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Quando la scuola morde la Mela: l’evoluzione educational raccontata da Apple

Apple ha recentemente presentato un racconto su come il mondo si trasformerà, una narrazione che ha a che fare con il sistema educativo e con la centralità della Mela di Cupertino come motore del cambiamento. Gli assi attorno ai quali si sviluppa sono tre: libri di testo digitali per iPad, un sistema di produzione di ebook attraverso Mac chiamato iBooks Author e la trasformazione della piattaforma universitaria iTunesU in un ambiente di creazione di classi/corsi online attraverso iPad.

Ad aderire a questa narrazione sono stati da subito in molti: 90.000 i download di iBooks Author e 350.000 libri di testo scaricati in tre giornidati forniti da Global Equities Research che si occupa di monitorare l’operazione. Anche se occorre tenere conto dei libri gratuiti o di quelli in prova per la visione, si tratta di volumi impressionanti. Sono impressionanti innanzitutto culturalmente, prima che economicamente: il fatto che in così tanti si siano precipitati a scaricare sul proprio iPad libri di geometria o scienze, di storia o biologia oppure che abbiano installato nel Mac una app per “Beautiful Multi-Touch textbooks” è un piccolo indicatore del fatto che siamo pronti a ripensare le forme di produzione, distribuzione e consumo del sapere attraverso le prospettive che l’innovazione digitale, messa in narrazione da Apple, sta presentando.

In questo racconto gli editori trovano un mercato nuovo e gli utenti, studenti e docenti, un contesto di apprendimento mutato.

Si tratta di una diversità, dice la narrazione, rispetto a ciò che c’era prima che si consoliderà sul lato utente (studenti e insegnanti) nell’entusiasmo per l’innovazione tecnologica portata dagli strumenti eReader, che consentono, dal punto di vista della forma, meccanismi di condivisione, di fruizione e di elaborazione nuovi: modalità di studio tutte da esplorare tra possibilità di annotazione e, magari, di sharing delle stesse, in un’ottica di apprendimento condiviso e diffuso. Dal punto di vista dei contenuti, grazie alle possibilità di integrazione della scrittura e della multimedialità, si prospetta poi una condizione editoriale per cui non saremo vincolati a una iperselezione di immagini a causa di costi di riproduzione, stampa, ecc. e ci troveremo di fronte a produzioni del sapere che possono sfruttare, nell’impaginazione digitale, le convergenze mediali e, quindi, diverse tattiche di apprendimento. Senza dimenticare la dimensione dei costi che viene raccontata nella comparazione con il libro di testo tradizionale. La formula iBook spezzerebbe infatti la catena di intermediazione editore-distributore-grossista-rivenditore: l’editore tramite iTunes può vendere direttamente allo studente anche in modalità “affitto” per un solo anno. Vi è mai capitato di avere un figlio che rivende nell’usato i libri dell’anno prima? Qui niente usato: paghi per l’uso che ne fai. Ha valore simbolico, se volete – mica rivendono la “tua” copia che gli torna indietro – eppure ci insegna a misurare il valore “di consumo” culturale introducendo la variabile temporale di accesso piuttosto che quella di possesso. Oppure il libro di testo lo può comprare la scuola, con impegno di adozione per cinque anni e ulteriore possibilità di sconto. Il fatto che in tutto questo la piattaforma iTunes sia il nuovo luogo di intermediazione non è così trasparente nel racconto dominante.

Però facendo due conti ci accorgiamo che un libro, diciamo di chimica, delle scuole superiori che oggi acquistiamo a 29 euro (magari con espansione online per esercizi e approfondimenti) potrebbe essere venduto a una cifra che si aggira sui 5,99 euro. L’abbattimento dei costi dipende anche dal fatto che le esperienze svolte finora, ad esempio dalla McGraw-Hill, raccontano di come il costo di produzione complessivo di un volume possa essere abbattuto dell’80%.

Detto questo vale la pena riflettere un po’ più a fondo sui limiti di un progetto di rivoluzione del libro e del sapere targato Apple. O se volete cercare anche le contro narrazioni, i punti di vista che rivelano non solo le luci ma anche le possibili ombre, anche perché a noi – genitori, studenti, insegnanti ma anche editori, librai, ecc. – non interessa il lieto fine ma, piuttosto, capire il rapporto tra mezzi e fini.

Scopriamo così che si tratta di una narrazione dominante costruita su una posizione elitaria e proprietaria –devi possedere un “aggeggio” Apple sia per leggere che per produrre libri di testo – e che la disintermediazione è sostituita da una neo intermediazione iTunescentrica – i libri si possono vendere solo su iTunes e il 30% del ricavato resta a Cupertino (trovate un’ottima sintesi del dibattito in questo articolo). Se l’apprendimento cui aspiriamo è aperto, fatto di condivisione, di personalizzazione dei percorsi dello studente e di integrazione di contenuti sparsi in Rete e collegabili – l’idea di testo sarebbe sostituita da quella di flussi diversi adatti alle diversità dei singoli – allora la narrazione di Apple rischia di diventare solo un racconto su come cambiano i testi tradizionali con il digitale e deve trovare una sua strada che non faccia innalzare alla scuola un nuovo recinto, seppure digitale.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

 

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 01/02/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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