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Speciale start up. Dimostrare la fattibilità di un’idea è meglio che raccontarla

Apriamo con questo articolo la serie di contenuti che nei prossimi giorni verranno pubblicati sul Vodafone Lab in merito a venture capital, start up e neo imprenditori del mondo del web. Ecco una sintesi dei commenti raccolti dalla cerchia ”Vision” della pagina G+ di Vodafone IT.
Interessante il primo spunto che porta alle critiche considerazioni di emanuele tha. Fare venture capital in Italia nel settore IT-media, dice emanuele tha, è particolarmente difficile per una serie di motivi. Il primo è che mancano società in grado di comprare tecnologia o base utenti, ossia traffico, mentre il secondo è che il mercato italiano conta 20/24 ml di utenti online (26,9 milioni secondo l’ultima ricerca Audiweb ndr), con un livello di maturità in navigazione, acquisto e utilizzo della carta di credito molto bassi. A questi due primi punti emanuele tha fa seguire una serie di considerazioni, tra cui il fatto che “la legislazione, per creare una nuova start-up è molto complicata e costosa e la pressione fiscale molto alta”, per poi giungere a una conclusione che vale come consiglio per tutti gli startupper del nostro paese: non bisogna mai partire solo dall’Italia, anche se è la vostra lingua e il vostro paese. Lavorate direttamente in inglese!
Posizione simile è quella di Paola Bonomo, che aggiunge: una volta fatto il prototipo, nella fase di fundraising è utile avere in mente chi potrebbe acquisirla (gli investitori possono avere un orizzonte di medio-lungo ma comunque vogliono capire quale può essere la exit strategy). Quindi meglio pensare da subito la propria start-up per un mercato globale, sapendo che chi ve la acquisterà sarà quasi sicuramente un’azienda israeliana o russa o brasiliana o…

Assodata dunque l’importanza di un orizzonte internazionale per qualsiasi progetto imprenditoriale sul web, un secondo aspetto fondamentale da tenere in considerazione è la concretezza. A ogni “idea” infatti, vanno associati un team che la sappia realizzare, un modello di business che la renda profittevole (almeno nel medio-lungo termine), e un mercato all’interno del quale possa trovare il giusto ”humus”. Come emerso anche nel corso del Kultur Convivio, alla creatività, di cui in Italia certo non lamentiamo la mancanza, dovrebbero corrispondere progetti un po’ più chiari in merito ad applicabilità, prospettive di sviluppo e “scalabilità”. Voliamo pure alto con le idee dunque, ma sempre con i piedi per terra, e per convincere i potenziali investitori lavoriamo più a un prototipo, consiglia Mafe, che a un progetto: dimostrare la fattibilità di un’idea è meglio che raccontarla.


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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 28/11/11 alle ore 12:00 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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