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Mamma, i libri non mi servono più

Come nella migliore tradizione italiana è intorno al tavolo mentre si mangia che in casa mia nascono le discussioni più accese.

“Mamma, i libri di carta non ci saranno più fra qualche anno” mi dice Marta bella serena.
“Ma cosa stai dicendo? Figurati se scompaiono”, ribatto io e in difesa sciorino alcune spiegazioni del tipo:“Dicevano così anche della radio quando è nata la televisione”, “Vuoi mettere il piacere di sfogliare delle pagine? ci sarà sempre qualcuno che lo vorrà provare: il libro non scomparirà, semplicemente le persone potranno scegliere più modi per leggere”, “Tu dici così perché vivi in una famiglia che usa tanto la tecnologia, ma guarda che c’è ancora una gran parte della popolazione per la quale non è così.” Infine, ultima cartuccia: “E come la mettiamo con gli anziani, pensa al nonno che per mandare una mail ci telefona tre volte!”

“Mamma, tu non capisci”. Ecco, prendi una madre (femmina) e un’adolescente (femmina) che le dice “tu non capisci“. In più aggiungi che la madre in questione adora la carta tanto che ancora oggi se deve concentrarsi (o appassioanarsi) tira fuori un foglio bianco e una penna che scorre bene. Vedrai come il sangue comincia a pompare veloce nelle vene.

“Io parlo di fra 20 anni, mamma. Io lo so che non ci sarà più il libro di carta. A cosa servirà? Il libro è solo un’oggetto che contiene una storia. A me interessano le storie, se la storia è bella è bella anche su un e-book. Se è brutta è brutta e basta e sfogliare le pagine non la migliora.”

No, no, no, ditemi che non è mia figlia questo mostro insensibile che mi sta parlando. Quella che fa il liceo classico e che scrive e scrive su almeno tre quaderni in contemporanea (di cui uno so essere il suo diario, gli altri non mi è dato sapere), quella che quando ci siamo trasferiti ha inciso sul muro della sua stanza una poesia di ringraziamento e addio.

Si, è lei. Ed è talmente convinta che mentre io paonazza cerco argomenti, mantiene la calma. Anzi, mi guarda anche un po’ ironica.

D’un tratto mi sento sciocca. Mia figlia mi fa sentire come se il mio attaccamento per i libri di carta sia uno sciocco feticismo tattile e sentimentale.

Non mi capisce. O meglio, non riesco a spiegarmi. D’altronde come posso raccontarle gli anni passati a sfogliare, a cercare sui libri, negli schedari delle biblioteche, a incrociare dati in cerca di informazioni, ad annotare a matita riflessioni sul bordo delle pagine, a leggere e rileggere fino a stropicciare, a trasformare i libri nei miei libri?

I libri li ho dentro nel tessuto della carne. Lei no.

Questo dev’essere il digital divide. È la prima volta che lo sento forte tra me e mia figlia e sì, mi fa un po’ paura.

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 12/12/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • mafe
    di mafe | 14/12/2011 09:39

    Io non penso tu sia feticista, io penso che tu, nel ricordo, attribuisca al tatto un’emozione della mente. Mi spiego meglio: quello che è eccitante è sfogliare, cercare, incrociare dati, annotare, leggere e rileggere. Quello che è irrinunciabile è trasformare una storia, un’informazione, una serie di pensieri nei tuoi pensieri: il libro è stato per te il supporto di queste emozioni, per Marta (ma anche per me che ho la tua età) il supporto è il digitale, che magari non si lascia annotare, ma ti fa volare. Internet è un libro con tutti i libri dentro e nessuno ti impedisce di scarabocchiare i tuoi pensieri dove vuoi (ma anche di continuare a scarabocchiare libri, per un bel po’).

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