Mondo Vodafone » inFamiglia

Delle certezze educative sui cellulari

È passato giusto giusto un mese dal Momcamp, l’evento tenutosi a Milano, dove ho partecipato e parlato di ragazzi e tecnologia.

Lì ho dichiarato a gran voce che secondo me il primo cellulare ai propri figli si dà “quando ne hanno bisogno”. La mia storia di mamma mi ha portato a decidere quando mia figlia era parecchio piccola, era solo in quarta elementare. Ho trovato giusto che l’avesse perché ha cominciato ad andare a scuola a piedi da sola.

Se il cellulare è uno strumento, perché non usarlo quando serve? E magari si potrebbe obiettare: “tutti noi siamo andati a scuola da soli a quell’età e ce l’abbiamo fatta benissimo senza cellulare”. Al ché io risponderei che certo, ma siccome ora il telefonino c’è e allora no, perché mai star lì a perdere tempo a elucubrare se cellulare si o cellulare no? C’è, a quell’età è utile per le emergenze, quindi usiamolo.

Quello che non ho detto al Momcamp (perché non c’era tempo) è che due volte su tre Marta si dimenticava di mandarmi l’sms per dire che era arrivata costringendomi a lunghe, ridicole, telefonate mattutine alla segretaria della scuola. E che per poco mia figlia non è finita sotto un’auto, quel giorno su tre che, attraversando la strada di fronte al cancello della scuola, non ha guardato perché troppo impegnata a digitare “Arrivata”.

Va da sé che il telefonino è rimasto a casa e lei usciva bella tranquilla lo stesso.

Forse serviva più a me che a lei, sapere di averlo.

Sempre al Momcamp ho mostrato la foto del cellulare di Marta oggi, a 14 anni. Un vecchio modello che le abbiamo regalato alla Cresima.

Due concetti cercavo di esprimere: 1. il primo cellulare non è che si debba comprare: va benissimo anche uno usato e dimenticato nel cassetto perché non regge la carica per più di un giorno; 2. gli adolescenti non hanno bisogno di essere online tutto il giorno: lo smartphone che lo comprino quando si possono pagare la bolletta.

Oh! Non c’è niente che mi faccia sentire meglio come quando credo di avere le idee chiare su concetti educativi. Mi sento incrollabile e in controllo.

È passato un mese e Marta ha un Vodafone Blue nella tasca dei jeans.

Non si pensi che non mi sia interrogata se fosse o meno il caso di aderire a questa discussione. Implicava che mia figlia accedesse al mondo dell’always on e tutti i genitori sanno che da certe concessioni non si può più tornare indietro, poi.

C’è stato un consulto familiare a livello dirigenziale con mio marito, poi una seduta con Marta:
“Se facciamo questa cosa, Marta, sai cosa vuole dire?”
“Sì”
“Che cosa vuole dire?”
“Che devo fare un uso consapevole di internet”
“Ecco”

Perbacco, è evidente che la mia pargoletta ha imparato la lezione delle molte filippiche sulla tecnologia propinate all’ora di cena e soprattutto quella di sciorinarmi la frase perfetta per ottenere quello che vuole.

Marta non aveva alcun bisogno di uno smartphone, su questo non c’è dubbio. E io potevo anche non dirglielo di questa iniziativa di Vodafone.

Infatti, ho agito esattamente all’opposto della mia convinzione di poche settimane fa. È che, non so bene come spiegarlo, a me come madre non fila mai tutto liscio secondo quanto programmo, penso, credo. Succede sempre qualcosa che mi fa aggiustare un’opinione.

In questo caso, ho pensato che avere uno smartophone con l’impegno di discutere e raccontare sul Forum la sua esperienza con lo strumento possa essere un modo indiretto per far riflettere Marta sull’equilibrio tra vita e tecnologia.

Vedremo se ci ho azzeccato…

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

Nessun commento
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 24/10/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

Lascia un tuo commento

News scelte per te
x

Ultimi commenti

Vodafone promo

giovedì 27 novembre 2014 19:11

  • Archivi