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Non ci sono più gli studenti di una volta?

Quando si discute del rapporto tra scuola e web ricorre spesso un equivoco che porta a dipingere i docenti come vittime delle angherie informatiche dei nativi digitali. Mi capita spesso di assistere a discussioni tra colleghi (insegno filosofia e storia in un liceo scientifico) che traducono in “Tanto ormai qualsiasi compito assegni loro lo scaricano da internet” il sempiterno “Non ci sono più gli studenti di una volta”.

Credo però che si tratti di un luogo comune. Innanzitutto, inesorabilmente seppur lentamente il corpo docente italiano va svecchiandosi, anagraficamente e informaticamente. Certamente il dato anagrafico non ha valore assoluto, ma va anche osservato che il Ministero negli ultimi due decenni ha investito molto sull’educazione informatica dei docenti.

Inoltre, “nativi digitali” significa spesso qualcosa di molto diverso da ciò che si immagina: capita spesso di avere a che fare con studenti ingenui e sprovveduti più dei loro insegnanti per quanto concerne la capacità di orientarsi in rete, raccogliere informazioni utili e anche fare i furbi a danno dell’insegnante stesso.

Io assegno frequentemente ai miei studenti compiti, relazioni o saggi da svolgere autonomamente. Ovviamente, consiglio loro di svolgere ricerche anche in rete e non solo su documenti e manuali cartacei. Nonostante io spieghi sempre preventivamente che non voglio ricevere una serie di copia/incolla, talvolta ciò che ottengo è proprio quello, oltretutto spesso eseguito maldestramente. Per farvi capire che cosa intendo osservate l’immagine qua sotto:

È lo screenshot della pagina di un compito che ho ricevuto da un mio studente del quinto anno di liceo. Ho evidenziato in rosso uno degli hyperlink che l’“autore” ha copiato e incollato senza avvedersi minimamente del fatto che traccia del link sarebbe rimasta incorporata nel testo che avrei ricevuto. E non si tratta di un caso isolato. Gli studenti attingono da Wikipedia, perlopiù, che evidentemente molti di loro immaginano essere un deposito di informazioni esclusivo e segretissimo, scoperto da pochi iniziati.

Inoltre, capita spesso che gli studenti mostrino di non essere ancora in grado di distinguere contenitore e contenuto, autore di una citazione e sito internet che la ospita, né di selezionare una fonte attendibile tra pagine del tutto inadatte a fornire materiali di adeguato valore storiografico e scientifico.

Che cosa significa tutto ciò? Che strategie educative e formative se ne devono ricavare? È un tema centrale nell’attuale discussione sulla scuola e io credo che quanto ho descritto indichi come la scuola debba ripensare a fondo il rapporto con i nativi digitali e con la loro educazione al mezzo informatico. Orientarsi in rete non è, infatti, solo un problema tecnico, bensì culturale. Il problema fondamentale non è più, come forse era un paio di decenni fa, procedere a un’alfabetizzazione informatica intesa come introduzione all’utilizzo dell’hardware e del software più diffuso (cosa sulla quale la scuola italiana è sempre stata piuttosto carente, non fosse altro che per un cronico ritardo nella dotazione informatica per ragioni economiche, e sulla quale i nativi digitali sono già mediamente un passo avanti rispetto a qualsiasi progetto e programma la scuola possa istituire), quanto piuttosto educare a una sorta di “cittadinanza della rete” intesa in senso ampio. Per limitarci ai temi più strettamente connessi alla scuola e all’istruzione: come distinguere un buon sito da uno che contiene informazioni discutibili, come valutare l’autorevolezza di una fonte, come raccogliere da più fonti un’informazione completa sono questioni che, dopotutto, restano invariate al mutare del supporto tramite il quale il contenuto viene veicolato. Su ciò la scuola e le competenze specifiche dei docenti credo abbiano molto da dare alla generazione dei nativi digitali.

Marco Beccaria è uno degli ospiti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 29/02/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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