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Facebook e quei cattivi risultati a scuola

Tutto quel tempo passato dai ragazzi su Facebook non inciderà negativamente sulla loro resa scolastica?

Il dubbio viene, a leggere alcune ricerche come quella svolta dall’Ohio State University nel 2009, che mostra come gli adolescenti che lo utilizzano abbiano una media di voti più bassa rispetto ai coetanei che non hanno alcuna attività sui social network. I ricercatori raccomandano però cautela prima di sposare logiche del tipo causa-effetto: una correlazione esiste ma forse sono anche altri i fattori incidenti. Ad esempio il fatto che gli adolescenti utenti di Facebook studiano mediamente da 1 a 5 ore alla settimana, mentre i non utenti studiano da 11 a 15 ore alla settimana. Questi ultimi sono quindi meno coinvolti dall’apprendimento scolastico? Semplicemente le loro attività quotidiane extrascolastiche sono diversificate: dallo sport all’ascolto di musica, ai piccoli lavoretti per arrotondare e, sì, anche stare su Facebook ma non come unica ed esclusiva attività.

La correlazione va comunque approfondita. Ad esempio facendosi domande circa il “come” viene utilizzato Facebook, per quali attività, e quali rapporti esistono tra i diversi usi e i voti a scuola.

Su questo versante la recente ricerca sviluppata da Reynold Junco sugli studenti del college sembra chiarire meglio le forme di rapporto tra uso e resa scolastica.

Partiamo dal dato numerico: quasi tutti gli studenti usano Facebook (92%) e durante una giornata ci passano sopra in media 106 minuti; controllano profilo e pagine 6 volte al giorno stando in media connessi al social network per 24 minuti. Ed è vero che esiste una correlazione positiva per cui se passi del tempo su Facebook la resa scolastica è minore, ma in piccola percentuale: solo chi è veramente addicted ha risultati pessimi. E non è invece vero che chi usa Facebook studia meno.

Le differenze rilevate dallo studio di Junco – che potete approfondire nella sua interezza in un articolo scientifico – dipendono in maniera sostanziale dall’aver affrontato Facebook come un ambiente di interazione complesso e approfondendo quali attività vengono fatte online. Le correlazioni maggiori dipendono proprio dai modi di utilizzo. Così scopriamo che chi lo usa solo per aggiornare lo status ha una probabilità più alta di risultati scolastici bassi ma che chi lo usa per relazionarsi con gli amici e condividere contenuti ha mediamente risultati migliori. Facebook può quindi fare anche bene alla scuola.

L’insegnamento che traiamo è, in definitiva, banale, se volete: Facebook non può essere considerato un bene o un male in sé ma in relazione agli specifici usi che ne vengono fatti. Una politica di educazione all’uso, quindi, rappresenterebbe una buona strategia per sviluppare attitudini positive allo studio e alla capacità di pensare. Forse la scuola potrebbe partire da qui, avviando percorsi educativi che tengano conto anche della realtà della Rete e dei social network come una realtà non esterna ad essa ma profondamente integrata ai processi educativi.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 14/12/11 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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