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È tempo di Open Day a scuola

Quale mamma della mia generazione non rimpiange gli anni passati, quando la scuola si decideva solo in base al quartiere in cui abitavi, anzi, non la si decideva affatto, era quella e basta?

Non c’erano Piani dell’Offerta Formativa (i mitici odierni POF,che nessuno si legge mai per intero), non c’erano aule di fisica da visitare con professori che ti illustrano il funzionamento di ogni più piccolo strumento sperando che la loro passione attecchisca almeno sugli adulti, né presentazioni in Power Point di Presidi anziani che sembrano quasi scusarsi della loro impacciataggine con un microfono a filo in mano.

Con questo weekend si è aperta ufficialmente la stagione degli Open Day scolastici, vale a dire la kermesse didattica volta a guidare genitori consapevoli alla scelta più giusta per i loro figli che cambiano istituto, scelta che deve avvenire all’inizio di gennaio.

Questa pratica appare ai miei occhi di mamma che sta vivendo un cambio generazionale dei costumi, un tantino straniera. Un po’ come la festa di Halloween, per intenderci, che qui non ce la filavamo affatto fino a qualche anno fa, ma ora ci muniamo tutti di caramelle “si sa mai che qualche bambino passi e poi rimane deluso se non”.

Ciononostante sono convinta che sia parte, positiva, di un processo culturale e sociale che vuole che genitori e studenti abbiano la possibilità di partecipare in modo attivo a un percorso che giustamente appartiene solo a loro, alle loro inclinazioni, convinzioni, passioni. Senza dubbio, l‘Open Day delle scuole è uno strumento che serve a chiarirsi le idee e, perché no, anche a mettersi in discussione. La libertà di scegliere tra le diverse offerte formative è un bene e non ci deve irrigidire se le scuole si vestono di marketing in questo periodo, si mettono il trucco per farsi belle e cercano di attrarci.

I miei figli sono grandicelli ora e io ho visto parecchi Open Day da farmi una mia ricetta personale per valutare una scuola, oltre le sue presentazioni in Aula Magna.

1. Prima di tutto, in ogni scuola, c’è la Bidella (o il Bidello) Capo. In genere sta in una guardiola all’entrata, o al primo sportello reperibile. La si riconosce subito (se non la si individua subito, la scuola non è un granché): potrebbe anche non essere capo in gerarchia, ma ha un’autorevolezza fuori da ogni dubbio. Deve essere una persona ruvida ma con l’occhio vivace. Una che tra le rughe del volto ha un po’ di sarcasmo, quello a cui non puoi sfuggire dopo tanti anni di incongruenze del sistema scolastico e di storie inventate dagli studenti, ma che dal modo in cui si muove sprizza energia. Se la Bidella Capo ti dà l’impressione di credere in quello che fa, allora con ogni probabilità la scuola in cui hai appena messo piede per la prima volta non è niente male.

2. Mai lasciarsi ingannare dai laboratori di scienze, chimica e lingue. Possono essere dotati degli alambicchi più sofisticati e delle attrezzature più elettroniche, ma se vengono aperti solo per gli Open Day non sono un grande valore aggiunto alla formazione dei nostri ragazzi. Bisogna accertarsi che vengano frequentati normalmente, durante tutto l’anno scolastico. Tra tutti quelli che ho visto io, l’unico che sia mai stato usato dai miei figli è stato quello in cui all’Open Day della relativa scuola due ragazzini si sono bruciacchiati le dita nel tentativo di mostrarci un esperimento. Il laboratorio in sè era un buco, le provette sbeccate e non gli avresti dato una lira.

3. Più che la struttura e le parole dei vari professori che presentano i corsi, io osservo gli studenti che sono stati arruolati per fare accoglienza e illustrare la scuola. La scuola che frequenta mia figlia è un casermone di cemento armato che fa paura ma non mi dimenticherò mai la prima volta che ci sono entrata come mi avesse colpito il modo fluido e scattante in cui si muovevano i ragazzi. A gruppetti o soli, chi con le All Star chi con i capelli a cresta, camminavano spediti, ridacchiavano rispettosi, occupavano lo spazio con un senso.

4. Nel caso non trapeli dai discorsi di Preside e insegnanti, alzare sempre la manina e chiedere se e in che modo la scuola utilizza la rete e le risorse in rete per la didattica o per comunicare con gli studenti. Non credo che sia determinante che a questa domanda ci sia una risposta positiva. Se c’è, ancora meglio, ma teniamo sempre presente che molte scuole non hanno né i mezzi né le risorse per dotarsi e usare estensivamente la tecnologia. In ogni caso, dalle parole scelte per rispondere, si potrà intuire l’atteggiamento di base, la politica della scuola nei confronti dell’uso della tecnologia da parte dei ragazzi e questo, come ho già avuto modo di scrivere, è un aspetto importante per capire se siamo in una scuola aperta ai ragazzi, che vuole crescerli contestualizzandosi o in un’istituzione chiusa che vuole indottrinare.

Infine, dopo l’Open Day, io mi iscrivo sempre alle newsletter delle scuole, una prova del nove per osservare via mail come funzionano realmente, oltre al marketing. La mia preferita in assoluto è quella della scuola di mia figlia. È inviata in automatico a tutti quelli che la richiedono e non fa distinzione tra comunicazioni ai genitori, agli studenti e ai professori. Non di rado perciò ricevo le ramanzine del preside ai docenti, ai quali ricorda che arrivare in orario alle lezioni è un dovere verso gli allievi. Il ché mi è di stimolo ad alzarmi 10 minuti prima la mattina quando accompagno mia figlia.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 21/11/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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