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MammaFelice: l’età giusta per il primo telefonino

La caccia agli “adolescenti con genitori blogger” continua e in Rete continuiamo a interrogarci sul modo migliore per far vivere ai nostri figli la tecnologia, né troppo presto né troppo tardi. Tra i contributi più interessati riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di MammaFelice sull’annoso tema dell’età giusta per il primo telefonino.

La scena si svolge negli Anni Ottanta.

Telefono grigio con la cornetta, di quelli antichi, con la rotella per comporre i numeri. Uno di quei vecchi telefoni puzzolenti (mi sembra ancora di sentirne l’odore plastificato) con il filo arricciato in nodi a forma di cappio che avrebbero potuto ucciderci in qualsiasi istante.

Negli Anni Ottanta non dovevamo neppure digitare il prefisso, per comporre un numero di telefono. Anzi, mi correggo: negli Anni Ottanta non esisteva neppure la parola ‘digitare’.

E ho una confessione da fare: ogni tanto, come una perfetta demenziale ragazza nel pieno della pubertà, facevo anche gli scherzi telefonici. Solo che poi, vinta dai sensi di colpa, mi autodenunciavo. E più di una volta ho iniziato lunghe conversazioni con vecchiette sole che cercavano compagnia. Il mood della mia vita, insomma.

Questa pratica telefonica, tuttavia, non ebbe riscontri positivi in famiglia: quella maledetta bolletta arrivava puntuale come una cartella esattoriale, alla fine del bimestre, e prontamente il telefono veniva sigillato con un lucchetto, che impediva alla rotella di girare. Isolamento.

Niente cabina telefonica, in paese. Purtroppo abitavo in un paese in aperta campagna. E sarà per quello che poi ho deciso di abitare in città, da grande, e ho preferito cortili in cemento a vaste pianure piene di trifoglio: il mio animo bucolico prontamente sostituito da uno spirito anti-ecologista.

Non avevamo, insomma, altre alternative che stare a guardare Bim Bum Bam e fare i compiti: niente cellulare, niente PC, niente FB. E in effetti, alcune recenti volte in cui siamo rimasti vittima del black-out, abbiamo provato sensazioni di puro panico: e adesso? Com’era la vita prima della tecnologia? Come riuscivamo a comunicare tra noi?

Io no, non sono pronta a rinunciarvi. Non sono pronta a rinunciare al trillo dello smartphone che mi annuncia l’arrivo di un’email, e non sono pronta a rinunciare ad essere sempre connessa. Persino quando leggo un libro di carta, ho la tentazione di digitare CTRL+F per arrivare dritta al punto.

Ma io ho 35 anni. Ho l’età giusta per non avere più filtri (o senso del pudore), ed essere me stessa in Rete e fuori dalla Rete. Ho l’età giusta per usare il cellulare con parsimonia, e anche pagarmi le bollette. Ho l’età giusta per scegliere i nomi da memorizzare nella mia rubrica telefonica.

Non sono stata una ragazza precoce. Oggi, paragonandomi a mia figlia, che non ha compiuto ancora 4 anni, sento di essere stata una bambina piuttosto lenta. Una di quelle bambine ‘old style‘, di quelle che stavano ferme se le maestre dicevano di stare ferme, per dire.

Mia figlia, come tutti i nativi digitali di questo secolo, è invece l’opposto della mia generazione: sveglia ai limiti della decenza, abituata a usare le tecnologie sin da piccola, consapevole dei mezzi di comunicazione che ci circondano e ci migliorano la vita. È in grado di gestire una telefonata e anche di giocare con il ‘suo’ portatile Linux. Ma non ha l’autorizzazione per altro che non sia controllabile da noi.

Ho lottato duramente per uscire dal mio isolamento telefonico. Ho lottato duramente per impadronirmi dei mezzi di comunicazione, e li ho compresi e utilizzati quando ho avuto l’età giusta per farlo, quando ero consenziente, quando qualsiasi mia azione sarebbe stata dettata da ragionamento e non da un’innocenza facilmente manipolabile.

E credo che l’età giusta per il primo telefonino sia proprio quella in cui, varcate le porte della ragione e della responsabilità, un ragazzo possa essere sicuro di non doversi mai pentire di un proprio errore.

E, in questo, sono rimasta una ‘ragazza old style‘: niente telefonino prima dei 14 anni, niente ricariche infinite, niente suonerie con cui svenarsi. Un ragazzo deve essere in grado di usare un telefonino non solo per telefonare, ma anche per comprenderne le potenzialità e i rischi, e anche per pagarsi da solo il proprio traffico telefonico.

E non lo dico per severità. Io sono dalla parte dei ragazzi. Sono dalla parte dei ragazzi che hanno qualcosa da dire e non hanno paura di dirlo. I ragazzi come Guglielmo, il quale, a 13 anni, spiega Facebook ai genitori e anche ai bimbi delle elementari. Sono dalla parte di tutti quei ragazzi che non hanno paura di esprimere le proprie emozioni, rivendicazioni, filosofie di vita, e ci dicono che siamo antiquati e stupidi e potremmo migliorare.

Questi ragazzi hanno ragione, e noi non possiamo fare altro che cedere il passo ai loro ideali e imparare qualcosa di costruttivo. E soprattutto imparare da loro un cambiamento necessario. Cambiare.

Sono gli stessi ragazzi a cui noi dobbiamo insegnare che il mezzo è importante, ma è più importante il messaggio.

Gli stessi ragazzi a cui dobbiamo insegnare a esprimersi con mezzi moderni, per tornare a dire cose antiche.

E io voglio bene a questi ragazzi, li ammiro, e ne sono spaventata e sorpresa allo stesso tempo.

E quando dico che no, il telefonino prima dei 14 anni no, lo dico perché ho sempre pensato una cosa, sui figli, da quando sono mamma:

  • Quando sono piccoli, dobbiamo proteggerli dal mondo esterno: dar loro gli strumenti per essere felici, per crescere bene, per essere parte del mondo in modo propositivo.
  • Quando sono adolescenti, dobbiamo proteggerli da loro stessi: cercare di rallentare le loro corse, di posticipare le loro anticipazioni, di evitare che commettano qualcosa che possa segnarli per sempre.
  • E poi, quando sono grandi, dobbiamo proteggerli da noi: dalle nostre invasioni di campo, dai nostri capricci ed egoismi, dai nostri pensieri ‘saccenti’ di chi crede di sapere già tutto della vita.

E io non ho paura di essere una mamma che dice NO. Perché non ho paura di diventare una mamma, in futuro, che saprà rendersi invisibile. E lo chiedo anche a voi, soprattutto alle mie amiche mamme di adolescenti, come Emily, Angela e Natalia: a che età il primo telefonino? Ma soprattutto: a che età dovremo lasciarli andare per la loro strada?

Barbara Damiano, Mammafelice è uno degli ospiti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 20/10/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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