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La memoria presente in Rete

Non tutti i nostri figli hanno professori di filosofia al liceo come Renato Pallavidini. Lui è entrato nelle cronache per “istigazione all’odio razziale” su Facebook. Farneticazioni, le sue, di una persona molto probabilmente disturbata che se la prende con ebrei, omosessuali, neri, disabili, femministe ma anche con il sindaco di Torino o il Presidente del Consiglio presente o passato. Farneticazioni che sono state anticipate il 27 gennaio del 2007 dal suo rifiuto di celebrare il giorno della memoria, in quello stesso giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa dirette a Berlino entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia liberando i prigionieri e portando alla visibilità internazionale il genocidio.

«Professor Pallavidini perché lei non ha celebrato il giorno della memoria?». Risposta: «Io non celebro la giornata della memoria perché la considero una legittimazione della politica genocida condotta da Israele nei confronti del popolo palestinese». Segue animata discussione. In cui il professore aggiunge: «L’aggressione israeliana al Libano è un atto criminale e vergognoso. Le milizie di Hezbollah, lungi dall’essere una formazione terrorista, sono invece un esercito partigiano di popolo. E quello che dice il presidente iraniano Ahmadinejad è sacrosanto». «Ma come, professore? – hanno detto due alunni – il presidente iraniano nega persino l’olocausto». E lui, almeno stando al racconto degli studenti: «Voi non potete capire come sono veramente le cose perché siete stati plagiati».

Esiste una parola per definire questo atteggiamento: negazionismo. C’è anche una pagina su Facebook in italiano che rimanda ad approfondimenti su wikipedia. Ha pochissimi like, 69. Va un po’ meglio al gruppo Facebook “Il giorno della memoria non va dimenticato mai!” con quasi 3000 membri, attivo quando la commemorazione si avvicina. Ma cercando meglio si moltiplicano gruppi ed eventi dedicati che danno appuntamenti e raccontano iniziative. Perché non sempre il web deve solo raccogliere like e consensi e una giornata come questa viene raccontata e vissuta da tutti quei singoli e piccoli gruppi che, cumulativamente, rendono visibili la loro sensibilità senza troppo bisogno di urlarla.

Forse cose come questa devono passare anche altrove: la loro viralità comincia dal quotidiano. L’ho sentito nel racconto che mia figlia mi ha fatto di un libro che ha letto per la scuola durante le vacanze di Natale: “Se questo è un uomo”. È la semplice e dolorosa testimonianza che Primo Levi ha scritto sulla sua esperienza di prigionia nel campo di concentramento. Bastava vedere i suoi occhi mentre mi raccontava i passaggi che l’avevano colpita o ragionare sulle risposte che Levi ha scritto a quelle domande che continuamente gli facevano quando presentava nelle scuole il libro, così costanti nelle diverse presentazioni, che c’era stato bisogno di fissarle: “Perché non siete fuggiti?”, “Perché non vi siete ribellati?”, “Perché non vi siete sottratti alla cattura prima?”. Parti da qui, dalle esperienze che fai nel quotidiano e scopri allora come sul web gli stessi pensieri e inquietudini li hanno anche altri, ragazzi come lei o insegnanti che condividono quello che fanno con la propria classe, come Gabriella. Oppure leggi, sempre in Rete, quello che Primo Levi pensava sul negare l’Olocausto:

Conosciamo bene certi meccanismi mentali: la colpa è fastidiosa, o almeno scomoda; in tempi ormai lontani, in Italia e in Francia, era anche pericolosa. Si incomincia col negarla in giudizio; la si nega per decenni, in pubblico, poi in privato, poi davanti a se stessi: ecco, l’incantesimo è riuscito, il nero è diventato bianco, il torto diritto, i morti non sono morti, non c’è nessun assassino, la colpa non c’è più, anzi, non c’è mai stata. Non solo io non ho commesso il fatto, ma il fatto stesso non sussiste.

E il cerchio tra online e offline si chiude.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 25/01/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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