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Storie di ordinaria (in)dipendenza dal web

C’è un racconto che facciamo spesso come uomini moderni e che dice che siamo troppo dipendenti dalle tecnologie che usiamo. Ce ne accorgiamo nei momenti di obbligata privazione, momenti a cui si associa sempre lo stupore del riappropriarsi di tempi, spazi e  modi di vita a cui non siamo più abituati.

Capita con le Domeniche ecologiche in cui non possiamo utilizzare l’automobile e ci riappropriamo della lentezza, del piacere di muoverci nel paesaggio a piedi o in bicicletta. Oppure quando dobbiamo riparare un televisore e riscopriamo il piacere della lettura la sera o delle piccole attività che riempiono il tempo libero, senza intrattenimento o informazione audiovisiva.

È un racconto che funziona perché poi il lunedì riprendiamo l’automobile per andare al lavoro o il televisore torna in tempo per vedere la partita di Champions League. Possiamo vivere cioè l’effetto nostalgia per tempi meno tecnologici ma solo perché rappresentano una parentesi rispetto alla normalità del vivere quotidiano, sono un’eccezione. Un po’ come il fascino che esercita per noi una giornata di nevicata in città e che imbianca le superfici che siamo abituati a vedere ogni giorno mostrandone una nuova prospettiva. I quotidiani si riempiono di fotografie e resoconti semi poetici. Ma se continua, al senso di quiete e bellezza subentra il disagio e i quotidiani cominciano a raccontare la tragedia umana che ne consegue: automobilisti prigionieri sul raccordo anulare, zone d’Italia senza riscaldamento, ecc.

È un racconto che funziona perché ha il fascino di una ucronia, una di quelle novelle di fantascienza in cui ci troviamo in un mondo perfettamente uguale al nostro ma in cui un dettaglio è differente, un evento storico si è realizzato diversamente: cosa sarebbe successo se i nazisti avessero vinto la guerra (come nel romanzo di Philip K. Dick “La svastica sul sole”)? Oppure: cosa capiterebbe se non avessimo Internet?

Il fascino per le ucronie da assenza di connessione al web e il loro racconto sembra averci preso.

Così troviamo Beppe Severgnini che su mandato del Corriere della Sera ha creato una sua ucronia personale: un esperimento di sconnessione totale da Internet per una settimana a caccia della nostra dipendenza. Come possiamo leggere nella ricostruzione del suo diario esce sì l’immagine di una dipendenza: quella dalle abitudini legate al lavoro quotidiano. Il controllo delle email, la ricerca di informazioni su Google, la lettura dei quotidiani online.

“Lavorare è più difficile. Devo cercare il curriculum di un interlocutore: non posso, Wikipedia e Linkedin stanno in Rete. Devo scrivere il nome esatto di una cittadina americana, in vista di un viaggio negli Usa: di solito queste cose le cerco su Google, ma Google è off-limits”.

Tutto rimediato attraverso telefonate e sms, fax e vocabolari, come negli anni ’90. Ma le nostre abitudini sono mutate e l’indisponibilità di connessione ci rende più frustrati. La nostra dipendenza dalla comunicazione ha assunto oggi una forma in cui la connessione Internet è un traguardo evolutivo ineliminabile. Siamo dipendenti dalla nostra evoluzione bio-cognitiva, come quando ci è capitato con la ruota o con la scrittura. Quello che resta è pensare al nostro essere connessi con un po’ più di consapevolezza e considerare Internet strumentalmente come una possibilità nelle nostre vite.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo

 

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 22/02/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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