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Cosa sono i beni digitali?

Virtual good (o beni digitali).

Attenzione a questa parola perché porta con sé tutto un mondo (e un modo) nuovo di consumare il gioco e il tempo libero.

E, come sempre succede a noi che apparteniamo alla generazione pre-digital-native, potremmo ignorarla con una alzata di spalle e un risolino, mentre invece è già, e sarà sempre più, una realtà con un significato per i nostri figli (e per l’economia del mercato dell’intrattenimento).

Virtual good significa un oggetto non fisico acquistato per essere usato nel contesto di una community online o di un gioco online/mobile/console. Non ha un valore intrinseco e per definizione è intangibile.

E per “acquistato” intendo proprio “pagato con moneta sonante” o, visto il contesto virtuale, con la carta di credito (reale).

Qualche esempio? Se vuoi farti un nuovo steccato in Farmville, se vuoi un pouf maculato nella tua stanza di Habbo Hotel, se vuoi un nuovo vestito per il tuo avatar che in Second Life ha un appuntamento speciale. O più semplicemente se vuoi l’upgrade al secondo livello di Angry Birds: paghi.
Si tratta in genere di micro-transazioni, questione spesso di pochi centesimi. Che uno sull’altro ammontano ormai, in America, a 7,3 miliardi di dollari di fatturato per l’industria.

E’ una cifra impressionante, per dei beni intangibili. Io personalmente mi son ben scandalizzata, all’inizio.

Tutti noi lavoriamo come muli e sappiamo bene quanto valga ogni euro che gira per casa. Brontoliamo quando i figli non spengono le luci prima di lasciare la stanza, li educhiamo a non lasciare l’ultimo boccone nel piatto o a non giocare con la colla stick a scuola, ché costa un occhio. Non amiamo gli sprechi, e quale spreco più grande c’è di comprare una cosa che non esiste, che sta solo in un mondo virtuale?

Eppure diamo un euro ai nostri bimbi fuori dal supermercato per cavalcare una improbabile ape regina con i cornini azzurri che con movimenti ipnotici va su e giù per poco più di trenta secondi, o per tirare quattro palline al flipper nella terrazza dei bagni della nostra spiaggia preferita. Qualche euro in più per una scatola di Monopoli, con la quale non giochi a costruire steccati ma alberghi in vie più o meno lussuose di una città che non esiste (senza pensare che sia uno spreco).

Cosa compriamo? Compriamo la soddisfazione del loro divertimento, la gioia del gioco, il piacere sacrosanto dello svago. Non ci portiamo a casa l’ape o il flipper, e la scatola del Monopoli la riponiamo nel cassetto anche per mesi, fino alla prossima volta. Compriamo un’emozione e un’esperienza, non una cosa utile come un maglione.

Allora forse è bene che smetta di scandalizzarmi sui virtual good, perché sono solo un modo nuovo di giocare, un luogo nuovo dove giocare.

Perché, a ben pensarci, non vi sembra che Angry Birds assomigli un po’ a un flipper?

lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato lunedì 02/01/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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