfruttando le relazioni in essere grazie ai social network per avere risposte tempestive, risolvere problemi immediati come per esempio il coordinamento di forze volontarie in caso di catastrofi naturali, ma anche accorgersi in tempi utili di comportamenti sociali emergenti e agire per modificarli. Tutto questo può essere fatto grazie a un uso intelligente, attivo e pervasivo di strumenti che solo di svago non sono come i social network, grazie alla loro capillarità sul territorio.

Esempi concreti? Andrea di Maio ci racconta come a Londra, per risolvere la mancanza di fondi un museo abbia sfruttato le opere in magazzino per costruire un museo online e di come abbia utilizzato l’aiuto dei cittadini sul web par far scegliere loro le opere da “esporre”, abbattendo così i costi di gestione.

E ancora di come alcune realtà sociali abbiano utilizzato i social network per seguire ragazzi in affido, monitorando in modo attento i loro profili, pronti ad allertarsi in caso di cambiamenti significativi nei loro status o commenti che potessero mettere in risalto problemi latenti con le famiglie affidatarie, per esempio, non emersi altrimenti.

Insomma, il concetto di “new normal” non può che essere esteso anche alle realtà di e-government in un’ottica sempre più collaborativa tra new media, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Commenti (2)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 13/10/11 alle ore 13:35 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • MarcoMinghetti
    di MarcoMinghetti | 14/10/2011 15:03

    cara Silvia, condivido l’apprezzamento per l’intervento di Di Maio. Tuttavia il tuo post non sottolinea un elemento essenziale del ragionamento effettuato dal Vicepresidente di Gartner: l’importanza fondamentale dello sviluppo di pratiche 2.0 all’INTERNO delle aziende. Ne ho parlato qui:
    http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/10/hr-vs-facebook-ancora-se-la-funzione-hr-%C3%A8-old-normal.html

    Mi piacerebbe sapere come la pensa la Direzione HR di Vodafone su questo argomento!

    Marco

  • SilviaDaniele
    di SilviaDaniele | 03/11/2011 16:01

    Ciao Marco!

    Il punto di vista di Vodafone sullo sviluppo delle pratiche 2.0 all’interno dell’azienda è sicuramente in linea col pensiero di Andrea Di Maio. In particolar modo la Direzione HR di Vodafone, riconoscendo l’importanza e il ruolo strutturale dei social media e, nella fattispecie dei social network, all’interno delle pratiche aziendali, ne fa un largo e organico uso anche nei processi di recruiting.

    La selezione del personale avviene, infatti, in grandissima misura proprio tramite gli strumenti web (intesi come annunci online) e social, acquisiti da chi lavora nelle HR come strumenti chiave della propria attività.

    Il nostro career site innanzitutto – al momento oggetto di sviluppi in termini grafici e di contenuti – è il primo strumento di contatto e informazione sull’azienda, sul processo di selezione e sui profili ricercati, oltre che il canale tramite cui si stima di trovare la maggior parte delle figure di cui si necessita annualmente.

    I social network inoltre, sono strumenti altamente utilizzati. LinkedIn, primo fra tutti, rappresenta uno strumento determinante, non solo a livello di Vodafone Italia, ma anche a livello internazionale. Il portale LinkedIn di Vodafone Group presenta l’azienda e chi ne fa parte e mostra tutte le opportunità di carriera a livello di gruppo, appunto, nei vari Countries. Naturalmente poi tutti coloro che lavorano all’interno delle Risorse Umane hanno un proprio account LinkedIn, con il quale operano rendendosi disponibili e facendo scouting. Le stime prevedono che, nell’anno in corso, oltre il 50% delle posizioni saranno occupate da candidati in arrivo proprio da questo canale. Sicuramente LinkedIn è uno strumento che permette di ricercare, e trovare, un ampio spettro di figure, generalmente altamente professionalizzate.

    Ma esistono in Vodafone anche progetti specificamente rivolti a studenti e a neo-laureati, quindi a figure non ancora professionalizzate. Un esempio è “Vodafone Youniversity” un’esclusiva community web che opera come canale di comunicazione tra l’azienda e gli studenti individuati nelle Università partner di Vodafone. Obiettivo dell’iniziativa – avviata nell’aprile 2010 e tuttora in corso – è creare uno spazio di condivisione e dialogo che sia web oriented e “a misura” del target di riferimento. Il canale è gestito e controllato sistematicamente dai neolaureati già on board. Questo permette anche una maggior inclusione tra le persone.

    Sperando di aver soddisfatto la tua richiesta, ti invito a scriverci ancora. Ciao

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