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Professori, alunni e cortili 2.0

Il gioco della campanaProf mi aiuta un attimo?
Passavo per caso in quella classe, un’alunna mi allunga il suo smartphone nuovo. Serve la risposta a una domanda difficile del test che stavano svolgendo, incurante dell’espresso divieto da circolare ministeriale e del buon senso che non ti fa chiedere aiuto proprio a un’altra prof della scuola, neppure a quella giovane, tecnologica e amica. “Prof, il telefonino è nuovo… dove si cerca su Google che non l’ho capito e sto perdendo un sacco di tempo?

Nativi digitali o ingenui digitali? Sicuramente non sono davvero più gli alunni di una volta.

Sono solo ragazzi e ragazze a cui le tecnologie son state date in regalo, precocemente, spesso senza che un adulto si sia posto la domanda “Cosa ci potrà mai fare?”

Loro con computer, netbook, smartphone, tablet ecc. continuano a fare quello che fanno di solito: i messaggini, Facebook, la chat di Facebook (MSN caduto praticamente nel dimenticatoio), la musica, i video, Youtube, le foto e i filmati per scherzare, poco altro.

Chiedete agli alunni di usare internet per qualcosa di cognitivamente più impegnativo del copiare e incollare il primo risultato di ricerca trovato su Wikipedia, di rielaborare un contenuto, di ricavarci magari slide da presentare, di commentare con le loro riflessioni personali un articolo o un post su un blog interessante, di consegnare un compito inviandolo allegato ad una mail, di trovare risorse e link per approfondire quanto si fa in classe ecc. Qui casca il nativo digitale ed entra in gioco il docente 2.0 capace di piegare le tecnologie alla didattica e di usarle per migliorare tutto ciò che va sotto il nome di “insegnamento e apprendimento”.

Competenze che i docenti italiani, vi assicuro, da qualche anno stanno provando ad acquisire. Le LIM (lavagne interattive multimediali) sono diffuse. Se ne trova una in quasi tutte le scuole italiane, al Sud più che al Nord e la formazione docenti è già in atto. Qualcuno ha sperimentato e-book e libri di testo digitali e multimediali. Ora sono diventati obbligatori per tutti. Ci sono istituti scolastici in cui da un paio di anni si studia con i tablet (da Bergamo a Brindisi, per citare qualche esempio concreto). Molto si muove, molto resta da fare.

Un’alunna della mia scuola ha rischiato di finire dal preside per uso non autorizzato del telefonino durante l’ora di Italiano con relative conseguenze e provvedimenti disciplinari. Volete sapere cosa stava facendo realmente? Non aveva il libro, allora ha pensato di seguire la lettura dei versi della Divina Commedia sull’e-book che aveva nello smartphone.
È toccato a me spiegare al collega che la ragazza stava facendo esattamente quello che doveva fare in quel momento (cioè seguire la lezione, per quanto strano potesse apparire) e all’alunna che si deve chiedere l’autorizzazione preventiva al prof per leggere l’e-book al posto del libro di testo, altrimenti sta facendo qualcosa di espressamente vietato e, purtroppo, punibile.

È toccato sempre a me, dopo una scazzottata di pugni reali a seguito di scherzo virtuale (alunno A che posta video su Youtube/Facebook di baci tra alunno B e la sua ex ragazza, per far ridere la classe) aiutare entrambi a chiarire e cancellare da internet lo scherzo e relativi contenuti, prima che si prendessero provvedimenti disciplinari. Il vero problema era “Come eliminare definitivamente il video da Facebook e da Youtube” (eh già, ingenui digitali, mica lo sapevano). I fatti personali li avevano abbondantemente chiariti.

Poi, in classe, abbiamo parlato della reputazione digitale, del fatto che i social non sono un mondo a parte su cui possono fare quello che vogliono, che gli scherzi di questo tipo hanno conseguenze che la rete amplifica, che su foto e video possono impostare la privacy e far vedere solo a chi vogliono le loro cose ecc.

Ecco, mi auguro che i pochi professori in grado di fronteggiare questi argomenti a 360° con gli studenti aumentino sempre più. C’è apertura ed interesse nella scuola, a vari livelli, a comprendere cosa facciano tutto il giorno questi ragazzi connessi sui social network. Per comprendere bisogna osservare, utilizzare, partecipare. Ben venga l’ingresso massiccio di genitori e prof almeno su Facebook che si è avuto negli ultimi 2 anni: finalmente sappiamo tutti di cosa si parla proprio perché lo usiamo davvero.

Mi trovo spesso a spiegare questo mondo dei social network e degli strumenti del web 2.0. Come si usano, come li usano gli adolescenti, cosa ci si può realmente fare, come funzionano, le questioni relative alla privacy, l’uso e l’abuso, la prevenzione, la consapevolezza di abitare spazi pubblici, del valore dei contenuti postati in rete, dell’identità e della reputazione digitale ecc. Soprattutto le potenzialità, la partecipazione attiva, le nuove competenze da acquisire, la voglia di sperimentare, di provare, di parlare la stessa lingua ecc.

Un po’ come diceva Don Bosco, una volta, quando consigliava agli educatori di scendere in cortile, tirar su le maniche della camicia e mettersi a giocare a pallone con loro, per conoscerli realmente. Oggi il cortile sono le tecnologie disponibili e i social network, gli adulti con responsabilità educativa non possono non tenere conto.

Catepol è uno degli ospiti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 08/03/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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